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  • mercoledì 30 Ottobre 2013

Cinque arresti per l’attacco in piazza Tiananmen

Lo hanno comunicato tv e stampa ufficiale cinesi definendo per la prima volta l'incidente di lunedì un "attacco terroristico"

La televisione di Stato cinese CCTV ha annunciato che la polizia ha arrestato 5 persone sospettate di essere responsabili di quello che, per la prima volta, è anche stato definito un “attacco terroristico”: la notizia è stata confermata dall’agenzia di stampa ufficiale Xinhua. Lunedì 28 ottobre un’auto si era lanciata contro la folla in piazza Tiananmen, a Pechino prendendo fuoco all’entrata della Città Proibita, un tempo palazzo imperiale della dinastia Ming e ora sede del Palace Museum. L’incidente aveva provocato la morte di 5 persone: tre si trovavano all’interno della macchina, mentre le altre due erano turisti che passeggiavano nella piazza (una donna filippina e un uomo proveniente dalla provincia meridionale cinese del Guangdong). Altre 38 persone erano rimaste ferite.

Per diverse ore il fatto era stato definito un semplice “incidente”: il giorno dopo la stampa occidentale aveva iniziato a parlare di un possibile attentato suicida. L’ipotesi era stata confermata anche da alcune fonti cinesi Reuters e ora è citata anche dai media ufficiali del paese che prima si erano dedicati a una estesa censura sull’accaduto. Cctv, citando la polizia cinese, ha anche comunicato che le tre persone che si trovavano in auto sono state identificate e che facevano parte della stessa famiglia. La notizia e i nomi delle persone coinvolte sembra avvalorare la tesi di un attentato uiguro.

Poco dopo l’incidente la polizia cinese aveva isolato la zona e diramato un avviso agli hotel di Pechino, cercando informazioni su persone di etnia uigura provenienti dalla provincia cinese dello Xinjiang, nella Cina occidentale. Gli uiguri discendono da tribù nomadi diventate sedentarie nel corso del tempo. Rappresentano una minoranza etnica originaria dello Xinjiang, una regione cinese a maggioranza musulmana turcofona – una particolarità della Cina, visto che circa il 91 per cento della popolazione cinese è di etnia han – in cui da molti anni sono frequenti proteste contro il regime centrale di Pechino e dove quest’anno decine di persone sono state uccise in scontri tra le forze di sicurezza e militantiGli uiguri non accettano la presenza dei cinesi han nella regione e denunciano da tempo le repressioni e le discriminazioni subite per mano del governo di Pechino. Come hanno osservato alcuni esperti, c’è il rischio che il governo usi questo incidente come pretesto per aumentare ancora di più la repressione nello Xinjiang, e questo spiegherebbe anche il cambiamento di atteggiamento rispetto alle informazioni sull’attentato.

Foto: piazza Tiananmen, 29 ottobre 2013
(Ed Jones/AFP/Getty Images)