Il giorno dopo

Alfano conferma che il PdL voterà l'approvazione della legge di Stabilità e il decreto sull'ILVA, mentre sul sito del partito è iniziata la campagna elettorale

Dopo l’annuncio delle dimissioni del presidente del Consiglio Mario Monti, ieri sera, oggi è stata una giornata di attesa: delle prossime mosse dei partiti per le elezioni (soprattutto del PdL), ma anche della reazione dei mercati di domani, come ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. E soprattutto ci sono state le analisi e il racconto da parte dei giornali: sul Corriere della Sera, il direttore Ferruccio De Bortoli ha raccontato le «le ore drammatiche nella vita di un Paese che mai avremmo voluto scrivere», e su Repubblica Eugenio Scalfari ha analizzato le mosse «anti Europa e anti Napolitano» del partito di Silvio Berlusconi, che ieri ha deciso di candidarsi per la sesta volta a presidente del Consiglio. Angelino Alfano, il segretario del partito, ha spiegato che il PdL voterà per l’approvazione della legge di Stabilità e il decreto sull’ILVA assicurando di non voler mandare il paese allo «sfascio» e spiegando che «nel concreto cambia poco perché si tratta di anticipare di qualche giorno le elezioni dai primi di marzo a febbraio».

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18 – Questa sera Gianfranco Fini, il presidente della Camera, sarà ospite di Che tempo che fa, il programma di Fabio Fazio in onda su Rai 3 alle 20.10.

17.30 – Il socialdemocratico tedesco Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo, già celebre per l’accusa di kapò che Berlusconi gli aveva rivolto durante una seduta del Parlamento, ha commentato così la sua decisione di candidarsi a presidente del Consiglio: «Berlusconi è il contrario della stabilità e il suo ritorno può essere una minaccia per l’Italia e per l’Europa».

17.00 – Il conduttore televisivo Gianluigi Nuzzi segnala i presunti “volti nuovi” del futuro PdL.

 

16.30 – Intanto è ricominciata un’altra riunione dei vertici del PdL nella casa di Silvio Berlusconi ad Arcore. Alla riunione partecipa anche il presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni.

16.15 – Giorgio Napolitano si è dimostrato preoccupato per la reazione dei mercati: «vedremo cosa faranno», ha detto questa mattina, «parlerò solo tra 8 giorni alla cerimonia per i saluti alle Alte cariche e lì farò le mie valutazioni».

15.50 – Si parla molto in rete della foto pubblicata oggi dal Süddeutsche Zeitung per illustrare un articolo sul ritorno di Berlusconi.

15.40 – Repubblica riporta queste parole di Bruno Tabacci: «Io non ho mai dubitato che il professor Monti restasse nel campo della politica. Tant’è che credo che in continuità con Napolitano potrebbe essere un ottimo presidente della Repubblica», ha detto l’ex candidato alle primarie del centrosinistra, «penso che sarebbe auspicabile un’intesa con il centrosinistra che veda in lui un punto di tenuta davvero forte».

15.27 – Per iniziare a fare un bilancio del governo Monti, che ormai è l’ora, Massimo Mantellini – esperto di tecnologia e blogger del Post – ha scritto sul suo blog un commento sui fallimenti e le indecisioni del governo a proposito della cosiddetta “agenda digitale”.

I metodi del fallimento invece sono gli stessi per qualsiasi governo del Paese, il governo tecnico non ha fatto eccezione. Se una questione è complicata e fastidiosa, se riguarda temi inediti e oscuri, allora è argomento ideale per essere sottoposto ad un po’ di comitatologia. Se l’agenda digitale fosse stata percepita come un tema fondamentale il giorno dopo la nomina del Premier avremmo avuto una figura istituzionale (un ministro, un sottosegretario, chiamatelo come volete, in ogni caso una figura con grandi poteri) con chiaro mandato per occuparsene. Da noi Mario Monti ha fin da subito fatto capire che una simile figura non era necessaria ed ha buttato l’osso digitale dentro l’arena delle varie competenze ministeriali.

15.05 – Giorgia Meloni, che aveva deciso di candidarsi alle primarie del PdL, annullate dopo la decisione di Silvio Berlusconi di candidarsi a presidente del Consiglio, è tra gli esponenti più critici, all’interno del partito, su questo cambio di rotta.

 

14.30 – Il segretario del PdL Angelino Alfano ha detto al TG2, riguardo le ultime vicende politiche, che «nel concreto cambia poco perché si tratta di anticipare di qualche giorno le elezioni dai primi di marzo a febbraio», confermando che il PdL voterà l’approvazione della legge di Stabilità e il decreto sull’ILVA.

14.00  – Ora che si ricomincia a parlare di elezioni: una guida, per capire chi stabilisce quando votare, come, e che cosa succede negli altri paesi.

