• Mondo
  • mercoledì 8 maggio 2013

La storia delle ragazze di Cleveland

Sono state liberate ieri dopo un sequestro di dieci anni, grazie a un lavapiatti diventato già "eroe" e con tantissime cose ancora da capire

di Antonio Russo – @ilmondosommerso

Charles Ramsey, di professione lavapiatti in un ristorante, poco prima delle sei del pomeriggio di lunedì 6 maggio, era appena tornato nella sua casa monofamiliare nel quartiere residenziale di Tremont a Cleveland – dove vive da un anno – dopo essersi comprato la cena in un McDonald’s, quando ha sentito delle urla dalla casa vicina. In pigiama e ciabatte, si è avvicinato, e oltre una porta chiusa e parzialmente scardinata ha visto una giovane donna con una bambina in braccio che chiedeva aiuto e di essere liberata: «Ho pensato fosse una questione di violenza domestica».

Altri vicini hanno sentito il baccano e si sono avvicinati, e insieme a loro Ramsey è riuscito a forzare la parte inferiore della porta e a far uscire la donna e la bambina, e insieme hanno chiamato il 911, il pronto intervento della polizia: la donna, molto agitata e spaventata, ha detto a Ramsey e agli altri vicini, e poi alla polizia, di essere Amanda Berry, scomparsa senza più essere ritrovata il 21 aprile 2003, alla vigilia del suo 17mo compleanno, mentre tornava a casa dal fast food dove lavorava. Alla polizia ha dato l’indirizzo della casa da cui era appena scappata – il 2207 di Seymour Avenue – e chiesto rassicurazioni che arrivasse qualcuno in fretta, «prima che lui tornasse». Amanda ha subito fornito per telefono nome ed età dell’uomo che in quel momento non era in casa ma che lei temeva potesse rientrare da un momento all’altro: Ariel Castro, di 52 anni.

La polizia è arrivata e ha trovato altre due donne legate e intrappolate in casa: dopo averle liberate le ha portate in ospedale insieme ad Amanda e alla bambina. L’identità delle tre donne è stata comunicata dalla polizia nel giro di pochi minuti: oltre ad Amanda Berry, di 27 anni, si trovavano nella casa Georgina “Gina” DeJesus, di 23 anni, e Michelle Knight, di 32. Anche loro erano scomparse a Cleveland tra il 2002 e il 2004. La bambina – di sei anni – è la figlia di Amanda Berry, e l’identità del padre non è stata comunicata. Tutte quante sono state dimesse dall’ospedale martedì mattina, in buone condizioni di salute, e consegnate alle loro famiglie. La polizia ha confermato che si trovavano nella casa dal giorno della loro scomparsa. Per il loro sequestro sono stati arrestati Ariel Castro – 52 anni, proprietario della casa, di professione autista di scuolabus – e i suoi fratelli Pedro e Onil Castro, di 54 e 50 anni, che non vivevano con il fratello ma che sarebbero coinvolti nel sequestro. Non sono stati forniti dettagli sugli arresti.

La scomparsa di Amanda Berry è stata una vicenda molto seguita dai media locali negli ultimi dieci anni, e lei stessa ha confermato nella telefonata al 911 di averne consapevolezza («sono sui telegiornali da dieci anni»). Una volta detto il suo nome, sia a Ramsey che agli altri vicini del quartiere è stato chiaro fin da subito di chi si trattasse. «Appena me lo ha detto, non ho realizzato: pensavo che Amanda Berry fosse morta», ha detto Ramsey in una delle interviste rilasciate alle televisioni locali. Amanda Berry sarebbe l’unica a essere riuscita a slegarsi da sola e a raggiungere la porta di casa, da dove ha gridato aiuto.

(Luglio 2013: il video delle tre ragazze rapite)

Di Amanda Berry si perse ogni traccia il 21 aprile del 2003, dopo una telefonata in cui avvisava la sorella che stava rientrando a casa sfruttando un passaggio in macchina. Inizialmente l’FBI ritenne che potesse trattarsi di una fuga di casa, ma la settimana seguente una telefonata dal cellulare di Amanda alla madre riaprì il caso. L’anno successivo – senza alcuna notizia della figlia e con le ricerche dell’FBI a un punto morto – Louwana Miller, madre di Amanda, si rivolse a Sylvia Browne, una sensitiva e conduttrice di show televisivi molto nota negli Stati Uniti: Sylvia Browne disse che dubitava che Amanda fosse ancora viva (martedì su Internet sono circolate accuse molto aggressive contro Browne). Louwana Miller morì nel 2006 per le complicazioni di una pancreatite, dopo alcuni mesi di ricovero in ospedale.

Quella di Georgina DeJesus fu l’altra scomparsa molto nota, avvenuta nella stessa zona di Cleveland: sparì che aveva 14 anni – il 2 aprile del 2004, mentre tornava a casa da scuola – non lontano da dove si persero le tracce di Amanda Berry. L’agente dell’FBI Timothy Kolonick, che aveva già lavorato al caso Berry, non confermò e non escluse collegamenti tra le due scomparse. Nel 2006 due abitanti del quartiere – Matthew Hurayt e John McDonough – furono arrestati con l’accusa di omicidio aggravato: secondo le indicazioni di un collaboratore di giustizia (poi condannato per falsa testimonianza), avevano occultato il cadavere di Georgina DeJesus seppellendolo sotto casa, ma non fu ritrovato alcun riscontro e i due furono rilasciati.

1 2 Pagina successiva »

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.