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  • mercoledì 2 Gennaio 2013

Com’è Zero Dark Thirty, il film sull’uccisione di Osama bin Laden

Lo racconta Paolo Giordano sul Corriere: la "più grande caccia all'uomo della storia"

Lo scrittore Paolo Giordano racconta oggi sul Corriere le reazioni del pubblico americano e le sue impressioni su Zero Dark Thirty, il nuovo film di Kathryn Bigelow, regista che ha vinto il premio Oscar per il suo precedente The Hurt Locker. Giordano ha visto il film a Los Angeles in una delle pochissime sale ad averlo in cartellone, dato che la sua distribuzione è stata finora molto lenta a causa delle numerose polemiche che ha sollevato. Il film racconta infatti la missione per catturare o uccidere Osama bin Laden dal punto di vista di un agente delle CIA e inizia con le registrazioni telefoniche delle persone intrappolate nel World Trade Center durante gli attacchi dell’11 settembre. Il film è stato acclamato dalla grandissima parte dei critici statunitensi ma ha ricevuto critiche soprattutto da politici americani perché mostra – erroneamente, secondo loro – che la tortura è stata fondamentale per trovare Bin Laden. In Italia uscirà il 7 febbraio.

Lo spettacolo delle otto di sera è già sold-out. Così risalgo sull’automobile e attraverso Los Angeles, da est a ovest, fino a un altrettanto gigantesco multisala. Arrivo al Century City con un’ora e un quarto di anticipo, ma i biglietti sono esauriti anche lì. Ne compro uno per l’ultima proiezione della notte, nonostante nei giorni scorsi non abbia resistito neppure una volta sveglio fino a quell’ora per la differenza di fuso orario. Ci sono ancora pochi posti da torcicollo in primissima fila – è lo stesso. Attendo per due ore, girovagando nel centro commerciale in fase di chiusura. Tale è la mia impazienza per il nuovo film di Kathryn Bigelow, Zero Dark Thirty , dopo che il suo precedente, The Hurt Locker , mi convinse nel 2010 a visitare la missione militare in Afghanistan e a scriverne, poi. E tale, a quanto sembra, è l’impazienza del pubblico californiano verso un film di cui si è parlato molto prima che uscisse, abbastanza da mettere in agitazione il mondo politico statunitense e a sollevare polemiche che ne hanno rinviato la diffusione, per il momento ancora limitata a una manciata di sale in tutto il Paese.

Nonostante i ritardi, il cartellone austero e muscolare di Zero Dark Thirty appare ovunque a Los Angeles: è il primo ad accoglierti se arrivi in città percorrendo la 101 da nord e da lì in poi si ripropone allo sguardo quasi quanto il manifesto di The Hobbit . «La più grande caccia all’uomo della storia», recita lo strillo in testa al titolo, e l’uomo in questione è Osama Bin Laden. Sappiamo tutti come la caccia è andata a finire. Cosa conosciamo meno è quello che K. Bigelow mette in scena in 157 minuti che iniziano al buio, con le registrazioni telefoniche delle persone intrappolate nel World Trade Center durante l’attacco dell’11 settembre, e proseguono in un crescendo di tensione fino alle 00.30 (zero dark thirty, in gergo militaresco) del 2 maggio 2011, quando Bin Laden viene giustiziato nel suo bunker ad Abbottabad, Pakistan. C’erano spettatori, tra i quali il sottoscritto, che avevano ceduto alla tentazione un po’ volgare dei popcorn, ma poco dopo l’inizio non si è più sentito neppure uno scricchiolio.

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