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  • lunedì 7 Gennaio 2013

I link sono protetti dal copyright?

Lo sostiene l'associazione dei giornali irlandesi, che vuole introdurre un sistema di licenze per chi linka verso i siti dei suoi iscritti

Negli ultimi giorni del 2012 l’annoso dibattito sulla tutela del diritto d’autore per i contenuti giornalistici si è arricchito di un nuovo tema di confronto in Irlanda. La Newspaper Licensing Ireland (NLI), una società senza scopo di lucro che tutela i diritti d’autore di giornali e riviste in Irlanda, ha richiesto secondo uno studio legale di Dublino che i link verso gli articoli online dei suoi iscritti siano resi a pagamento attraverso l’acquisto di una licenza. In pratica, se un sito vuole linkare come fonte o segnalare pubblicamente un pezzo sul sito dell’Irish Times dovrebbe pagare una certa somma di denaro per acquistare una licenza dalla NLI.

La notizia è iniziata a circolare il 30 dicembre 2012, quando lo studio legale McGarr Solicitors di Dublino ha pubblicato sul proprio blog la storia di uno dei suoi clienti, che si è visto ricevere la richiesta del pagamento di una tariffa. Women’s Aid, una associazione che si occupa della tutela delle donne, aveva ricevuto verso fine anno una serie di telefonate, lettere ed email con cui si spiegava che era necessario comprare una licenza perché il loro sito aveva pubblicato link verso particolari articoli di giornale. La richiesta era accompagnata da un elenco con le tariffe, che andavano da 300 sterline per 1 – 5 articoli fino a 1.350 sterline nel caso della presenza di link a più di 50 articoli di giornali online. In pochi giorni il tariffario e le richieste della NLI sono circolate molto online, soprattutto sui social network e tra numerosi blog, con gli utenti preoccupati dalla possibilità di dovere iniziare a pagare per potere inserire link verso particolari contenuti.

La NLI è stata fondata circa dieci anni fa dalla National Newspapers of Ireland (NNI), associazione che rappresenta 16 giornali nazionali irlandesi e 25 quotidiani locali. A livello internazionale fa parte dell’International Federation of Reproduction Rights Organisations, di cui sono membri per l’Italia la SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori) e l’AIDRO (Associazione Italiana per i Diritti di Riproduzione delle Opere dell’ingegno). La NLI ha quindi il compito di vendere le licenze per l’utilizzo dei contenuti a chi ne fa richiesta, così che i richiedenti ne abbiano titolo e non infrangano le leggi sul diritto d’autore.

In seguito al post pubblicato da McGarr Solicitors e dei molti commenti circolati online, la NNI il 4 gennaio ha diffuso un comunicato per chiarire la propria posizione sulla questione dei link a pagamento. NNI ricorda che la discussione sui link e sul fatto che un semplice collegamento, senza la presenza di nient’altro, possa costituire una violazione del copyright va avanti da tempo in Irlanda e che c’è una Commissione governativa che se ne sta occupando.

La legge irlandese sul diritto d’autore non contiene al momento articoli in cui viene detto esplicitamente che linkare un contenuto, con un semplice link e nient’altro (quindi non con una citazione integrale della pagina cui rimandano), non costituisce una violazione del diritto d’autore. La cosa ha portato alla nascita di due posizioni diverse sulla questione, anche con sentenze in tribunale che si contraddicono tra di loro, e per questo motivo la Commissione ha chiesto ai soggetti che si sentono chiamati in causa di inviare i loro pareri e le loro considerazioni in vista di una possibile modifica della legge.

Una newsletter sul dannato futuro dei giornali

Quelli della NNI hanno inviato una loro considerazione, sostenendo che l’attuale legge andrebbe mantenuta così com’è, senza nuovi articoli, e quindi orientata (secondo l’interpretazione che ne danno) a definire violazione del copyright la presenza di un link non autorizzato tramite licenza. È bene comunque ricordare che nessuna decisione è stata ancora assunta dalla Commissione, che sta valutando le diverse proposte ricevute.

NNI conclude ricordando che comunque alla Commissione è stato suggerito di usare due diversi criteri, anche se la legge così com’è può essere interpretata in modo univoco. In pratica, con la nuova proposta i singoli utenti potranno continuare a condividere e segnalare i link a scopo personale, mentre associazioni e società che li useranno per fini commerciali dovranno utilizzare il sistema delle licenze. Non è però ancora del tutto chiaro quali siano i confini dell’uso commerciale inteso dalla NNI, né come potrà essere applicato nella pratica di tutti i giorni il sistema.

Frédéric Filloux, che si è occupato della vicenda sul Guardian, spiega che probabilmente per i singoli utenti non cambierà molto e che difficilmente ci potranno essere richieste da parte della NNI per la rimozione o il pagamento di link. Il problema, ricorda Filloux, è comunque molto più diffuso e non interessa solamente l’Irlanda. Negli ultimi tempi, soprattutto in Francia per quanto riguarda l’Europa, molti siti di informazione hanno inserito una indicazione in cui si dice che “qualsiasi link non autorizzato verso il sito sarà considerato una violazione del copyright”. Nella realtà dei fatti queste restrizioni non sono poi applicate, e non si ha per ora notizia di casi in cui sia stato ottenuto il pagamento di una licenza o di qualcosa di simile per l’inserimento di un link.

La restrizione sui link può apparire controproducente per i siti di informazione che la adottano: meno collegamenti verso un proprio articolo equivale a un minore traffico, e di conseguenza a una ridotta possibilità di generare ricavi grazie alla presenza degli annunci pubblicitari. Secondo diversi osservatori, il sistema avrebbe però il vantaggio di limitare il lavoro automatico di catalogazione delle pagine da parte di aggregatori e di Google, che offre servizi ai propri utenti in cui sono mostrati link ed estratti degli articoli dei giornali online. Google mostra contestualmente a questi contenuti annunci pubblicitari, senza dare una quota dei ricavi derivanti ai giornali. In compenso, i siti dei giornali sono indicizzati gratuitamente e hanno più visibilità e probabilità che arrivino lettori sui loro articoli.

Se i link fossero considerati parte integrante di un articolo, e quindi tutelati dalle leggi sul diritto d’autore, Google dovrebbe rivedere il proprio sistema od ottenere costose licenze da parte delle associazioni degli editori. In tempi recenti la società ha avuto difficoltà in diversi paesi per il suo motore di ricerca delle news: dopo un contenzioso durato anni ha raggiunto un accordo in Belgio, molto discusso, e che costituisce una sorta di compromesso per non perdere la possibilità di indicizzare i giornali del paese.

Come ricorda anche Filloux, nel corso dei prossimi anni aumenterà sensibilmente la quantità di sistemi per aggregare e mettere insieme – con diversi formati – gli articoli dei giornali online. Alcuni aggregatori sono inoltre già dotati di algoritmi e codici per ricopiare gli articoli dai siti, modificarli e pubblicarli come nuovi contenuti con procedure quasi del tutto automatiche, e senza link e riferimenti alla fonte originale. E questo sarà un problema molto più complesso da affrontare, e che non può essere arginato con una legge sul copyright dei semplici link.