Una nuova causa contro Michael Jackson
Dopo averlo difeso per anni, quattro fratelli hanno raccontato di essere stati abusati sessualmente da bambini e chiesto un risarcimento

A febbraio quattro fratelli hanno fatto causa al Michael Jackson Estate, l’ente che amministra il patrimonio e i diritti di Michael Jackson, sostenendo di aver subito abusi da parte della popstar quando erano ancora minorenni. Jackson è morto nel 2009 ed era stato denunciato per la prima volta di violenze sessuali su minori all’inizio degli anni Novanta, ma queste accuse sono una novità. Si è cominciato a parlarne molto negli ultimi giorni perché le presunte vittime – Edward, Dominic, Marie-Nicole e Aldo Cascio – hanno raccontato tutto in un’intervista al New York Times.
Anche un quinto fratello, Frank Cascio, sostiene di aver subito abusi da Jackson, ma per non meglio specificati «motivi legali» ha detto che i suoi avvocati gli hanno consigliato di non unirsi alla causa. La tempistica dell’intervista del New York Times non è casuale: la settimana scorsa è infatti uscito al cinema Michael, il biopic dedicato a Michael Jackson e diretto da Antoine Fuqua con l’evidente obiettivo di riabilitare l’immagine pubblica del cantante, una strategia che il Michael Jackson Estate persegue da molti anni con relativo successo. In meno di una settimana il film ha incassato 218 milioni di dollari in tutto il mondo.
I Cascio conobbero Michael Jackson quando erano ancora dei bambini, e lo frequentarono per più di venticinque anni. Loro padre, Dominic Cascio, dirigeva un hotel di Manhattan dove la popstar soggiornava spessissimo, e negli anni Ottanta era diventato suo amico. Jackson andò a trovarlo spesso nella sua casa di Hawthorne, nel New Jersey: Cascio gli presentò la moglie Connie e i suoi cinque figli, che entrarono fin da subito in grande confidenza con lui.
Negli anni Novanta i fratelli Cascio frequentarono regolarmente il Neverland Valley Ranch, la gigantesca villa che Michael Jackson aveva acquistato a Santa Barbara, in California. Seguirono il cantante in alcuni tour e furono invitati a diversi suoi concerti insieme ai genitori, spesso con posti riservati nelle prime file.
Fino a qualche anno fa, i fratelli Cascio erano stati convinti sostenitori dell’innocenza di Jackson. Nel 2010 la nota conduttrice Oprah Winfrey invitò i genitori e tre di loro (Edward, Frank e Marie-Nicole, ai tempi già adulti) a una puntata del suo talk show dedicata a Michael Jackson, che era morto l’anno prima. Dissero che Jackson non aveva mai avuto atteggiamenti ambigui nei loro confronti, e che negli ultimi anni di vita il loro «amico» era diventato «un bersaglio» dell’opinione pubblica.
Nel 2011 Frank Cascio pubblicò un libro dedicato alla sua amicizia con Michael Jackson, intitolato Il mio amico Michael, in cui definiva le accuse nei confronti del cantante delle «sciocchezze». Presentò il libro anche in una puntata del noto programma di ABC Good Morning America andata in onda nel novembre di quell’anno, in cui fra l’altro si qualificò come «ex assistente personale» di Michael Jackson.
La causa civile (che non ha lo scopo di punire un crimine, ma di stabilire un risarcimento danni) è stata depositata il 27 febbraio presso il tribunale federale di Los Angeles, in California. Marty Singer, uno degli avvocati degli eredi di Jackson, l’ha definita «un disperato tentativo di estorcere denaro» e ha detto che i Cascio hanno cambiato «la loro versione dei fatti ripetutamente, a seconda degli interessi del momento».
Questo perché, dopo la morte di Jackson, alcuni membri della famiglia hanno ottenuto dei vantaggi economici dal loro rapporto col cantante. Oltre ai ricavi provenienti dal suo libro, Frank Cascio mise in vendita alcuni dei cimeli che Jackson gli aveva regalato. E Edward Cascio vendette i diritti di alcune canzoni inedite che Jackson avrebbe registrato nel seminterrato della casa di famiglia nel 2007, due anni prima di morire: le cosiddette “Cascio tracks”.
Furono pubblicate in un album postumo da Sony, ma nel 2022 sono state ritirate da tutte le piattaforme di streaming. La decisione è arrivata dopo anni di battaglie legali, tra cui una class action per frode commerciale intentata dai fan, i quali sostenevano che la voce non fosse di Jackson ma di un suo imitatore, Jason Malachi.

