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  • lunedì 28 Gennaio 2013

È iniziato il processo sull’Operación Puerto

Cioè il più grande presunto caso di doping del ciclismo, che coinvolse 58 atleti e un medico, Eufemiano Fuentes, considerato a capo dell'organizzazione

È iniziato oggi il processo sull’Operación Puerto, considerato il più grande caso di doping nel ciclismo. Oltre ad aver coinvolto ben 58 ciclisti, tra cui Alberto Contador, Jan Ullrich e Ivan Basso, l’organizzazione è stata considerata tra le più innovative nel praticare nuovi metodi di doping, su tutti le trasfusioni di sacche di sangue appartenenti ai vari ciclisti.

Tra gli imputati c’è Eufemiano Fuentes, medico spagnolo specializzato in medicina dello sport, considerato tra i principali protagonisti a capo dell’Operación Puerto. L’indagine è stata avviata in Spagna nel febbraio 2006 e si è conclusa a maggio dello stesso anno, con l’arresto di Eufemiano Fuentes il 22 maggio, da parte della Guardia Civil: oltre a Eufemiano Fuentes, sono stati arrestati anche sua sorella Yolanda, i medici José Luis Merino e Alfredo Cordova, gli ex direttori sportivi di squadre di ciclismo Manuel Saiz, José Ignacio Labarta e Vicente Belda.

Il 23 novembre 2011 un giudice istruttore di Madrid ha rinviato a giudizio tutte e sette le persone fermate: secondo l’accusa, Fuentes era a capo di un’organizzazione che si dedicava alla gestione di “autoemotrasfusioni” e alla vendita di sostanze dopanti, come l’EPO, gli ormoni della crescita, gli anabolizzanti, pianificando programmi specifici di utilizzo per gli atleti coinvolti nell’indagine.

Sono passati quindi quasi sette anni da quando la polizia ha fatto irruzione negli uffici di Eufemiano Fuentes e sequestrato circa duecento sacche di sangue (usate per le trasfusioni), appartenenti a diversi ciclisti, con etichette e nomi in codice. In particolare, Eufemiano Fuentes, sua sorella e gli ex dirigenti sportivi imputati (su tutti Manolo Saiz, importante personaggio del ciclismo spagnolo che all’epoca lavorava per la Liberty Seguros), sono stati accusati di reato contro la salute pubblica.

Non sono invece stati accusati per aver infranto la legge antidoping, dato che in Spagna non esisteva al momento dell’arresto una legislazione specifica in materia. E non esiste ancora: il Parlamento ha avviato la discussione solo il 5 dicembre 2012. Per poter arrivare a una possibile condanna i procuratori dovranno dimostrare che le azioni compiute dagli imputati avrebbero potuto mettere a rischio la vita degli atleti in base al reato di salute pubblica: il fatto che dopassero i propri atleti non basterebbe, se fosse accertato in sede processuale.

Inoltre, sembra che le sacche di sangue trovate nei vari uffici e laboratori non appartenessero soltanto a ciclisti (molti di quelli coinvolti testimonieranno nel processo, come Alberto Contador, per esempio), ma anche a calciatori e tennisti. La polizia ha sequestrato una serie di elenchi cifrati di presunti clienti-atleti coinvolti nell’organizzazione, ma da questa decifrazione si è arrivati a soltanto a identificare 58 ciclisti professionisti. I nomi degli altri sportivi coinvolti non sono invece stati decifrati né resi noti. Per questo motivo il processo iniziato oggi si concentrerà soltanto sulle operazioni fatte nei confronti dei ciclisti. Il procuratore capo ha spiegato che sono gli unici atleti a cui si potrebbe essere in grado di risalire, per quanto riguarda le sacche di sangue trovate e poi sottoposte al test del DNA, ma questo ha generato molte discussioni e polemiche.

Eufemiano Fuentes ha sempre negato di aver compiuto operazioni illecite, ma ha ammesso durante l’interrogatorio delle indagini di aver collaborato con atleti di diversi sport, e quindi non soltanto ciclisti. Il processo dovrebbe andare avanti almeno fino a metà marzo: se saranno ritenuti colpevoli, gli imputati rischiano fino a due anni di carcere e due anni di squalifica professionale.

Foto: Eufemiano Fuentes (AP Photo/Andres Kudacki)