Paesaggi post-bellici

Il fotografo Antonio Ottomanelli documenta gli effetti delle guerre sul paesaggio di tante città, da Kabul a New York, in una mostra che apre sabato in Triennale a Milano

Cosa succede a un paesaggio dopo una guerra? Quali sono le conseguenze materiali – e quindi visibili e registrabili dalla fotografia – della distruzione e della ricostruzione di città e dei luoghi?

Antonio Ottomanelli è un fotografo italiano con formazione da architetto. Dal 2009, anno in cui è andato in Afghanistan, ha cominciato a lavorare sul tema di cui sopra: un argomento molto complesso che ha a che fare con i luoghi e le persone che li attraversano. L’approccio di Ottomanelli è riflessivo: si ferma, scatta con una macchina medio formato (in pellicola, il che prevede un approccio più lento, grande attenzione all’inquadratura e a tutte le variabili del caso) e registra tutti quegli aspetti minimi che raccontano un conflitto senza però mostrare buchi di pallottole, macerie e caos.

La serie di fotografie, messa insieme in quattro anni di lavoro, si intitola Collateral Landscapes: dopo l’Afghanistan, raccoglie fotografie scattate in diverse città del mondo – Kabul, Baghdad, Sadr City, Herat, Dokan, New York, Gaza. Luoghi diversi e divisi, con in comune un paesaggio a metà tra ciò che è successo e la trasformazione. Molte città sono state distrutte dalla guerra, altre – come New York – hanno subito un attentato o qualcosa di improvviso che ha comunque lasciato un segno.

Il progetto sarà allestito in una mostra, curata da Joseph Grima, direttore della rivista Domus, a partire da sabato 11 maggio in Triennale a Milano. La mostra sarà accompagnata da una serie di scritti sui luoghi delle foto, spesso redatti dalle guide che hanno accompagnato Ottomanelli nel suo viaggio. L’idea è proporre una mostra che non sia statica: le foto verranno costantemente riallestite dai visitatori, saranno organizzati incontri con l’autore e occasioni per parlare del progetto e per proseguire la riflessione sulle strategie, sull’identità dei luoghi e le necessità della ricostruzione contemporanea. Per seguire il progetto in mostra è stato creato un sito che raccoglie le storie, gli articoli che ne parlano, gli eventi.