• Scienza
  • mercoledì 13 novembre 2013

Un nuovo legamento nel ginocchio

O meglio, era sempre stato lì ma non ce ne eravamo mai accorti: conoscerlo può spiegare molte cose sugli infortuni al crociato

Nel numero di ottobre 2013 della rivista scientifica Journal of Anatomy alcuni medici dell’ospedale universitario di Lovanio, in Belgio, hanno annunciato l’identificazione di un nuovo legamento del ginocchio. La scoperta, come spiega il blog Well del New York Times, «dovrebbe migliorare la nostra comprensione del funzionamento del ginocchio e del perché alcune operazioni chirurgiche non danno l’effetto desiderato, oltre a sottolineare la complessità che continua a lasciare stupefatti dell’anatomia umana».

Molti hanno avuto problemi alle ginocchia almeno una volta nella vita e gli infortuni al ginocchio sono frequenti tra gli atleti di quasi tutti gli sport. Nonostante l’attenzione e gli anni di pratica dedicati al ginocchio, i ricercatori belgi hanno scoperto che c’era ancora qualcosa che non era stato identificato con precisione e che non compariva nei manuali di anatomia.

In realtà, gli stessi autori dello studio scientifico notano che nel 1879 un chirurgo francese di nome Paul Segond aveva descritto una “banda fibrosa resistente e perlacea” che collegava il femore alla tibia e che doveva servire, nell’idea di Segond, a rendere più stabile la zona esterna del ginocchio. Per molto tempo, però, l’osservazione di Segond era stata ignorata o dimenticata.

Il ginocchio è molto complesso e per assicurare movimenti fluidi si serve di una serie di ossa, legamenti (che connettono tra loro le ossa), tendini (che connettono tra loro i muscoli) e cartilagini. Quattro legamenti del ginocchio sono molto evidenti: il crociato anteriore (LCA), il crociato posteriore (LCP), il collaterale mediale o interno (LCM) e il collaterale laterale o esterno (LCL). Alcuni anni fa, i medici dell’ospedale universitario di Lovanio cominciarono a studiare i pazienti a cui il crociato anteriore era stato ricostruito chirurgicamente ma che continuavano ad avere problemi: il ginocchio restava “fragile” e a volte cedeva durante i movimenti dei pazienti nonostante il legamento riparato fosse apparentemente sano.

La lesione al crociato anteriore è frequente negli sportivi che compiono movimenti che fanno perno sul ginocchio, come i giocatori di basket, gli sciatori o i calciatori: nonostante i miglioramenti della chirurgia, il 10-20 per cento degli operati non riusciva a riprendersi del tutto dall’infortunio.

Il dottor Steven Claes e il dottor Johann Bellemans, due chirurghi ortopedici, cominciarono a pensare allora che i problemi dei pazienti potessero derivare dalla presenza di un altro legamento ancora non identificato con precisione. Questa parte anatomica veniva danneggiata insieme al crociato anteriore, ma nelle cure successive, visto che non si era consapevoli della sua esistenza, non veniva riparato, causando così l’instabilità del ginocchio.

ginocchio-all

Per trovare il legamento gli autori dello studio insieme ad alcuni collaboratori hanno sezionato con attenzione 41 ginocchia ottenute da cadaveri umani. Alla fine in 40 di questi hanno trovato una stretta striscia di tessuto chiaramente distinta dalle altre parti vicine. Molti chirurghi conoscevano per esperienza che in quella zona sembrava esserci qualcosa in più del previsto, ma tendevano a considerarlo la continuazione di qualche altro tessuto, come la vicina banda ileotibiale: quella parte anatomica cominciò a ricomparire qua e là nella letteratura scientifica nel corso degli anni Settanta, venendo chiamata in molti modi diversi. Gli autori dello studio hanno chiarito che è un legamento distinto, della lunghezza di pochi centimetri, che collega anch’esso la tibia e il femore. Dato che si trova nella zona esterna e frontale del ginocchio, gli autori dello studio l’hanno chiamata “legamento anterolaterale” o ALL.

Molti chirurghi non coinvolti nello studio sono d’accordo nel dire che si tratta di una scoperta importante, che fa chiarezza in quello che si trova in una zona del ginocchio su cui finora c’era qualche incertezza. Gli autori dello studio sono i primi a dire che rimane ancora molto lavoro da fare per comprendere il preciso ruolo dell’ALL nel funzionamento biomeccanico del ginocchio e per elaborare modi di intervento chirurgico o di altro tipo nel caso di una sua lesione. L’unico caso su 41 in cui non è stato ritrovato potrebbe essere particolarmente utile: è possibile, spiegano i medici, che l’ALL si fosse rotto e poi fosse lentamente scomparso. Una delle questioni più importanti che solleva la scoperta è che lo stesso accada anche nelle persone che danneggiano l’ALL insieme al crociato anteriore, ma poi non curino il primo. Circa l’80 per cento delle persone con un crociato anteriore danneggiato, sembrano dire le prime verifiche degli autori dello studio, hanno una lesione anche nell’ALL.

Bellemans, uno degli autori dello studio, ha spiegato che finora il legamento era rimasto sconosciuto perché si trova in una zona del ginocchio che di solito non viene vista dai chirurghi durante le operazioni.

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