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  • domenica 18 agosto 2013

Gli attacchi alle chiese in Egitto

Sono stati decine soltanto questa settimana e ci sono stati almeno due morti: i bersagli sono soprattutto i copti (chi sono?)

Sabato 17 agosto, durante una conferenza stampa, il portavoce della presidenza egiziana ha accusato i media occidentali di occuparsi troppo delle azioni del governo nei confronti dei Fratelli Musulmani, ma di aver completamente dimenticato di raccontare gli attacchi che in questi giorni hanno subito le chiese copte in Egitto. Secondo il portavoce, almeno 12 chiese sono state attaccate e incendiate negli ultimi giorni.

L’agenzia di stampa Associated Press ha pubblicato ieri sera un lungo articolo in cui racconta queste violenze, firmato dall’esperto giornalista egiziano e direttore dell’ufficio del Cairo di AP Hamza Hendawi. Quasi tutte le violenze, scrive Hendawi, hanno avuto luogo fuori dal Cairo e spesso, oltre alle chiese, sono state attaccate anche abitazioni private. Almeno 40 tra chiese e altri edifici religiosi sono stati saccheggiati negli ultimi giorni e altri 23 sono stati incendiati e pesantemente danneggiati. Funzionari anonimi hanno rivelato ad AP che almeno due copti sono stati uccisi negli ultimi giorni, uno ad Alessandria ed un altro nella provincia meridionale di Sohag.

Le violenze si sono concentrate sulla comunità copta, legata ad una delle più antiche chiese cristiane del mondo, che in Egitto rappresenta una minoranza religiosa di quasi 10 milioni di persone, più o meno il 10 per cento della popolazione egiziana (che è in totale di circa 85 milioni di persone). Venerdì la chiesa copta ha diffuso un comunicato, confermando il suo appoggio al governo militare. Sono stati attaccati anche alcuni edifici cattolici.

I copti sono considerati una minoranza molto importante per l’economia del paese, anche se molti copti vivono oggi sotto la soglia di povertà. Alcuni settori economici sono dominati dai copti – la maggioranza degli orafi e la gran parte degli impiegati nel settore farmaceutico sono copti. Di religione copta sono anche alcune delle famiglie più ricche dell’Egitto: ad esempio i Sawiris, che controllano il gigante delle telecomunicazioni Orascom. Dinastie di copti hanno anche avuto incarichi politici per lungo tempo: un membro della famiglia Boutros Ghali ha sempre fatto parte dei vari governi prima della caduta di Mubarak e un suo esponente, Boutros Boutros Ghali, è stato ministro degli esteri di Mubarak prima di diventare segretario dell’ONU.

Quasi tutti gli attacchi ai copti degli ultimi giorni sono avvenuti lontano dal Cairo. Secondo Hendawi questo rappresenta una sorta di prova di forza da parte degli islamisti, che vogliono dimostrare come fuori dalla capitale egiziana siano ancora in grado di controllare il territorio. Gli attacchi sarebbero anche un tentativo di intimidire la minoranza copta per cercare di tenerla lontana dalla vita politica. I principali gruppi islamisti, tra cui i Fratelli Mussulmani, hanno negato ogni collegamento con gli attacchi e hanno condannato le violenze.

In una città della provincia di Minya, nel sud del paese, molte attività di cristiani copti sono state saccheggiate e date alle fiamme. Ad esempio Bishoy Alfons Naguib, 33 anni, un commerciante della capitale della provincia, era stato avvertito da un vicino che il suo negozio stava bruciando. Quando è arrivato sul posto «tre estremisti armati di coltelli hanno iniziato a minacciarmi, quando hanno capito che ero il proprietario del negozio». Naguib ha raccontato di essersi salvato rifugiandosi in una casa poco lontano e fuggendo dal tetto. Alcuni testimoni hanno raccontato che sulle case e i negozi musulmani era stata dipinta una X rossa, mentre su quelle dei cristiani una X nera. Secondo Naguib: «Si può stare sicuri che quelli con la X rossa non hanno subito danni».

Anche gli edifici cattolici sono stati attaccati in questi giorni. A Beni Suef, circa 120 chilometri a sud del Cairo, la folla ha saccheggiato una scuola francescana. L’assalto è cominciato mercoledì 14, quando è arrivata la notizia che al Cairo l’esercito aveva iniziato lo sgombero dei sostenitori dell’ex presidente Mohamed Morsi. La direttrice della scuola ha raccontato ad AP che diverse suore e insegnanti della scuola sono state malmenate e insultate dalla folla che aveva circondato l’edificio. Il parroco della chiesa di Beni Suef ha dichiarato sabato 17 agosto che si aspetta che la sua chiesa venga attaccata da un momento all’altro.

Quelli di questi giorni non sono i primi attacchi contro la minoranza copta, anche se copti e musulmani hanno una lunga storia di convivenza più o meno pacifica. I primi cristiani (allora non ancora copti) si stabilirono in Egitto nei primi secoli della cristianità e il copto, che quasi nessuno è più in grado di parlare, è considerato la lingua attualmente più vicina all’egiziano antico, quello che si scriveva con i geroglifici.

I copti distinti dalle altre chiese cristiane nacquero in seguito al concilio di Calcedonia, nel 451 dopo Cristo, a causa di alcune complesse dispute dottrinarie sulla natura di Gesù e in particolare sulla risposta alla domanda se fosse soltanto Dio o anche uomo. Tra coloro che scelsero la prima alternativa c’erano anche i copti.

Il capo della chiesa è il papa copto, attualmente Tawadros II, che ha preso il posto di papa Shenuda III, morto nel marzo 2012: quest’ultimo fu una figura politica importante che ebbe rapporti abbastanza buoni con Mubarak (e più burrascosi con i suoi predecessori). A partire dagli anni Settanta dell’ultimo secolo, le relazioni tra i copti e i musulmani si sono fatte più tese, anche se durante il regime di Mubarak la costituzione garantiva la libertà religiosa ai copti e il Natale copto (che cade il 7 gennaio) era considerato una festa ufficiale.

Nonostante le garanzie costituzionali, nel corso degli anni ’80 e ’90 non mancarono gli scontri che portarono alla morte di decine di copti e alla distruzione di numerosi edifici. Dopo la caduta di Mubarak gli scontri sono aumentati. I copti sono stati attaccati con autobombe e raid contro chiese e negozi simili a quelli accaduti questa settimana. Nel 2011, in almeno un caso, l’esercito egiziano si è scontrato duramente con i copti, causando 24 morti. In queste ultime settimane la chiesa copta ha appoggiato apertamente il governo militare e questo potrebbe portare a un ulteriore peggioramento delle violenze nei loro confronti.