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  • lunedì 5 Agosto 2013

La polizia di Londra si è scusata con la famiglia di Ian Tomlinson

Cioè l'edicolante ucciso da un poliziotto nei giorni del G20 del 2009 (nonostante l'agente responsabile sia stato dichiarato non colpevole)

Il Metropolitan Police Service (MET), la polizia di Londra, ha chiesto ufficialmente scusa alla famiglia di Ian Tomilinson, l’edicolante morto il primo aprile del 2009 durante gli scontri nei giorni del G20. Nella dichiarazione – letta dal vice commissario Maxine de Brunner – la polizia ha riconosciuto, per la prima volta, che l’uomo è stato ucciso illegalmente da uno dei suoi agenti, a causa dell’uso di una “forza eccessiva”. Simon Harwood, l’agente responsabile dell’omicidio, faceva parte dell’unità di polizia che si occupa di mantenere l’ordine pubblico durante le manifestazioni, il Territorial Support Group.

La morte di Ian Tomlinson
Il primo aprile del 2009, durante le proteste per il G20 di Londra, ci furono molti scontri tra la polizia e i manifestanti. Ian Tomlinson, edicolante di 47 anni, stava tornando a casa dal lavoro quando venne circondato da alcuni poliziotti. Fu colpito da uno di loro e cadde a terra. Si rialzò, ma poco dopo venne trovato morto a poche decine di metri.

Subito dopo la sua morte iniziarono a circolare due versioni: si parlò subito di un malore, senza un coinvolgimento da parte della polizia che avviò un’indagine interna, molto contestata dalla stampa nei mesi successivi. Alcuni giorni dopo, il 7 aprile, il Guardian pubblicò un video che mostrava Tomlinson mentre camminava con le mani in tasca lungo la strada e alcuni poliziotti che, dopo averlo raggiunto, iniziarono a colpirlo alle gambe, gettandolo a terra con violenza. Sul suo corpo furono fatte diverse autopsie: la prima, due giorni dopo la morte, concluse che Tomlinson aveva avuto un infarto, ma – con una formulazione poco chiara – parlava anche di circa tre litri di sangue ritrovati nell’addome. C’era stata insomma un’emorragia interna.

Dopo la pubblicazione del video del Guardian si decise di fare una seconda autopsia: fu concluso che Tomlinson era stato ucciso da un colpo all’addome che aveva causato un’emorragia interna mortale, aggravata dalla sua cirrosi epatica. Una terza autopsia confermò successivamente questo risultato. La polizia fu molto criticata per come aveva condotto le indagini sul caso e l’IPCC (l’organo di garanzia britannico che si occupa dei procedimenti contro le forze dell’ordine) decise di togliere l’inchiesta alla polizia di Londra.

Il procedimento legale
Nel luglio del 2010 il procuratore incaricato dell’inchiesta decise che non si sarebbe proceduto contro Simon Harwood, l’agente che – come si vede nel video – colpì Tomlinson all’addome, gettandolo a terra, nonostante la giuria del tribunale avesse stabilito che Harwood aveva fatto un uso della forza “eccessivo e irragionevole”. L’inchiesta era servita soltanto per chiarire le cause della morte di Tomlinson e non per indicare la persona responsabile.

Un’altra inchiesta giudiziaria conclusa nel maggio 2011 stabilì che Tomlinson fu vittima di “unlawful killing”, cioè di omicidio e dai risultati dell’inchiesta era abbastanza chiaro che a carico di Harwood c’erano diverse prove. La famiglia di Tomlinson annunciò l’apertura di una causa civile contro il MET, per stabilire il responsabile della sua morte. La decisione in merito fu molto più rapida dei procedimenti degli anni precedenti: venne stabilito che Tomlinson era stato ucciso da un agente di polizia.

Interrogato dalla corte di Southwark, un distretto centrale di Londra, Harwood disse che aveva sbagliato nel valutare Tomlinson come una minaccia: il poliziotto spiegò inoltre che le sue azioni erano giustificabili nel contesto dei disordini e delle violenze che c’erano state quel giorno. Nel luglio del 2012 il tribunale lo dichiarò non colpevole. La famiglia di Tomlinson ha più volte dichiarato che il procedimento penale si era concluso con pesanti aspetti contraddittori, riguardo alla posizione di Simon Harwood, senza ottenere però nulla.

Le scuse della polizia
Oggi il vice commissario de Brunner si è scusato con la famiglia di Tomlinson anche per il fatto che la polizia non ha avviato in questi anni delle indagini sul passato dell’agente Harwood: il Guardian aveva scritto più volte dei casi disciplinari in cui era stato coinvolto l’agente. Molte procedure di controllo del MET sono state insufficienti, ha detto il vice commissario: «Tomlinson si stava allontanando dalla zona degli scontri, come richiesto dalla polizia, e non rappresentava una minaccia».

La polizia ha anche risarcito la famiglia di Ian Tomlinson: la cifra pagata non è stata resa pubblica. La dichiarazione pubblica della polizia londinese rappresenta un fatto importante, scrive il Guardian, che fin dalla pubblicazione del video ha seguito il caso con molta attenzione (e criticando spesso la polizia). «Mi scuso senza alcuna riserva per l’uso eccessivo della forza e illegale da parte di Simon Harwood, che ha causato la morte di Ian Tomlinson, e per la sofferenza e il disagio causato alla sua famiglia», ha detto de Brunner.

Foto: Dan Kitwood/Getty Images