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  • mercoledì 13 Febbraio 2013

I 100 anni di Giuseppe Dossetti

Il 13 febbraio 1913 nacque uno dei politici cattolici più importanti della storia italiana

Il 13 febbraio 1913, cento anni fa, nacque a Genova Giuseppe Dossetti, una delle persone più importanti per la politica e la cultura cattolica italiana del secondo dopoguerra. Importante, ma difficile da riassumere o semplificare: cattolico impegnato in politica ma spesso in rapporto difficile con la Chiesa, sostenitore della necessità di profonde riforme sociali ma con un rapporto altrettanto complicato con il PCI e con i rappresentanti più di destra del suo stesso partito, la Democrazia Cristiana. Fu membro dell’Assemblea Costituente, eletto mentre era un giovane professore di diritto canonico alla Cattolica, dopo essere stato fortemente critico verso il fascismo e aver partecipato alla Resistenza (fu presidente del CLN di Reggio Emilia). I conflitti interni alla DC e in particolare il suo scontro con De Gasperi gli fecero lentamente abbandonare le cariche pubbliche. Si dimise da deputato nel 1951.

Partecipò anche allo svolgimento del Concilio Vaticano II, come assistente del cardinale Lercaro di Bologna, che pochi anni prima era stato decisivo nel farlo candidare alle elezioni comunali di Bologna del 1956 contro Giuseppe Dozza, il sindaco di Bologna da oltre dieci anni. Dossetti perse e rimase consigliere di minoranza per tre anni, dopo di che si dimise e prese i voti: fondò la comunità religiosa della Piccola Famiglia dell’Annunziata a Monteveglio, sull’Appennino bolognese. Per diverso tempo non si espresse più pubblicamente sulle vicende politiche, fino al 1991, quando si oppose all’intervento in Iraq, e al 1994, quando fece diversi interventi molto decisi e fu tra i fondatori dei Comitati in difesa della Costituzione, contro le ipotesi di riforma da parte di maggioranze politiche, senza conferme popolari. Morì il 15 dicembre 1996.

Un mese fa Paolo Mieli aveva raccontato la sua storia e spiegato la sua importanza nella politica italiana degli ultimi decenni, recensendo un libro recente su di lui di Paolo Pombeni (qui un’intervista con Pombeni, che ha studiato per molti anni Dossetti). In occasione del centenario della nascita, sono in programma molte celebrazioni in diverse città italiane.

Alcide De Gasperi a parte, nella storia della Dc di questo dopoguerra nessuna personalità ha lasciato una traccia importante come quella di Giuseppe Dossetti (che quest’anno, nel centenario dalla nascita, sarà ricordato con manifestazioni di grande spessore). Forse proprio per il fatto che Dossetti fu un personaggio molto particolare, spesso non in sintonia con importanti settori della Chiesa e del suo partito. Il 5 marzo del 1949, De Gasperi così gli scriveva: «Sarei felice se mi riuscisse di scoprire ove si nasconda la molla segreta del tuo microcosmo, per tentare il sincronismo delle nostre energie costruttive… ma ogni volta che mi pare di esserti venuto incontro, sento che tu mi opponi una resistenza che chiami senso del dovere… e poiché non posso dubitare della sincerità di questo tuo sentimento, io mi arresto, rassegnato, sulla soglia della tua coscienza».

In Vaticano su di lui qualcuno esprimeva forti dubbi. Il 6 luglio di quello stesso 1949, il futuro cardinale Giuseppe Siri, vescovo di Genova, molto ascoltato da Pio XII, si rivolgeva per iscritto a monsignor Ronca, capo del cosiddetto «partito romano», per segnalargli come la corrente «che fa capo all’onorevole Dossetti» avesse queste caratteristiche: «Organizzazione propria e piuttosto fanatica fede in colui che è riguardato ispiratore e capo; azione di punta nel promuovere riforme sociali sulla cui piena giustizia non si è concordi e tutt’altro che sicuri; azione di critica nei confronti del partito e del governo, condotta in quella forma pubblica, spettacolare ed a tinta sabotatrice». Caratteristiche che rendevano inquieti molti suoi colleghi di partito.

(continua a leggere sul sito del Corriere della sera)

Foto: AP Photo/file