Dagherrotipi rovinati

Una collezione di fotografie ottocentesche, rovinate dal tempo e mal conservate

Il dagherrotipo fu un tipo di fotografia inventato dal francese Louis-Jacques-Mandé Daguerre nel 1837, il primo metodo davvero popolare e commerciabile grazie all’idea che finalmente tutti (soprattutto la classe borghese in ascesa) potessero avere un ritratto, e che si potessero acquistare le fotografie di presidenti e politici, da conservare e mostrare.

Le lastre erano sottili, in rame, e con sopra dell’argento: il mercurio permetteva lo sviluppo e i sali fissavano l’immagine. I modelli dovevano restare fermi per alcuni minuti, perché i materiali dell’epoca non erano sufficientemente sensibili per impressionarsi in qualche frazione di secondo, quindi le persone ritratte spesso appoggiavano la testa su un supporto.

Tutte le fotografie qui sotto provengono dallo studio del fotografo statunitense Mathew Brady e sono una raccolta di dagherrotipi rovinati (proposta dal sito Public Domain Review) dove i soggetti diventano quasi spiriti anonimi, dove i segni trasformano l’immagine in qualcosa di astratto.
Mathew Brady è uno dei ritrattisti più conosciuti del Diciannovesimo secolo e diventò famoso per aver documentato la guerra civile americana guadagnandosi il soprannome di “padre del fotogiornalismo”.

Il velocissimo sviluppo della tecnica del dagherrotipo non ha permesso uno studio approfondito in materia: i cambiamenti tra una tecnica e l’altra e tra materiali differenti hanno fatto sì che gli esperti in giro siano pochi e che i cambiamenti di colore, gli scolorimenti e gli annerimenti siano spesso inarrestabili. Proprio il sale infatti, non è un materiale stabile nel tempo ed è particolarmente sensibile ad umidità, graffi, polvere, sfregamenti.

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