13.25 – Le reazioni su Twitter di alcuni leader politici all’annuncio delle dimissioni di Mario Monti.

 

 

 

13.00 – Sull’homepage del sito del Popolo della Libertà, da questa mattina, c’è un grafico che rivendica tutti i risultati degli ultimi due governi guidati da Silvio Berlusconi.

12.42 – Secondo alcune ipotesi che vengono fatte sui giornali di oggi, le prossime elezioni politiche potrebbero svolgersi a fine febbraio o, come detto ieri anche da Silvio Berlusconi, il 10 marzo prossimo. Venerdì scorso il programma Agorà su Rai Tre, aveva commissionato alla società SWG un sondaggio sulle intenzioni di voto. La domanda del sondaggio era: “Se alle prossime elezioni politiche si presentassero i seguenti partiti, a quale darebbe più probabilmente il suo voto?”. Le risposte:

Partito Democratico – 30,3
Movimento 5 stelle – 19,7
Popolo della Libertà – 13,8
Lega Nord – 6,0
Sinistra ecologia e Libertà – 5,6
Unione di Centro – 5,2
Italia dei Valori – 2,6
Fermiamo il Declino – 2,6
Verso la Terza Repubblica – 2,4
Rifondazione Comunista e PDCI – 2,1
Futuro e Libertà – 1,8
La Destra – 1,6
Lista Bonino-Pannella – 1,1
Partito Socialista Italiano – 0,6
Verdi e Animalisti Europei – 0,5
Alleanza Per l’Italia – 0,3
Altro partito di centro sinistra – 0,2
Un altro partito di centro destra – 2,6
Altro partito – 1,0

Indecisi e non rispondenti – 26,0
Astenuti, bianche e nulle – 17,0
Indecisi più astenuti – 43,0

12.30 – Il sito di TGCOM24 ha fatto una lista dei provvedimenti, tra decreti legge da convertire e disegni di legge in discussione, che a causa dello scioglimento delle Camere potrebbero essere lasciati in sospeso. Oltre alle leggi che molto probabilmente saranno approvate (legge di Stabilità, decreto sull’ILVA, decreto sviluppo), ce ne sono alcune in bilico e altre che sicuramente non faranno in tempo ad essere votate.

RECUPERABILI NELLA LEGGE DI STABILITA’
Decreto milleproroghe
Dovrebbe agganciarsi alla legge di stabilità il “milleproroghe” di fine anno. Un emendamento dei relatori concede sei mesi in più per i concorsi pubblici e alcune deroghe per gli ingressi nel comparto sicurezza, nelle università e nella ricerca.
Decreto salva infrazioni
Il decreto salva infrazioni Ue, approvato dal Consiglio dei Ministri, è destinato a entrare a fare parte del pacchetto stabilità per evitare la mancata conversione. Si potranno così sanare quattro procedure di infrazione e dare attuazione alle disposizioni di Bruxelles in materia di fatturazione Iva, congedo parentale a ore e farmacovigilanza.
Decreto Tfs degli statali
Nella legge di stabilità arriverà quasi certamente il ripescaggio del decreto 185 sulla “liquidazione” dei dipendenti pubblici. Adeguandosi alla sentenza della Consulta 223/2012 viene stabilito che il trattamento di fine servizio (Tfs) non sconti più il prelievo forzoso del 2,5% che è stato introdotto nel 2010 e che va restituito.
Delega fiscale
Nella legge di stabilità potrebbe finire anche una parte della delega fiscale, ancora in attesa che la V commissione del Senato sblocchi la questione pregiudiziale.

(Continua a leggere sul sito di TGCOM24)

12.20 – Sulla Repubblica di oggi Eugenio Scalfari commenta il «gesto» di Mario Monti, spiegando come dietro a questa decisioni ci siano stati i «ricatti» di Berlusconi e gli attacchi degli ultimi mesi del suo partito, che avrebbero «impedito al governo di governare». Sulla strategia messa in pratica da Berlusconi, in vista delle elezioni, Scalfari sostiene che la posizione dell’ex premier sia quella di cavalcare l’antagonismo, contro l’Europa e contro il presidente Napolitano.

Voleva rappresentare i moderati, ma quali moderati? I voti dei quali va in cerca non hanno nulla di moderato. La sua posizione si affianca a quella di Grillo: anti-Monti, anti – Europa, anti-tasse, anti-euro, anti-riforme. Ed anche anti-Napolitano che, pur restando rigorosamente “super partes”, aveva garantito all’Europa il mantenimento degli impegni presi, affiancandoli con quell’equità sociale e quel rilancio degli investimenti e dell’occupazione che ora sono le stesse Autorità europee a chiederci, a cominciare dagli stimoli quasi giornalieri di Mario Draghi.

