I sondaggi e il risultato delle elezioni

Nicola Piepoli, direttore dell'Istituto di sondaggi Piepoli, ha cercato di spiegare a Repubblica le differenze che ci sono state tra le previsioni e i risultati elettorali

Dopo i risultati delle elezioni di ieri, che in parte hanno mostrato risultati inattesi e per alcuni aspetti non previsti, si è aperta una discussione sulle previsioni fatte dai vari istituti di sondaggi nelle scorse settimane: sul risultato del Partito Democratico, inferiore a quanto previsto, sul risultato del Movimento 5 Stelle, superiore a quanto previsto e sulla rimonta del centrodestra. Oggi Repubblica ha intervistato Nicola Piepoli, direttore dell’Istituto Piepoli, uno dei più importanti istituti di sondaggi in Italia, che ha cercato di spiegare questo margine di differenza che si è verificato dopo lo scrutinio e l’assegnazione dei seggi parlamentari.

«Non c’è stata una rimonta di Berlusconi, lo avevamo dato al 22 per cento e così è stato. Il vero fenomeno inatteso è stato Grillo, più del 10 per cento della popolazione è entrato al seggio senza sapere cosa votare. E ha scelto lui. Era impossibile diagnosticare la grande emorragia di cinque punti della coalizione di centrosinistra». A parlare è Nicola Piepoli, direttore e fondatore dell’omonimo istituto di rilevazioni.

Direttore, con i vostri instant poll delle 15 ore avete illuso la compagine di Pier Luigi Bersani, dando alla sua coalizione la vittoria certa alla Camera e al Senato. Come è successo? «Un errore del genere capitò anche nel 2006. Gli instant poll sono interviste telefoniche, fatte per metà alla rete fissa e per metà sui telefonini, su un campione di decine di migliaia di persone. Non credo che qualcuno ci abbia mentito. Il problema è che nel caso del Movimento di Grillo non avevamo dei termini di paragone. Abbiamo dei correttori nei nostri modelli di sondaggio che funzionano solo se esiste una storicità».

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Foto: AP Photo/Alessandra Tarantino