• giovedì 2 maggio 2013

Viva la mamma

Un libro sulla difficoltà di essere madre in Italia e un altro sulla bravura delle mamme francesi

di Carlotta Caroli - Caffeina

Mamma. C’è una parola più morbida al mondo? No. Ecco perché ogni bambino sulla faccia della terra ha voglia (e fretta) di pronunciare mamma come prima parola. O almeno così alle mamme piace credere. Pare che nella fase di lallazione, infatti, i bambini non vogliano dire proprio niente in particolare, però, certe illusioni mandano avanti il mondo. Comunque quel mamma come prima parola è il modo del lattante per ringraziare la persona che lo mette al mondo. Mamma.

La donna, per secoli, ha visto riconosciuto questo come suo unico potere: la maternità. Ora, per una donna, è considerato irrinunciabile. Così come ribadiscono i giornali. Oggi, al culto della maternità a ogni costo, se ne aggiunge un altro: il culto della Natura. Quello in nome del quale alle mamme viene chiesto di allattare per anni i pargoli, di lavare a mano i pannolini, di fare in casa gli omogeneizzati, di fare le marmellate per il resto della ciurma, di rinunciare al lavoro in nome della famiglia. Nel caso le mamme vogliano lavorare a tutti i costi, allora devono fare salti mortali per conciliare lavoro e famiglia, sempre col sorriso sulle labbra – anche quando sono costrette a smaltire pure l’ultimo etto dopo il parto – senza accusare la stanchezza, senza lamentarsi di niente. Mai.

Loredana Lipperini nel suo Di mamma ce n’è più d’una racconta perché – nell’Italia dove il mito del materno è potentissimo – per le madri si faccia assai poco sul piano delle leggi, dei servizi, del welfare, dell’occupazione, dell’immaginario. Di come le donne, invece di unirsi, si dividano tra fautrici dei pannolini lavabili e “madri al mojito”. Di come un femminismo vada contro un altro femminismo, o meglio, di come la natura vada contro la cultura.

Nonostante le mamme italiane siano universalmente considerate agli apici, c’è chi dice che le mamme francesi sono quelle che crescono meglio i figli. A quanto pare, i bambini francesi non fanno capricci, non buttano il cibo, non si alzano da tavola, dormono tutta la notte, salutano educatamente e lasciano in pace tutta la famiglia. Figli perfetti cresciuti da mamme perfette? Forse. Le regoline d’oro le ha trovate Pamela Druckerman, giornalista newyorkese e tre volte mamma che ha raccolto le regoline in questione nel libro Il metodo Maman che ha spopolato in America e che in Italia è stato tradotto da Sonzogno. Pamela, in trasferta a Parigi, ha appuntato su un taccuino tutto ciò che ha visto e ha tirato fuori una teoria: i bambini capiscono tutto, e sta ai loro genitori farne dei pestiferi viziati eternamente molesti oppure dei frugoletti adorabili e tranquilli, indipendenti.

A proposito di indipendenza, c’è chi, pur avendo di gran lunga superato i 18, preferisce vivere con mammà. Ovvio, non è di un francese che parliamo. E questa – incredibile – non è nemmeno una storia italiana. È la storia di un sex symbol universalmente riconosciuto: Bradley Cooper, quello della saga The Hangover e del più recente Il lato positivo. Beh, Cooper, che le donne si contendono con ogni sforzo, vive con la madre. La spiegazione principale non è che lui è un mammone, oltre che un candidato all’Oscar e l’uomo più desiderato del pianeta. La spiegazione la dà Cooper – impegnato in diversi film in uscita fra cui la terza parte di Hangover e The place among the pines con Ryan Gosling – sulla rivistaDetails: «Mio padre è morto due anni fa e gli strascichi si sentono ancora. In questo momento io e mia madre abbiamo bisogno l’uno dell’altra. Non è senza complicazioni, ma funziona. Mamma Gloria è una “cool”, una ragazza in gamba e sa stare al gioco».

Ecco, forse il bello delle mamme è proprio quello. Che sanno stare al gioco. Anche quando non ne conoscono le regole.

Foto: Adam Berry/Getty Images

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