Bill de Blasio ha vinto a New York

E sarà il nuovo sindaco, il primo democratico dopo 20 anni; inoltre Christie ha stravinto in New Jersey e il Colorado ha deciso di tassare la marijuana

di Francesco Costa – @francescocosta

Martedì 5 novembre – il primo martedì di novembre, come da vecchia consuetudine – negli Stati Uniti si sono tenute diverse importanti elezioni e referendum locali. I risultati più significativi sono due ed erano entrambi attesi. A New York il democratico Bill de Blasio è stato eletto sindaco a larghissima maggioranza, diventando così il primo sindaco espresso dai democratici dal 1993 in una delle città più liberal degli Stati Uniti. Nel New Jersey, invece, il moderato Chris Christie ha ottenuto una facile rielezione, confermandosi come il politico repubblicano meglio posizionato in vista delle elezioni presidenziali del 2016. Ma ci sono stati anche altri voti significativi.

New York
Il democratico Bill de Blasio sarà il nuovo sindaco della città: ha ottenuto il 73,6 per cento dei voti contro il 24 per cento del suo sfidante repubblicano, Joe Lhota. È la più larga vittoria per un candidato sindaco a New York dal 1985, quando il leggendario Ed Koch vinse con 68 punti percentuali di vantaggio. Bill de Blasio succede a Michael Bloomberg, ex repubblicano poi diventato indipendente, che è stato sindaco per tre mandati, è tuttora piuttosto popolare in città e a queste elezioni aveva deciso di non sostenere nessun candidato.

De Blasio ha 52 anni e alle primarie del suo partito era considerato uno dei due candidati più di sinistra: la sua vittoria non era in discussione ma l’ampiezza del suo vantaggio gli concederà quel mandato forte di cui diceva di avere bisogno per portare avanti le riforme promesse. De Blasio fin qui era il difensore civico di New York, carica che esiste più o meno anche in Italia, e assieme a Christine Quinn era considerato il candidato più a sinistra delle primarie democratiche: in campagna elettorale ha insistito sul fatto che New York fosse una città spaccata tra ricchi e poveri, ha difeso il sistema scolastico pubblico e ha proposto, fra le altre cose, nuove tasse sui ricchi per finanziare gli asili. Ha anche una famiglia notevole, che ha “usato” in campagna elettorale per avvicinare un elettorato eterogeneo e variegato: sua moglie è nera, è bisessuale ed è una poetessa e attivista politica; i suoi figli si chiamano Chiara e Dante (de Blasio ha origini campane e se la cava benissimo con l’italiano) e quest’ultimo, 15 anni, ha una pettinatura afro di cui è si discusso molto ed è definito “carismatico” dalla stampa (è piaciuto molto anche a Jon Stewart).

New Jersey
Il repubblicano Chris Christie ha ottenuto la rielezione a governatore con il 60,5 per cento dei voti, sconfiggendo la democratica Barbara Buono che si è fermata al 38 per cento. Era un risultato atteso, ma comunque molto significativo: Christie è considerato il politico repubblicano meglio posizionato in vista delle presidenziali del 2016 ed è un repubblicano atipico, diverso da quelli andati forte negli ultimi anni. Pragmatico e non ideologico, è considerato un moderato: detesta i tea party (sentimento ricambiato), ha difeso Obama in alcune circostanze, è in grado di attrarre i voti degli elettori indipendenti e anche alcuni democratici (il New Jersey è uno stato tradizionalmente di centrosinistra).

Alle ultime elezioni – presidenziali e legislative – i repubblicani hanno faticato moltissimo a ottenere i voti delle donne e delle minoranze etniche. Christie invece secondo gli exit poll ha ottenuto i voti della maggioranza delle donne, un voto su cinque tra i neri (per i repubblicani è moltissimo), la metà dei voti dei latinoamericani e addirittura un terzo dei voti di chi si definisce democratico. Durante il discorso con cui ha celebrato la sua vittoria, Christie ha più volte criticato Washington e il Congresso come simboli della politica che non funziona.

Virginia
Il candidato democratico Terry McAuliffe è stato eletto governatore con il 48 per cento dei voti, contro il 45,5 per cento del repubblicano Kevin Cuccinelli. È una notizia per due ragioni: la prima è che McAuliffe, favorevole alle restrizioni sulle armi, ai matrimoni gay e alla libertà di scelta sull’aborto, ha vinto in uno stato considerato fino a pochi anni fa una roccaforte dei repubblicani; la seconda è che McAuliffe è un superclintoniano, è stato alleato e stretto collaboratore sia di Bill sia di Hillary Clinton e la sua vittoria è vista come un segnale di salute – soprattutto per la montagna di soldi raccolti in campagna elettorale – degli stessi ambienti politici che lavorano per una candidatura di Hillary Clinton alla Casa Bianca nel 2016.

Detroit
Gli elettori hanno scelto Mike Duggan come nuovo sindaco di Detroit, il primo sindaco bianco in quarant’anni (a Detroit l’83 per cento dei cittadini è nero). Duggan è democratico e ha sconfitto un altro democratico, Benny Napoleon, distanziandolo di circa 10 punti percentuali. Detroit è in grande difficoltà finanziaria e quest’estate ha dichiarato fallimento: Duggan ha contestato il commissariamento economico della città da parte dello stato e ha sostenuto di poter mettere in sicurezza le sue finanze come ha atto con quelle del Detroit Medical Center, l’ospedale che ha diretto per dieci anni e che ha salvato grazie a una gestione particolarmente oculata.

Le elezioni suppletive in Alabama
Una delle elezioni più interessanti di questa tornata si è tenuta tutta all’interno del partito repubblicano. Si votava per le primarie repubblicane in un collegio dell’Alabama, per scegliere il candidato allo scopo di rimpiazzare il deputato Jo Bonner, in carica dal 1965, andato in pensione. Il candidato dei repubblicani il 17 dicembre sfiderà il democratico Burton LeFlore, ma il loro vantaggio nello stato è tale che secondo gli osservatori la vera elezione per il Congresso si è tenuta ieri. Ha vinto Bradley Byrne, avvocato, ex senatore statale, moderato; ha sconfitto Dean Young, sostenuto dai tea party e dalla parte più estremista dei repubblicani. Byrne ha ottenuto il sostegno di molti imprenditori e di una larga parte dell’establishment repubblicano, confermando la storica debolezza elettorale dei tea party. Il suo sfidante, Young, non lo ha chiamato dopo la sconfitta e anzi ha detto che non intende votare per lui a dicembre.

Nella prossima pagina: il referendum sui casinò a New York, quello sulla marijuana in Colorado, quelli sul fracking e uno interessante sulla scuola. Più un bonus.

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