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  • giovedì 14 Marzo 2013

La storia dell’aspirante cannibale americano

Un 28enne è stato condannato per la presunta intenzione di uccidere e mangiare delle donne, e la cosa fa discutere

Gilberto Valle, 28 anni ed ex agente della polizia di New York, è stato giudicato colpevole da una corte federale di Manhattan per avere progettato di sequestrare, violentare, torturare, cucinare e poi mangiare alcune donne, inclusa sua moglie.

La notizia della sentenza è stata ripresa da molti siti di news americani, sia per la crudeltà della cospirazione, sia perché potrebbe creare un importante precedente nella giurisprudenza americana: è stata giudicata l'”intenzione” di compiere un reato (senza però provarci nemmeno), e non l’atto di averlo effettivamente compiuto. In ogni caso la sentenza di condanna definitiva contro Valle è prevista per il 19 giugno.

La storia è iniziata a settembre dell’anno scorso, quando l’FBI aveva iniziato a indagare su alcune email e conversazioni in chat (in totale una trentina) trovate sul computer di Valle dalla moglie, Kathleen Mangan Valle. In queste conversazioni, che vanno dal gennaio al settembre 2012, Valle parlava con altri tre uomini di sequestrare, violentare, uccidere e mangiare alcune donne. Proprio la moglie ha denunciato alla polizia il contenuto di queste conversazioni. Un mese dopo, nell’ottobre 2012, Valle era stato arrestato, anche se nessuna delle donne menzionate nelle conversazioni aveva poi subito violenze da lui (alcune non lo avevano nemmeno mai conosciuto di persona, ma solo in chat): all’accusa di cospirazione si era aggiunta anche quella di violazione del database dei computer della polizia, che secondo gli accusatori era parte del piano di sequestri progettati da Valle. Da lì infatti Valle era intenzionato a prendere alcuni informazioni utili per perfezionare il suo piano.

Il verdetto è arrivato dopo due settimane durante le quali l’accusa ha mostrato immagini molto violente, soprattutto provenienti da un sito web frequentato da Valle, gestito da un venditore di gelati russo e con dei contenuti che sono stati definiti tra “fantasia e realtà”. Secondo quanto emerso dalla sentenza, la posizione di Valle si sarebbe aggravata una volta verificato che sul suo computer erano partite delle ricerche per alcuni materiali che potevano essere usati per sequestrare e mantenere imprigionata una persona: cloroformio, nastro adesivo, corde e una mannaia.

In una delle conversazioni mostrate alla giuria, Valle diceva a un altro uomo in chat: «Voglio che lei provi l’esperienza di essere cucinata viva. Dovrà essere legata come un tacchino. Sarà terrorizzata, urlerà e piangerà». In un’altra conversazione, Valle aveva ipotizzato il sequestro di una sua conoscente, che vivendo a casa da sola sarebbe stata una vittima “facile”; parlava di cucinarla, di condirla con olio di oliva e di usare la sua testa come centrotavola durante il pasto.

Nella sua arringa di giovedì, il pubblico ministero Hadassa Waxman ha detto alla giuria che Valle aveva «lasciato il mondo della fantasia ed era entrato nel mondo della realtà», citando delle mail in cui negoziava il prezzo per sequestrare alcune donne. La posizione della giuria è stata sintetizzata in maniera efficace dal procuratore di Manhattan, Preet Bharara: «Internet è un forum per uno scambio libero di idee, ma non concede l’immunità per chi progetta crimini e fa poi dei passi per compierli».

Secondo Julia Gatto, uno degli avvocati difensori di Valle, la giuria non è riuscita a superare l’orrore del piano criminoso, in particolare la parte della “cannibalizzazione”, e non è riuscita a dare un giudizio equilibrato. L’altro avvocato difensore, Robert Baum, ha detto che questa sentenza di colpevolezza potrebbe creare un “pericoloso precedente”: «Le persone quindi possono essere giudicate per i loro pensieri. E accusate per questo, che è ancora più triste a pensarci».

La sentenza assume ancora più importanza se si considera che i sistemi giudiziari di matrice anglosassone, di cosiddetta “common law”, sono basati molto di più sui precedenti giurisprudenziali che sui codici, o più in generale su leggi e altri atti normativi. Questa sentenza, che di fatto condanna anche solo l’intenzione di compiere un reato, potrebbe quindi essere utilizzata in futuro come “precedente” da applicare anche in altri casi.