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  • venerdì 21 dicembre 2012

Il vecchio nuovo reportage del sito del New York Times

Un lungo speciale basato su sei mesi di lavoro e dedicato alla storia di una valanga fa discutere gli addetti ai lavori del giornalismo

Un articolo pubblicato giovedì sulla homepage del New York Times sta raccogliendo molti commenti e discussioni soprattutto tra chi si occupa dei destini dell’informazione online, dell’innovazione nel giornalismo, a prescindere da quello che l’articolo racconta.

“Snow fall” racconta la storia di una valanga che si verificò nella parte delle Catena delle Cascate, una catena montuosa dell’America Settentrionale, nello stato di Washington, uccidendo tre sciatori, e del gruppo di superstiti che riuscì a tornare a casa, il 19 febbraio del 2012.

Il New York Times ha costruito su quella storia un formato giornalistico innovativo per l’informazione online: uno speciale composto di un articolo molto lungo diviso in sei sezioni – il declino in rete del “long form journalism”, gli articoli lunghi, è molto discusso da anni – arricchito di video e grafici e contenuti diversi, e impaginato con grande accuratezza estetica e grafica. Un esperimento raro di “sfruttamento delle potenzialità del web”, come si dice, per produrre una forma tradizionale di reportage.

In tempi in cui le direzioni del giornalismo sono molto dibattute e misteriose, l’esperimento del New York Times è stato ripreso e analizzato sugli altri siti di notizie. Molti hanno lodato il tentativo e la gradevolezza formale della sua riuscita, altri si sono chiesti come sarebbe possibile mantenerla inserendo degli spazi pubblicitari (di cui il reportage è privo): il sito Lean Back dell’Economist ha ricordato un altro prodotto creativo dedicato qualche tempo fa dal sito ESPN a una storia di baseball. Derek Thompson dell’Atlantic ha tirato le fila dei complimenti che “Snow fall” ha ricevuto separando la bellezza del singolo prodotto giornalistico dalla complessità della sua produzione: “un regalo raro” che non ha a che fare col futuro del giornalismo, che sarà ben altre cose.

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