Frank Cascio durante una puntata di Good Morning America, 16 novembre 2011 (Donna Svennevik/Getty)
I Cascio hanno detto al New York Times che il libro, l’intervista con Winfrey e più in generale tutti i loro interventi pubblici in difesa del cantante sono «menzogne», e che durante l’infanzia furono manipolati da Jackson attraverso un «lavaggio del cervello» per diventare i suoi «soldati».
Hanno raccontato di aver compreso fin da subito che i comportamenti di Jackson fossero sbagliati, ma di non aver avuto il coraggio di denunciarlo perché intimoriti dalla sua fama. Hanno deciso di farlo dopo aver visto Leaving Neverland, documentario che nel 2019 portò all’attenzione di tutto il mondo le inquietanti testimonianze delle famiglie di due uomini, Wade Robson e James Safechuck, che accusarono Jackson di aver abusato sessualmente di loro per anni quando erano bambini.
– Leggi anche: Leaving Neverland, il discusso documentario su Michael Jackson
Tre dei quattro fratelli hanno descritto nel dettaglio gli abusi che avrebbero subito da Jackson. Aldo Cascio, oggi 35enne, ha raccontato che quando aveva 7 anni la popstar si stese nel suo letto mentre lui stava giocando ai videogiochi e cominciò a praticargli sesso orale.
Marie-Nicole, 39 anni, ha detto che Jackson abusò per la prima volta di lei quando ne aveva 12. Accadde nella casa di famiglia a Hawthorne, dove il cantante abitò per qualche mese dopo gli attentati dell’11 settembre. A volte Jackson la faceva spogliare e si masturbava davanti a lei, costringendola a divaricare le gambe.
Dominic, 39 anni, ha detto che quando aveva 8 anni andò in vacanza con Jackson a Disneyland Paris: in quell’occasione condivisero il letto, ed entrambi dormirono nudi.
Nessuno dei figli ha mai raccontato ai genitori cosa stesse succedendo fino al 2020, dopo la visione di Leaving Neverland. Questa versione è stata confermata anche in un’intervista dello scorso marzo che la madre, Connie Cascio, ha dato al canale televisivo GB News: «Avrei dovuto saperlo, e invece ne ero all’oscuro», ha detto.
I Cascio avevano intenzione di fare causa agli eredi di Michael Jackson già sei anni fa, ma alla fine raggiunsero un accordo extragiudiziale: il Michael Jackson Estate accettò di versare a ciascuno dei cinque fratelli 690 mila dollari all’anno per cinque anni, per una somma complessiva di circa 17 milioni di dollari. Gli avvocati del Michael Jackson Estate hanno detto di aver accettato l’accordo «a malincuore, per evitare che la famiglia di Michael, in particolare i suoi figli, fossero esposti a ulteriori false accuse».
Alla fine del 2024, poco prima del versamento dell’ultima rata prevista, i fratelli chiesero un ulteriore risarcimento da 213 milioni di dollari, che l’ente non aveva concesso. I Cascio hanno quindi deciso di fare causa.

Il produttore di Michael Jackson Teddy Riley (a sinistra) e Eddie Cascio nel 2010 (Jamie McCarthy/Getty)
Michael Jackson ricevette le prime accuse di abusi sessuali nel 1993 dai genitori di Jordan Chandler, che ai tempi aveva 13 anni. I due si erano conosciuti nel febbraio del 1992 tramite il patrigno di quest’ultimo, che aveva affittato un’auto al cantante. Il tredicenne lo accompagnò durante alcune date del Dangerous World Tour, durante le quali dormirono spesso insieme. Nel settembre del 1993 il padre, Evan Chandler, denunciò Jackson per molestie dopo che il figlio le aveva confessate a uno psichiatra. Durante le indagini, Jordan Chandler descrisse nei particolari i genitali di Jackson, corrispondenti secondo la polizia alla realtà. Il caso fu chiuso con un accordo extragiudiziale da 25 milioni di dollari.
Inizialmente il caso doveva essere raccontato nel finale del biopic Michael, che però è stato girato da capo e riscritto perché l’accordo di patteggiamento firmato con la famiglia Chandler contiene una clausola che vieta di citare il suo nome o raccontare la vicenda in qualsiasi film. La parte eliminata, comunque, era stata scritta per sostenere l’innocenza di Jackson e screditare i suoi accusatori.
Nel 2005 una giuria popolare assolse Jackson dall’unica causa penale in cui fu coinvolto: quella intentata dalla famiglia Arvizo, che lo aveva accusato di aver molestato il figlio minore, Gavin Arvizo, durante un soggiorno a Neverland.
Robson e Safechuck, i protagonisti di Leaving Neverland, hanno avviato una causa civile contro i dipendenti delle due società di produzione fondate da Jackson – MJJ Productions e MJJ Ventures, entrambe parte del Michael Jackson Estate – sostenendo che siano stati complici delle sue violenze, contribuendo a crearne i presupposti (per esempio lasciando che rimanesse da solo con loro) e non facendo nulla per evitarle. La questione dovrebbe finire in tribunale in California a novembre del 2026.
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