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  • venerdì 6 Settembre 2013

La più forte tennista cinese di sempre

Si chiama Li Na, ha una storia originale, un rapporto difficile con i media del suo paese, e questa settimana New York arrivata dove nessun cinese era mai arrivato

di Antonio Russo – @ilmondosommerso

Quando lo scorso maggio al Roland Garros – il più importante torneo di tennis giocato sulla terra rossa, a Parigi – la tennista cinese Li Na fu sorprendentemente eliminata al secondo turno dalla statunitense Bethanie Mattek-Sands, un giornalista dell’agenzia di stampa cinese Xinhua chiese a Li Na, nella conferenza dopo la partita, di fornire ai tifosi del suo paese una spiegazione per la sua prestazione deludente. «Ho perso una partita, tutto qui», rispose Li. «Devo anche mettermi in ginocchio e chinare il capo?».

Li Na è la più forte tennista cinese di sempre: è la prima cinese ad aver vinto un torneo internazionale nel circuito professionistico WTA (Women’s Tennis Association) e la prima e unica ad aver vinto un torneo del Grande Slam (quello del Roland Garros, nel 2011, battendo in finale Francesca Schiavone). Ha milioni di fan nel suo paese, ma ha un rapporto difficile con la stampa cinese e con il “sistema sportivo nazionale” (juguo tizhi), che abbandonò nel 2008. È un tipo risoluto e combattivo, con una grande personalità; ha una laurea in giornalismo, un tatuaggio sul petto e un marito che russa, tennista anche lui, che per lungo tempo le ha fatto da allenatore, quando Li Na decise di abbandonare il sistema sportivo cinese e gestire autonomamente la sua vita e la sua carriera sportiva.

È una bella storia, e l’ha raccontata il magazine del New York Times qualche settimana fa. In questi giorni Li Na è impegnata negli US Open, l’ultimo dei quattro tornei più importanti dell’anno (il “Grande Slam”), dove nessun cinese era mai arrivato così avanti: ha sconfitto ai quarti la russa Ekaterina Makarova e affronterà venerdì in semifinale Serena Williams, campionessa in carica e numero uno in classifica mondiale.

La storia di Li Na
Li Na ha 31 anni ed è nata a Wuhan, la città più popolosa della Cina centrale. “Li” è il cognome, che in Cina si scrive prima del nome, e quindi in Occidente capita spesso di leggere “Na Li” (l’anno scorso ne parlò lei stessa in un video).

Il padre di Li Na – un giocatore di badminton che abbandonò il professionismo in seguito alla “Rivoluzione culturale” comunista – la iscrisse alla scuola statale di sport di Wuhan quando lei aveva cinque anni. Come capita a molti sportivi cinesi, scrive il New York Times, Li Na iniziò a praticare sport contro la sua volontà, sotto la guida e il controllo del sistema sportivo nazionale. Siccome tutti dicevano che aveva le spalle troppo larghe e i polsi non abbastanza flessibili per il badminton, che allora in Cina era uno sport molto più popolare, un allenatore convinse i genitori di Li Na a farle prendere invece lezioni di tennis.

Il “sistema sportivo cinese”
Il sistema sportivo cinese (juguo tizhi, letteralmente “sistema di tutta la nazione”) è uno strumento amministrativo basato su una rigida struttura statale, che gestisce e controlla completamente la preparazione e gli allenamenti degli atleti della nazione, oltre che percepire una percentuale dei premi in denaro derivanti dalle loro vittorie nei tornei.

In passato il sistema sportivo cinese è stato spesso criticato dalla stampa nazionale e internazionale per i metodi utilizzati e per i trattamenti molto severi a cui sottopone gli atleti: alle Olimpiadi di Londra del 2012, per esempio, si parlò a lungo del caso della tuffatrice Wu Minxia, alla quale – durante le settimane di allenamento – furono tenute nascoste le notizie del cancro di sua madre e della morte di sua nonna, per evitare che potesse deconcentrarsi.

Li Na ha raccontato che una volta, quando aveva 11 anni, fu sul punto di crollare dalla stanchezza e si rifiutò di continuare ad allenarsi: per punizione fu costretta a rimanere in piedi e immobile durante gli allenamenti, e ci rimase tre giorni di fila, finché non disse all’allenatore di essersi pentita. Nella sua autobiografia ha raccontato anche che quando morì suo padre aveva 14 anni e stava giocando un torneo nella Cina del sud: l’allenatore sapeva ma non le disse nulla per diversi giorni, fino alla fine del torneo. «Il mio dolore più grande è non avercela fatta a salutarlo», ha scritto Li Na.

Il ritiro dal tennis
Nel 2002 – dopo le prime vittorie nei tornei nazionali, e dopo essere diventata la tennista numero uno in Cina (la 135esima nella classifica mondiale) – Li Na si ritirò dal tennis: agli allenatori non disse niente, preparò una piccola valigia per non insospettire nessuno, e una mattina uscì dal centro di allenamento, dopo aver lasciato sul tavolo del dormitorio una lettera in cui chiedeva il ritiro anticipato dall’attività agonistica.

Nella lettera, scrive il New York Times, Li Na non scrisse nessuno dei motivi che in seguitò rivelò nella sua autobiografia: gli allenamenti massacranti, le cure di steroidi che i suoi allenatori le imponevano per recuperare in fretta dagli infortuni, e i loro tentativi di mettere fine alla sua storia con il primo e unico fidanzato dai tempi della scuola, il tennista Jiang Shan (poi sposato nel 2006). Li Na tornò a casa, insieme a Jiang, e si iscrisse al corso di giornalismo dell’Università Huazhong di scienza e tecnologia a Wuhan, dove si laureò nel 2009.

Il rientro nel circuito WTA e l’uscita dal sistema nazionale
Nel 2003 Sun Jinfang – ex pallavolista cinese, nuova direttrice del programma di tennis nazionale – andò a Wuhan per parlare con Li Na e tentare di convincerla a rientrare nel circuito professionistico. Le disse: «perché non provi a giocare per te stessa?», e Li Na accettò di tornare. Nel 2004 vinse un torneo WTA, e fu la prima tennista cinese a riuscirci, ma nel 2008 – dopo aver battuto alcune tra le prime dieci tenniste del ranking mondiale (la classifica che comprende tutte le migliori giocatrici del circuito WTA, e che viene aggiornata settimanalmente) – Li Na mise il sistema nazionale cinese di fronte a una scelta: «se non posso avere la piena libertà sulla mia carriera, mi ritiro», disse a Sun Jinfang.

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