Otto canzoni di Michael Jackson

Scelte dal peraltro direttore del Post, per l'anniversario

Nel primo pomeriggio del 25 giugno 2009, Michael Jackson morì per un arresto cardiaco causato da alcuni farmaci che gli erano stati somministrati. Due anni dopo il suo medico personale venne condannato a quattro anni di prigione per omicidio colposo. Michael Jackson è stata la più grande popstar del mondo e uno dei cantanti che ha venduto più dischi nella storia – Thriller è il disco più venduto di sempre negli Stati Uniti. Queste sono otto canzoni di Jackson scelte per il libro Playlist dal peraltro direttore del Post Luca Sofri.

Michael Jackson
(1958, Gary, Indiana)
Parabola letterariamente unica: da bambino prodigio a più grande popstar del mondo a molestatore di bambini, passando da chirurgie plastiche, leggende fantascientifiche, acquisto dei diritti dei Beatles, duetti con McCartney e dondolamento del proprio, di bambino, fuori da un davanzale berlinese.

I want you back
(Diana Ross presents The Jackson Five, 1969)
Prendi cinque ragazzetti di età variabile tra gli 11 e i 18, mettigli la Motown intorno, Diana Ross a lanciarli, e una canzonetta da sfracelli, e vedi poi se non ti ritrovi quarant’anni dopo un presunto pedofilo (assolto) divo mondiale supermiliardario.

Blame it on the boogie
(Destiny, 1978)
Adesso, voi non ci crederete: ma benché questa canzone sia stata resa celebre dai Jackson 5 e l’abbia scritta Michael Jackson, non è quel Michael Jackson lì. Questo era inglese, bianco e con un barbone biondiccio, ed era più noto come Mick. Poco noto, in effetti, ma la sua canzone fu scoperta da un agente dei Jackson 5 che la volle per loro, e le rispettive versioni uscirono contemporaneamente, e andarono entrambe in classifica. Una di Mick Jackson, e l’altra di Michael Jackson e dei suoi fratelli. Più tardi sarebbe uscita anche la versione di Rita Pavone, senza lo stesso tiro.

Don’t stop ’til you get enough
(Off the wall, 1979)
Quincy Jones, mago delle produzioni soul-dance, si prese Michael Jackson e lo trasformò da bambino in adulto, prima che quello tornasse bambino da solo. Parecchi strilletti, e un classico-classico degli anni Settanta al volgere. Ci si chiede se la “forza” di cui si parla sia la stessa di Luke Skywalker, introdotta due anni prima.

Can you feel it
(Triumph, 1980)
A questo punto Michael si era già fatto notare da solo, ma valeva la pena di fare ancora qualcosa in famiglia per sfruttare la formidabile e trionfale base di questo pezzo.

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