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  • mercoledì 5 giugno 2013

Il Bronx non è più “il Bronx”

Negli anni Settanta era uno dei quartieri più malfamati di New York: ora le cose sono cambiate ma gli abitanti devono fare i conti con uno stereotipo che sopravvive parecchio

In questi anni il quartiere del Bronx, il più a nord fra i cinque borough (dal latino burgus, cittadina) di New York e abitato da circa 1,5 milioni di abitanti, sta faticosamente tentando di affrancarsi dai molti stereotipi che lo descrivono come un posto molto povero e malfamato, racconta il New York Times.

Questa fama è stata alimentata negli anni anche da alcuni film ambientati nel quartiere, che quindi ha guadagnato una pessima reputazione anche all’estero. Per fare un esempio, una frase comune negli Stati Uniti come the Bronx is burning (“Il Bronx sta bruciando”), in riferimento agli incendi dolosi e ai crimini compiuti negli anni Settanta dalla criminalità organizzata, è entrata nell’immaginario collettivo americano ed è diventata una specie di modo di dire che si è sovrapposto all’immagine del quartiere.

Questo immaginario è ancora piuttosto vivo. Lo scorso aprile, quando il quartiere stava festeggiando la “Bronx Week”, una festa culturale multietnica che si svolge ogni anno, per le strade del Bronx si aggirava una comitiva di turisti europei a bordo di un pullman, ai quali un operatore turistico di Manhattan aveva organizzato un «giro nel vero Bronx»: fra le tappe della visita c’erano alcune palazzine delle vicine case popolari, un parco pubblico molto malfamato negli anni Settanta e un deposito di cibo di un banco alimentare del luogo. Il presidente del quartiere, Ruben Diaz, si è molto arrabbiato e ha scritto una lettera di protesta all’operatore turistico, che ha poi cancellato le altre iniziative simili che aveva programmato.

Sebbene il Bronx rimanga una delle zone con il tasso di disoccupazione più alto di New York, la differenza rispetto agli altri quartieri si è via via ridotta negli anni. Molte zone sono state “bonificate” e sono ora piuttosto tranquille. I reati sono diminuiti molto, e negli anni sono sorti anche nel Bronx alcuni complessi residenziali tipici dei suburbs, la periferia newyorkese abitata da pendolari benestanti che spesso lavorano nel centro della città. Il New York Times parla anche dell’apertura recente di centinaia di nuovi negozi, fra cui uno della catena Macy’s e uno dei grandi magazzini Target. «Non stiamo cercando di riscrivere la storia. Sappiamo da dove veniamo, ci abbiamo vissuto dentro. Quello che stiamo cercando di dire è: “dateci un po’ di fiducia”», ha detto Diaz.

Andrew Meyers, il direttore di un programma sul Bronx della Ethical Culture Fieldstone School, una scuola privata di New York, ha dichiarato che i suoi studenti nati dopo il 1990 identificano il Bronx con lo zoo ospitato dal quartiere, uno dei più grandi zoo cittadini del mondo, e con gli Yankees, la squadra locale di baseball. E se si digita su Google la parola “Bronx” l’autocompletamento suggerirà la parola “zoo”. «Credo che i pregiudizi con i quali è cresciuta la mia generazione siano destinati a sparire», ha concluso Meyers.