12.oo – La notizia dell’annuncio delle dimissioni di Monti viene commentata dai principali siti d’informazione e nelle prime pagine dei giornali europei. Oltre al tema politico, c’è anche quello della ripercussione di questo annuncio sull’economia, dall’apertura della Borsa, domani, e all’andamento dello spread dei prossimi giorni, come spiega il Financial Times.

11.54 – Il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, ha scritto oggi un articolo, che è molto di più che un semplice editoriale, in cui racconta le «ore drammatiche nella vita di un Paese che mai avremmo voluto scrivere». C’è il racconto della giornata di ieri, con toni molto drammatici e di partecipazione per Giorgio Napolitano e Mario Monti.

Questa è la cronaca di ore drammatiche nella vita del Paese che mai avremmo voluto scrivere. Un governo muore così. Nella Festa dell’Immacolata, a mercati chiusi, ma a occhi ben aperti di una comunità internazionale che non capisce e da lunedì ci farà pagare un prezzo assai alto. La ridiscesa in campo del Cavaliere aveva già prodotto, dalla convulsa serata di mercoledì, un terremoto inarrestabile, ma sono state le parole di Alfano pronunciate venerdì alla Camera a far cadere le ultime resistenze del Professore. Ricorda un dispiaciuto presidente della Repubblica al termine del lungo colloquio di ieri, nel quale il premier uscente gli ha manifestato, con cortesia e fermezza, la propria volontà di dimettersi, che tutto è cominciato alla fine del Lohengrin alla Scala nella serata di Sant’Ambrogio, dopo quella prima alla quale, forse con anziana preveggenza, aveva deciso di non partecipare.

11.35  – Ieri, Mario Monti prima di incontrare Giorgio Napolitano ed esprimere la sua volontà di dimettersi, aveva detto che la situazione politica era «gestibile». Inoltre, aveva sottolineato l’importanza dei provvedimenti presi dal suo governo nell’ultimo anno contro la crisi e criticato l’approccio di alcuni esponenti politici, non citati esplicitamente, che ricercano il consenso «attraverso la presentazione di promesse illusorie»

11.14 – Ieri Silvio Berlusconi ha confermato la sua volontà a candidarsi a presidente del Consiglio (e ha riattivato la sua pagina Facebook, con quattro status in poche ore): ha criticato il governo, annunciando di tornare in campo per vincere le elezioni.

11.00 – Monti ha detto che si dimetterà dopo l’approvazione della legge di stabilità. Ma oltre a quella, è probabile che prima che siano sciolte le Camere siano votati e approvati altri provvedimenti come la seconda parte del decreto sviluppo, che deve essere convertito in legge entro il 18 dicembre, e il decreto sull’ILVA di Taranto, che dovrebbe essere votato dalla Camera il 15 dicembre e passare poi al Senato.

10.51 – Intanto, ieri sera Fermare il Declino (il movimento politico di Oscar Giannino) ha annunciato che presenterà una lista alle prossime elezioni politiche.

10.42 – Le prime pagine dei giornali di oggi sull’annuncio delle dimissioni di Monti: chi si affida ai giochi di parole, con titoli come Ko tecnico e Viale del tramonti, chi invece mantiene una linea più ostile, con Si dimette. Finalmente.

10.20 – Questo era il calendario del percorso parlamentare della legge di stabilità (la legge che Monti ha detto di voler approvare prima di dimettersi) fino a ieri: è stata approvata dal Consiglio dei ministri il 9 ottobre scorso e ora si trova all’esame della commissione Bilancio del Senato. La votazione al Senato era prevista per il prossimo 18 dicembre, prima di passare alla Camera per l’ultimo voto, più o meno, sotto Natale.

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Il presidente del Consiglio Mario Monti si dimetterà dopo «l’approvazione delle leggi di stabilità e di bilancio». Dopo l’incontro con Napolitano, ieri sera, è stata diffusa una nota del Quirinale in cui c’è scritto che, secondo il presidente del Consiglio, la decisione categorica del PdL di astenersi nei confronti del governo «costituisce, nella sostanza, un giudizio di categorica sfiducia nei confronti del Governo e della sua linea di azione». Il riferimento è al discorso di Alfano fatto alla Camera venerdì scorso, in cui aveva detto che l’esperienza del governo tecnico fosse «conclusa», promettendo però di votare la legge di stabilità.

Monti, come riportato nella nota del Quirinale, verificherà prima di tutto se sarà effettivamente possibile approvare i provvedimenti o se i partiti vogliono «assumersi la responsabilità di provocare l’esercizio provvisorio, rendendo ancora più gravi le conseguenze di una crisi di governo, anche a livello europeo».

Foto: AP Photo/Gregorio Borgia