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  • mercoledì 27 Marzo 2013

A Sochi si mette la neve da parte

La città russa che ospiterà le Olimpiadi invernali del 2014 sta per avviare "il più grande progetto di produzione di neve artificiale d'Europa", per evitare imprevisti

Nella città russa di Soči, sulle coste del Mar Nero, sono in corso da anni grandi lavori in vista delle Olimpiadi invernali del 2014, che si terranno dal 7 al 23 febbraio. Sono previste spese per miliardi di dollari: impianti completamente nuovi, nuove infrastrutture come strade e ferrovie in corso di realizzazione e alberghi in attesa di accogliere migliaia di spettatori.

Ma c’è un problema che preoccupa già ora gli organizzatori e che rischia di mettere in dubbio la riuscita di tutta l’impresa: il tempo atmosferico. Il New York Times racconta i piani degli organizzatori per evitare che, alle Olimpiadi invernali, manchi un accessorio fondamentale come la neve.

Soči, in effetti, è molto conosciuta in Russia come località di villeggiatura, e ha un clima che sembrerebbe poco adatto a ospitare gare di sci: d’inverno la temperatura scende raramente sotto lo zero e, nei mesi estivi, la media durante le ore di luce è di un confortevole 24 °C. È vero che, come accade normalmente in questi casi – basti pensare alle Olimpiadi invernali di Torino – gli impianti all’aperto non si trovano in città, ma il pericolo che le piste non siano innevate è reale e ben presente agli organizzatori.

Nel caso di Soči 2014 la località dove si terranno le gare di sci, Krasnaya Polyana, si trova a una cinquantina di chilometri dalla città. Qui si trova il gruppo “montano” delle nuove infrastrutture, mentre il gruppo “costiero” è senza dubbio quello più grandioso, con sei nuovi stadi e palazzetti per le gare degli sport invernali che si praticano al chiuso come il pattinaggio o l’hockey.

Per evitare sorprese meteorologiche in montagna, il comitato organizzatore sta prendendo le proprie contromisure, e in linea con i grandiosi progetti che stanno ridisegnando la città si fanno le cose in grande. Gli organizzatori parlano del più grande progetto di produzione di neve artificiale d’Europa, in collaborazione con una società finlandese, fatto di 400 cannoni sparaneve che sono già in funzione per produrre 500 mila metri cubi di neve con un anno di anticipo. L’idea è quella di immagazzinare la neve in una decina di siti a monte delle piste, scelti con cura perché poco esposti alla luce del sole, coprirli con teli impermeabili e aspettare che passi l’estate, mettendo in conto che metà delle scorte rischia di non arrivare al prossimo inverno.

Con quella che rimane, però, gli organizzatori dichiarano di essere pronti a garantire il regolare svolgimento delle Olimpiadi anche se non dovesse cadere neve naturale: le “riserve” saranno utilizzate per ricoprire le piste dove necessario, spingendo la neve artificiale con gatti delle nevi o costruendo scivoli.

Ci sono altri fattori che complicano la situazione. Il primo è che Soči, una città di circa 400 mila abitanti, non ha alcuna esperienza nell’organizzazione di eventi sportivi di alto livello come le Olimpiadi invernali, e praticamente tutti gli impianti sono stati costruiti dal nulla negli ultimi sei anni (Soči è stata scelta come sede nel 2007). L’altra è che l’area di Soči era, fino a poco tempo fa, anche relativamente poco attrezzata per le previsioni meteorologiche, con le circa 50 stazioni di rilevamento installate quasi tutte negli ultimi tre anni. Ad ogni modo, il comitato organizzatore si sta mettendo in pari in fretta, e al momento sono addetti alle previsioni circa 50 persone.

Il loro compito non è facile: gli impianti montani sono in un’area relativamente ristretta intorno a una valle a un’altitudine di circa 500 metri ai piedi del Caucaso, ma tra le diverse località – tutte raggiungibili dalla vallata in una quindicina di minuti – ci sono grandi diversità di altitudine e anche grandi varietà climatiche. In alcune zone c’è neve, che il servizio meteorologico prevede sicura sopra i 1.500 metri, mentre in altre ci sono stati in passato problemi di visibilità a causa di nuvole basse, piogge intense o, in quelle più basse, mancanza di neve. Il New York Times descrive questa varietà come “un tiro alla fune climatico”.

Due esempi. L’impianto di RusSki Gorki – dove si terranno ad esempio le gare di salto con gli sci – è a circa 610 metri di altitudine, tra due crinali che proteggono i trampolini dal vento. Il mese scorso però non c’era neve (anche le Olimpiadi invernali saranno in febbraio) mentre alcune sessioni di allenamento sono state cancellate per la pesanti piogge. Vicino c’è il Centro Sanki per gli sport come lo slittino, il bob e lo skeleton, a circa 700 metri di altitudine, che un anno fa era coperto da molta neve mentre il mese scorso ci sono stati problemi di pioggia e densa nebbia.

Negli ultimi mesi, inoltre, in una serie di eventi in preparazione delle prossime Olimpiadi, le cose non sono andate molto bene. Il mese scorso, alcune gare che erano in programma a Soči per i campionati del mondo FIS di snowboard cross e di skicross sono state annullate per mancanza di neve – che quest’anno è stata particolarmente scarsa, nelle località sopra la città – mentre nel 2011, al contrario, il campionato europeo di sci alpino è stato parzialmente cancellato per troppa neve. Durante i mondiali di slittino di un mese fa ha piovuto.

Il New York Times ricorda anche che la temperatura media di Soči a febbraio è di circa 10 °C, con il cielo spesso nuvoloso ma normalmente senza molta neve. Il mese scorso la città ha ospitato una gara nazionale di marcia, sport da Olimpiadi estive «che si è disputato nel periodo e nel luogo delle prossime Olimpiadi invernali».