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  • lunedì 29 aprile 2013

La Grecia taglia 15mila posti di lavoro

La legge è stata approvata stanotte, serve a ottenere la nuova rata degli aiuti: è stata chiesta dalle autorità internazionali e criticata dai sindacati

Il Parlamento della Grecia ha approvato nella notte tra domenica 28 e lunedì 29 aprile una nuova legge sulla ristrutturazione del suo debito pubblico: tra le altre cose, la legge stabilisce il taglio di 15mila posti di lavoro nel settore pubblico entro la fine del 2014, di cui 4mila entro la fine del 2013. La legge, che ha ottenuto 168 voti favorevoli su un totale di 292 grazie all’appoggio dei tre partiti che compongono la coalizione di governo guidata da Antonis Samaras, fa parte della serie di misure di austerità richieste dalla cosiddetta “Troika” (Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale e Unione Europea) per continuare a versare miliardi di euro in aiuti al governo di Atene.

Secondo il corrispondente della BBC ad Atene, Mark Lowen, la nuova legge andrà a indebolire molto le garanzie costituzionali che erano previste per i dipendenti pubblici in Grecia. Di fatto permetterà di accelerare le procedure di licenziamento, che fino a oggi erano praticamente impossibili da realizzare, oltre a prevedere una serie di altre misure come il prolungamento dell’orario di lavoro per gli insegnanti e l’apertura di diverse professioni alla concorrenza. A questa legge dovrebbe essere affiancato presto un piano per favorire il cosiddetto “turn over” e dare modo a giovani lavoratori di sostituire – soprattutto nella sanità – chi andrà in pensione nei prossimi anni.

La legge approvata dal parlamento è l’ennesima misura finalizzata a rispondere alla gravissima situazione dell’economia greca. La Grecia ha risentito moltissimo della grave crisi finanziaria del 2008, perché la sua economia si basava soprattutto sul turismo e sulla distribuzione, settori particolarmente esposti ai cambiamenti economici nel breve periodo. La situazione era però aggravata dal fatto che diversi governi greci avevano truccato i conti negli anni precedenti per rientrare nei parametri previsti dal Trattato di Maastricht, e di conseguenza per entrare nell’euro.

La gestione sconsiderata dei conti pubblici è proseguita proprio nel settore pubblico. Fino alla fine del 2011, l’80 per cento delle spese statali era destinato a salari e pensioni del settore pubblico che negli anni si è ingrossato sempre di più, anche nei momenti di crisi: oltre 700mila persone lavoravano nella pubblica amministrazione, 25.000 di queste erano state assunte tra il 2010 e il 2011, quando la situazione economica del paese era già disastrosa e il primo prestito internazionale era già stato erogato.

La misura, come prevedibile, è stata duramente criticata. Durante e dopo la discussione sulla legge, fuori dal parlamento si sono radunate circa 800 persone per protestare contro i tagli dei posti di lavoro. La Confederazione dei sindacati degli impiegati pubblici, ADEDY, ha accusato il parlamento di voler smantellare il settore pubblico e distruggere lo stato sociale in Grecia. Anche la Confederazione generale dei lavoratori greci, la GSEE, ha detto che la misura non farà altro che peggiorare il tasso di disoccupazione del paese, che è attualmente al 27 per cento.

La legge approvata sulla ristrutturazione del debito pubblico ha implementato un accordo che il governo greco aveva concluso con i funzionari dell’UE e dell’FMI all’inizio del mese di aprile. Nella giornata di lunedì 29 aprile alcuni funzionari dell’eurozona si incontreranno per approvare formalmente il prestito alla Grecia di 3,65 miliardi di dollari: il governo greco ha bisogno di questi soldi per pagare gli stipendi, le pensioni e le obbligazioni detenute alla Banca Centrale che scadranno il 20 maggio prossimo.

foto: LOUISA GOULIAMAKI/AFP/Getty Images

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