Perché è tutto ciber-qualcosa?

Storia di una parola e di un prefisso che ai tempi di Platone aveva un significato politico e oggi è usata un po' ovunque

Per raccontare il caso PRISM e l’inchiesta sulle attività di controllo delle comunicazioni realizzate dalla National Security Agency (NSA) statunitense, televisioni e giornali hanno ripreso a usare con insistenza parole come “ciberspionaggio”, “ciberspazio” e “ciberguerra”, in un’abitudine giornalistica frequente di replicare prefissi, suffissi e nomignoli (pensate ai casi “-opoli” o “-gate” o “-leaks”, eccetera) anche allontanandosi o ignorando i significati originali. Da molto tempo la semplificazione associa il prefisso “ciber-” a molte parole, creando nuovi termini che più o meno efficacemente fanno riferimento alle cose di Internet e dell’informatica. I ciberqualcosa continuano a essere usati, ma non spiegati: per comprendere come si sia arrivati a una quantità così massiccia di ciberparole bisogna partire da lontano, dall’antica Grecia.

La parola “cibernetica” deriva dalla parola greca “κυβερνήτης” (“kybernetes”), che letteralmente significa “timoniere”, “pilota”. La parola fu utilizzata per la prima volta nel senso di avere l’esperienza di condurre qualcosa, una nave o anche un popolo, da Platone nell’Alcibiade primo, in cui Alcibiade ha una conversazione con Socrate. Fu probabilmente scritto nella prima metà del quarto secolo avanti Cristo, ma l’attribuzione a Platone è ancora oggi messa in dubbio da diversi studiosi. Nel testo, il termine è inteso come l’arte di governarsi.

Il fisico e matematico francese André-Marie Ampère è comunque considerato il primo ad avere definito con maggiore completezza la parola “cibernetica”. Nel suo Saggio sulla filosofia delle scienze fece riferimento al termine definendolo come l'”arte di governare”. Ma alla fine del XVIII secolo il matematico e ingegnere britannico James Watt utilizzò la parola “cibernetica” per la prima volta in ambito prettamente tecnico e con un significato moderno. Gli fu utile per descrive il funzionamento del regolatore centrifugo, il sistema che controllava la velocità del suo motore a vapore.

Il regolatore centrifugo era uno dei primi esempi di un sistema in grado di controllare automaticamente il proprio funzionamento. Il dispositivo, che viene impiegato tuttora in particolari contesti, è solitamente costituito di due masse che si muovono intorno a un albero di rotazione. Quando aumenta la velocità di rotazione, la forza centrifuga fa allontanare le due masse, che sono collegate a un sistema di leve. Queste fanno aprire o chiudere una valvola per l’emissione del vapore (o di combustibile o di acqua), facendo in modo che l’organo da controllare mantenga costante la propria velocità.

Secondo diversi storici, il concetto moderno di “cibernetica” si è andato via via formando dal regolatore di Watt in poi. In precedenza erano stati realizzati sistemi meccanici complessi, come gli automi, ma questi non erano dotati di sistemi tali da potere controllare almeno in parte il loro comportamento. Salvo rare eccezioni, fino alla fine del XIX secolo le macchine erano state considerate principalmente come un’estensione della forza muscolare, strumenti per ridurre gli sforzi fisici di chi le controllava. Durante l’Ottocento e i primi decenni del Novecento le cose iniziarono a cambiare, perché furono approfonditi gli studi sulle potenzialità dei sistemi in grado di governarsi da soli.

I progressi più importanti in questo senso si ebbero tra la fine della Prima guerra mondiale e l’inizio della Seconda, quando fu necessario migliorare i sistemi per pilotare in modo automatico, o semiautomatico, gli aerei da combattimento. In quel periodo fisici e matematici studiarono inoltre possibili soluzioni per prevedere i movimenti degli aerei da guerra in volo, in modo tale da rendere più precisi gli attacchi della contraerea.

La cibernetica divenne un ambito di studio formalizzato grazie al contributo di alcuni grandi esperti di elettronica, matematica e robotica come Norbert Wiener, McCulloch, Alan Turing e W. Grey Walter. Quest’ultimo fu tra i primi a costruire robot autonomi in grado di eseguire determinati compiti, senza l’intervento da parte dell’uomo durante l’esecuzione dei loro processi. Wiener fu invece uno dei più importanti divulgatori della cibernetica, scrisse saggi e libri di successo comparando i sistemi automatici a particolari comportamenti umani.

Alla fine degli anni Cinquanta fu meglio definito il concetto di Intelligenza Artificiale, branca che negli anni seguenti si sarebbe progressivamente allontanata dalla classica cibernetica. Il termine oggi descrive un’infinità di campi di studio legati ai sistemi e alla loro capacità di regolarsi attraverso segnali di risposta (feedback). Si parla quindi di cibernetica in biologia, in informatica, in ingegneria, nei sistemi gestionali, nella psicologia, nella sociologia, nell’educazione, nell’arte e anche negli studi su ampia scala per comprendere il funzionamento del nostro pianeta.

Dal termine “cibernetica” è derivato il prefisso “ciber-” (“cyber-” in inglese), usato davanti ad altre parole per crearne di nuove come “ciberterrorismo”, “ciberspionaggio” e “ciberspazio”. Molti termini “ciberqualcosa” sono ideati dai media, e spesso non hanno nulla a che vedere con il concetto classico di cibernetica ma alludono molto più genericamente alle implicazioni nella vita contemporanea dell’elettronica, del digitale e delle nuove tecnologie.

Come spiega il lessicografo Ben Zimmer sul Wall Street Journal, la deriva di “ciber-” verso significati meno ortodossi iniziò negli anni Ottanta quando alcuni scrittori di fantascienza iniziarono a utilizzare il prefisso per descrivere mondi virtuali.

William Gibson introdusse il termine “ciberspazio” nel suo racconto breve La notte che bruciammo Chrome (Burning Chrome) del 1982, e lo portò a un successo ancora maggiore un paio di anni dopo con il suo romanzo Neuromante. Intanto, nel 1983, Bruce Bethke intitolò un racconto Cyberpunk e dal 1986 quella parola divenne un genere di fantascienza, portato avanti tra i primi da Gibson con i suoi racconti ambientati in un futuro distopico, popolato spesso da “cyborg” (abbreviazione di “organismi cibernetici”).

Una newsletter sul dannato futuro dei giornali

Negli anni Novanta la parola “ciber-” assunse una connotazione molto meno oscura: erano i primi anni del Web, che prometteva l’avvento di un nuovo “ciberspazio”, per l’appunto, aperto e portatore di grandi novità in un mondo sempre più connesso, a prescindere dalle distanze. E proprio in quel periodo furono coniati un sacco di nuovi termini contenenti il prefisso “ciber-“. La parola guadagnò nuova familiarità negli Stati Uniti quando nel 2005 fu ideato il cosiddetto “Cyber Monday”, il lunedì subito dopo il giorno del Ringraziamento, in cui i principali siti di ecommerce vendono prodotti a prezzi ribassati.