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  • domenica 16 Dicembre 2012

In Giappone hanno vinto i conservatori

I liberaldemocratici di Shinzo Abe hanno vinto con ampio margine le elezioni, il premier uscente Yoshihiko Noda ha ammesso la sconfitta

Aggiornamento, 16,35 – Il premier uscente Yoshihiko Noda del Partito Democratico ha ammesso la sconfitta e ha dichiarato che lascerà la guida del partito. Il Partito Liberal Democratico di Shinzo Abe, secondo gli ultimi exit poll ha ottenuto tra i 275 e i 300 seggi sui 480 che compongono la camera bassa.

Aggiornamento, 12.26 – Secondo i primi exit poll, il Partito Liberal Democratico conservatore ha vinto le elezioni con un margine molto ampio, circa 300 deputati su 480. Il Partito Democratico del premier uscente Yoshihiko Noda, in cui c’erano stati diversi abbandoni prima delle elezioni, avrebbe ottenuto tra i 60 e i 70 seggi.

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Oggi in Giappone si vota per le elezioni anticipate della Camera dei Rappresentanti, che è la camera bassa del Kokkai, il parlamento del paese. Si affrontano da una parte l’ex primo ministro Shinzo Abe (che fu eletto nel 2006 e si dimise nel 2007) del Partito Liberal Democratico (PLD) e dall’altra parte Yoshihiko Noda, l’attuale primo ministro del Partito Democratico, che aveva ottenuto la vittoria nel 2009 e la maggioranza alla camera bassa dopo cinquant’anni di governo dei liberal-democratici.

Sono previsti ai seggi circa 104 milioni di cittadini e secondo i primi dati l’affluenza sarebbe in calo rispetto alle elezioni del 2009. È probabile, secondo quanto hanno ipotizzato nelle ultime settimane i giornali giapponesi, che il Partito Liberal Democratico di Shinzo Abe riprenda la maggioranza della Camera dei Rappresentanti: la campagna elettorale è stata molto agguerrita, in particolare sui temi economici e di politica estera, un tema su cui i conservatori hanno puntato molto, dopo le tensioni con la Cina degli ultimi mesi per il controllo delle isole Senkaku-Diaoyutai.

Stando ai sondaggi, una gran parte degli elettori ha detto di essere indecisa: da una parte il Partito Democratico, che ha governato negli ultimi tre anni ma non è riuscito a gestire bene la crisi economica del paese ed è stato criticato per come ha gestito lo tsunami del marzo del 2011 e il conseguente disastro alla centrale nucleare di Fukushima; dall’altra parte la ricandidatura di Shinzo Abe, ex primo ministro, che l’Economist ha definito «un’aberrazione», considerando i fallimenti politici e gli scandali personali del suo breve mandato.

La campagna elettorale è stata incentrata soprattutto sulle riforme economiche di cui il paese ha bisogno, per cercare di mettere fine a circa venti anni di crisi. Gli altri temi discussi sono stati la politica nucleare, che rimane un fattore importante per l’economia giapponese, priva di risorse energetiche, e la gestione del disastro di Fukushima, una storia che non è per nulla chiusa per tutte le vicende, anche giudiziarie, che ne sono seguite. Il tema è diventato molto delicato ed emotivamente pesante in Giappone: proprio per la cattiva gestione del disastro, Naoto Kan, il primo ministro eletto nel 2009 e predecessore dell’attuale Yoshihiko Noda, aveva deciso di dimettersi ad agosto del 2011.

L’altro grande tema, che ha portato a un’importante perdita dei consensi del Partito Democratico al governo, è stata la gestione della crisi economica, in particolare dopo le forti proteste della popolazione per aver alzato l’imposta sui consumi dal 5 per cento al 10 per cento, una misura necessaria per cercare di diminuire il debito pubblico: secondo una stima del Fondo Monetario Internazionale, il rapporto tra il debito pubblico e il Prodotto Interno Lordo del Giappone è intorno al 230 per cento, cioè tra i più alti del mondo.

La Camera dei Rappresentanti del Giappone è composta da 480 membri, eletti per un mandato di quattro anni. Rispetto all’altro ramo del Parlamento, la Camera dei Consiglieri, ha maggiori poteri: per esempio, se le due camere si trovano in disaccordo sull’approvazione di una proposta di legge, la Camera dei Rappresentanti può approvare il provvedimento autonomamente, se si ottiene la maggioranza dei due terzi dei propri membri. Inoltre, ha il potere di approvare il bilancio e ratificare i trattati internazionali, oltre a quello di eleggere il Primo ministro; questi può decidere di scioglierla direttamente, com’è capitato spesso negli ultimi decenni, in cui non si è mai concluso pienamente alcun mandato a causa delle frequenti elezioni anticipate.

Foto: il primo ministro giapponese Yoshihiko Noda (Tadayuki YOSHIKAWA/AFP/Getty Images)