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  • venerdì 15 Novembre 2013

Filippine, una settimana dopo

Il numero ufficiale dei morti si avvicina a 4mila: le ultime notizie e le fotografie di oggi

Venerdì 15 novembre il governo filippino ha aggiornato il conteggio delle persone morte a causa di Haiyan, il tifone che ha portato sul paese piogge abbondanti e venti molto forti alla fine della scorsa settimana: i morti accertati sono 3.621 e le persone ferite 12.487. Il governo ha anche rivisto, di molto, la stima dei dispersi. Dopo avere parlato per giorni di poche decine di persone, ora il bollettino giornaliero riferisce che i dispersi sono almeno 1.179.

Il tifone ha interessato oltre nove milioni di persone e ha danneggiato oltre 270mila abitazioni. Il governo stima che ci siano 1,9 milioni di sfollati e che solo 400mila di questi abbiano trovato rifugio e soccorso nei centri di accoglienza, governativi o allestiti in collaborazione con la Croce Rossa. Ci sono quindi un milione e mezzo di persone rimaste senza casa e senza un riparo. Soprattutto nelle province di Samar e Leyte, dove maggiore è stata la distruzione, ci sono decine di migliaia di persone che da giorni vivono tra le macerie delle case e delle loro baracche distrutte dal vento, e lungo le zone costiere dalle onde anomale che hanno raggiunto i 15 metri di altezza.

Dalla portaerei statunitense George Washington, arrivata nelle scorse ore, sono partiti gli elicotteri per le operazioni di soccorso e aiuto nelle zone più interessate dal tifone. A Tacloban, città della provincia di Leyte quasi totalmente distrutta, sono stati trasportati per via aerea acqua e cibo per le decine di migliaia di persone che da giorni non ricevevano aiuti. Gli Stati Uniti hanno messo a disposizione diverse altre navi di sostegno alla George Washington, altre navi sono state inviate dal Regno Unito ed è previsto l’arrivo di aiuti anche dal Giappone. L’Unione Europea ha stanziato 11 milioni di dollari per gli aiuti, gli Stati Uniti 20 milioni e il Giappone 50 milioni. La Corea del Sud ha stanziato 5 milioni di dollari e ha messo a disposizione personale medico, mentre l’Indonesia partecipa con l’invio di mezzi, cibo, generatori di corrente elettrica e medicinali.