Cose di sinistra

Erano il cambiamento, la ricerca di un futuro diverso, il rischio, dice Michele Serra: ma la sinistra conservatrice di oggi ne è spaventata

In prima pagina su Repubblica, martedì, c’è una riflessione di Michele Serra sull’ormai annoso tema della ritirata della sinistra italiana verso posizioni “conservatrici” e sulla sua paura di rischiare, degli insuccessi, di pensare futuri diversi.

Se dire “qualcosa di sinistra” fosse così facile, in molti l’avrebbero già detta, questa cosa. O per ruolo politico o per dovere intellettuale o anche solo per fare bella figura. Ma così non è stato, specie negli ultimi anni; tanto da far sospettare (i più sospettosi) che la sinistra abbia trascurato apposta i suoi doveri e i suoi compiti, pur sapendo bene quali fossero, per viltà o per opportunismo; o da far temere (i più timorosi) che la sinistra abbia esaurito strada facendo la sua funzione storica, e taccia, dunque, non per calcolo ma per inettitudine. Per totale smarrimento. Sono abbastanza vecchio di questi luoghi — la sinistra, le sue persone, le sue parole, i suoi giornali, i suoi interminabili dibattiti — da poter azzardare un’ipotesi un poco (solo un poco) più precisa.
La sinistra, dalla Rivoluzione francese in poi, è quella vasta area della politica e del pensiero che pretende di organizzare il cambiamento della società. Prima interpretandolo e poi orientandolo. Progettare il cambiamento è la sua stessa funzione, la sua ragione d’essere; e il verbo “cambiare” è stato, per molte generazioni di intellettuali e di militanti, di uso quotidiano. Quasi stucchevole per quanto spesso lo si impiegava: l’Italia che cambia, cambiamo l’Italia, l’Italia da cambiare. Nella celebre definizione del giovane Marx, «il comunismo è il movimento reale che abolisce lo stato delle cose presente». È un assetto di pensiero del tutto radicale, si capisce; ma contiene lo stesso germe che anima i riformismi anche più blandi: lo “stato delle cose presente” è insoddisfacente e dunque va cambiato. Si deve lavorare per cambiarlo. Si deve studiare come cambiarlo (in meglio, si intende) e attraverso quali leve, quali mezzi. Il mondo deve
migliorare e la storia deve andare avanti. Per quanto approssimativa e schematica, la vecchia distinzione storica tra conservatori e progressisti, per generazioni, non ha conosciuto sostanziali smentite: la destra era per la conservazione, la sinistra per il progresso.

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