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  • martedì 28 Maggio 2013

Il caso Lagarde-Tapie

Perché la direttrice del Fondo Monetario Internazionale è sospettata di aver favorito un uomo d'affari francese vicino a Sarkozy

Il 23 e il 24 maggio la direttrice del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, è stata convocata e interrogata dalla Corte di giustizia della Repubblica, il tribunale francese che si occupa di giudicare se i ministri nell’esercizio delle loro funzioni hanno commesso crimini o reati. Lagarde doveva rendere conto del ruolo svolto nella soluzione di una controversia che dal 1993 opponeva un uomo d’affari francese, Bernard Tapie, allo Stato e alla banca Crédit Lyonnais. L’episodio è avvenuto nel 2008, quando Lagarde era ministra delle Finanze e dell’Economia.

Christine Lagarde rischiava di essere incriminata per “complicità in falso e appropriazione indebita di fondi pubblici”. Dopo 24 ore di udienze i giudici della Corte hanno però deciso di non indagarla, ma di indicarla come “testimone assistito”: una posizione intermedia fra quella del testimone semplice e quella dell’indagato. Il quotidiano Le Monde spiega che in base all’articolo 80-1 del codice di procedura penale francese, una persona può essere incriminata se «nei suoi confronti vi sono indizi gravi o coerenti che rendono probabile la sua partecipazione come autore o complice nella commissione di un reato». La definizione di “testimone assistito” si trova nell’articolo 1123-2 e rispetto alla precedente manca solo la precisazione delle prove come “gravi o coerenti”. Il “testimone assistito” è dunque una persona «contro la quale vi sono indizi che rendono probabile la sua partecipazione come autore o complice nella commissione di un reato». La questione non è dunque chiusa per Lagarde. Inoltre, questa posizione può cambiare in qualsiasi momento sulla base di nuove prove.

Il caso Lagarde-Tapie, l’inizio
Bernard Tapie, attore, ex presidente della squadra di calcio dell’Olympique Marsiglia, ex parlamentare del Partito Socialista francese e ministro con Mitterrand, nel 1991 comprò l’80 per cento del capitale di Adidas, gruppo industriale che produce articoli sportivi, prendendo i soldi a credito da Crédit Lyonnais. Nel 1993 decise di vendere la propria quota: Crédit Lyonnais, dopo una serie di passaggi, lo fece ottenendo dall’operazione grandi guadagni. Tapie sostenne di essere stato vittima di una truffa e decise di fare causa alla banca. Risulterà poi che Crédit Lyonnais aveva comprato parte della partecipazione di Tapie tramite una sua filiale con sede in un paradiso fiscale.

Cosa c’entra lo Stato?
A quel tempo lo Stato francese deteneva delle quote di Crédit Lyonnais: nel 1996, quando ebbe inizio la battaglia legale di Bernard Tapie, la banca rischiava il fallimento. Un ente pubblico, il Consortium de réalisation (CDR), era stato dunque incaricato della liquidazione delle passività. Dopo nove anni di processo, nell’ottobre del 2005 la Corte d’Appello di Parigi condannò CDR a risarcire per danni Bernard Tapie con 135 milioni di euro. Un anno dopo, la Corte di Cassazione decise di rigettare la sentenza. Nel 2007, per velocizzare i tempi, Tapie decise di risolvere la questione attraverso un arbitrato privato. Questo avvenne con l’approvazione del ministero dell’Economia.

Perché il ricorso al tribunale arbitrale è stato contestato?
Un tribunale arbitrale è una corte privata, esterna alle strutture di giustizia ordinaria, a cui ci si rivolge eccezionalmente e per specifici contenziosi. Nel caso Tapie-Crédit Lyonnais, il ricorso a questo tipo di tribunale è risultato problematico per diversi motivi. In primo luogo, perché è raro che ci si rivolga a un tribunale arbitrale una volta che la controversia ha cominciato a essere risolta per vie ordinarie. Poi perché si tratta di una corte privata e nell’affaire Tapie erano coinvolti dei fondi pubblici. Ma c’erano anche altre diverse anomalie: due dei tre giudici incaricati avevano legami con Bernard Tapie, e si suppone che lo abbiano favorito nell’ottenere una sentenza favorevole. CDR fu infatti condannata a pagare 285 milioni di euro a Tapie che, con gli interessi, ricevette in totale circa 403 milioni di euro.

E Christine Lagarde?
Nel 2007 Christine Lagarde era ministro dell’Economia nel governo di François Fillon, con Nicolas Sarkozy presidente. Su richiesta di Tapie, consentì di trasferire il contenzioso a un tribunale arbitrale. Inoltre, una volta emessa la sentenza, Lagarde si rifiutò di presentare ricorso per annullare la decisione, quando la sinistra e i centristi di MoDem avevano espresso dei dubbi circa l’imparzialità della decisione. François Bayrou aveva parlato di “protezioni ai più alti livelli” di cui avrebbe beneficiato Tapie.

Nell’aprile del 2011, il Partito Socialista presentò ricorso alla Corte di giustizia della Repubblica sostenendo che le decisioni del Tribunale arbitrale “promuovevano interessi particolari a scapito dell’interesse pubblico”. La Corte decise di aprire un’inchiesta nell’agosto del 2011, anche sul ruolo di Christine Lagarde.

Chi avrebbe “protetto” Bernard Tapie?
Abbiamo già detto come due dei tre giudici che facevano parte del Tribunale arbitrale avevano avuto dei legami con Tapie: Jean-Denis Bredin come Tapie apparteneva agli organi direttivi del Movimento della sinistra radicale e Pierre Estoup aveva lavorato in quattro occasioni con il consigliere dell’uomo d’affari francese. Pierre Estoup è stato arrestato e da ieri si trova in carcere. Ma il nome di Tapie è legato soprattutto a quello di Nicolas Sarkozy, prima e dopo la sua elezione a presidente della Repubblica. Tapie, che era stato ministro con Mitterrand, nel 2007 si era schierato con Sarkozy e lo aveva apertamente sostenuto: risulta anche che tra il 2007 e il 2008 Sarkozy lo ricevette molte volte al ministero degli Interni, durante la campagna elettorale (sei volte) e anche all’Eliseo (dodici volte).

La Corte di giustizia nel capo d’accusa scrive: «Sotto l’apparente regolarità di una procedura di arbitrato si dissimula in realtà un’azione concentrata per concedere agli sposi Tapie e alle società di cui controllano, direttamente o indirettamente, il capitale le somme che non avevano fino ad allora potuto ottenere» dai tribunali. Va aggiunto che nel 2004, quando Sarkozy era ministro delle Finanze, aveva già tentato di risolvere la controversia tra Tapie e lo Stato, ma l’uomo d’affari aveva rifiutato il risarcimento proposto perché giudicato troppo basso.

Foto: Christine Lagarde e Bernard Tapie (GEORGES GOBET,
JACQUES DEMARTHON/AFP/Getty Images)