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  • venerdì 7 Giugno 2013

Le due manifestazioni in Turchia

A quella contro il governo che va avanti da giorni si è unita la prima in favore di Erdogan: intanto ci sono stati altri scontri, un poliziotto è morto nel sud del paese

Venerdì mattina, a Istanbul, c’è stata la prima grande manifestazione a favore del primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan da quando sono iniziate le proteste, il 31 maggio. Erdogan è stato accolto da più di 10mila sostenitori all’aeroporto Atatürk di Istanbul, dove era atterrato dopo un viaggio ufficiale di 4 giorni in Nord Africa. Accompagnato dalla moglie e da alcuni ministri del suo governo, Erdogan ha parlato da un autobus scoperto, dicendo: «Chiedo la fine immediata delle manifestazioni, che si sono trasformate in illegalità e vandalismo». Erdogan ha anche ringraziato i suoi sostenitori per non avere partecipato agli scontri di questi giorni, e li ha esortati a tenersi fuori da «giochi sporchi» e «proteste illegali».

Erdogan è tornato quindi ad attaccare le proteste di piazza di questi giorni dopo che ieri, da Tunisi, si era detto dispiaciuto per tutti coloro che erano rimasti feriti dai ripetuti attacchi della polizia, e aveva ammesso che c’era stato un uso eccessivo della forza da parte delle forze dell’ordine. Erdogan aveva però aggiunto che le iniziali proteste su «questioni ambientali», quelle legate alla distruzione del parco Gezi di Istanbul per favorire la costruzione di un centro commerciale, erano state usate da estremisti per compiere atti di violenza ingiustificata e terrorismo.

La manifestazione all’aeroporto era stata preceduta da un altro giorno di proteste antigovernative, anche se meno intense di quelle dei primi giorni. A piazza Taksim, dove si erano verificati molti degli scontri a Istanbul, la situazione è stata piuttosto tranquilla, con molte persone che ballavano e scandivano slogan contro il governo, mentre nel parco Gezi è stata organizzata una cerimonia di commemorazione per i tre manifestanti che sono rimasti uccisi nelle proteste. Qualche scontro si è verificato anche in altre città della Turchia, come ad Ankara, la capitale turca. Ieri il numero dei morti per le proteste è salito a quattro: un poliziotto turco è rimasto ucciso ad Adana, nel sud del paese, dopo che era caduto da un ponte mentre inseguiva un gruppo di manifestanti.

Intanto continua a crescere l’importanza dei social media nelle proteste in Turchia, in particolare di Twitter, che qualche giorno fa Erdogan aveva definito, insieme agli altri social, come «la peggior minaccia alla società». Il quotidiano turco Hurriyet ha riportato un recente studio della New York University che ha provato a “mappare” il traffico dei tweet legati alle proteste: più del 90 per cento dei 15 milioni di tweet legati alle proteste sono stati inviati dalla Turchia, e di questi più dell’80 per cento sono stati scritti in turco. İsmail Hakkı Polat, presidente del dipartimento social media dell’Università Kadir Has di Istanbul, ha detto: «Questo è veramente sorprendente. In altri paesi, come l’Egitto, non si è raggiunto il traffico su Twitter che c’è stato in Turchia durante le proteste».