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  • giovedì 1 Novembre 2012

Che fine hanno fatto i ratti di New York, dopo Sandy?

Moltissimi sono morti, hanno detto le autorità al New York Times, ma i più forti e grossi sono emersi in superficie

New York, come si sa, è abitata da milioni di topi che ne frequentano le strade, gli scantinati e i sotterranei della metropolitana. Secondo il Dipartimento della Salute di New York, il passaggio della tempesta Sandy ha avuto un forte impatto sulla popolazione dei ratti nella città. Un portavoce del Dipartimento ha spiegato al New York Times che è probabile che una grossa percentuale di ratti sia morta annegata: «sono ottimi nuotatori ma soprattutto i più piccoli annegano facilmente».

Il biologo Bora Zivkovic, nel suo blog su Scientific American, ha provato a rispondere alle domande sul destino dei ratti con parecchi dati e una maggiore cura scientifica, anche se l’articolo precisa subito che la ricerca ha dei limiti evidenti. Il primo è che nessuno sa quanti siano i ratti di New York e pare che non ci siano mai state neppure serie ricerche scientifiche al riguardo. Una leggenda metropolitana molto diffusa parla di un topo per abitante, ma questa proporzione (ripresa anche da organizzazioni ufficiali e persino dalle Nazioni Unite, dice Zivkovic) viene da una ricerca nelle campagne inglesi all’inizio del Novecento e non ha nessuna affidabilità.

Nel 1949, il biologo Dave Davis catturò e intrappolò parecchi ratti nel corso di un suo studio sistematico, e ne stimò la popolazione complessiva  nella città di New York in soli 250 mila esemplari, ma altre stime arrivano addirittura a 32 milioni.

Un’altra cosa da sapere è che i ratti non sono distribuiti ugualmente nella città e si concentrano nelle zone più povere e dove ci sono più ristoranti (ovvero cibo). E poi possono passare tutta la loro vita senza emergere mai in superficie: di solito restano vicini al luogo dove sono nati e non si allontanano mai più di poche decine di metri. Zivkovic ricorda anche una regola di base: se durante il giorno si vede un ratto in superficie, vuol dire che la popolazione sotterranea è enorme.

Su quel che è successo durante l’uragano, Zivkovic distingue tra gli animali che erano già in superficie e quelli invece in qualche tunnel sotto il livello del suolo: i primi sono probabilmente rimasti vivi e si sono lasciati trasportare dalla corrente, dato che i ratti sono ottimi nuotatori e sono in grado anche di andare in immersione. Per gli altri, quelli nei tunnel sotterranei, le cose devono essere state parecchio più difficili, perché l’acqua scendeva con flussi piuttosto consistenti dall’alto, rendendo difficile risalire in superficie. Parecchi dei più grossi e forti devono avercela fatta, comunque, visto che molti ciclisti hanno segnalato la presenza di numerosi gruppi di ratti in diverse zone della città.

Ma gli allagamenti sono stati limitati – ad alcuni tunnel della metropolitana, ad esempio, dove si presume che vivano parecchi ratti – e gran parte della città non è stata allagata, per cui gran parte degli animali deve essere riuscita a sopravvivere dove si trovava. Chi è annegato con più facilità, conclude Zivkovic, sono i ratti che vivevano in anfratti molto nascosti e difficilmente raggiungibili, che sono stati sommersi senza avere una facile via d’uscita. Sono anche i ratti che non salgono mai in superficie e che probabilmente gli abitanti non avrebbero mai incontrato.

Da sopra, possiamo pensare che molti ratti siano sopravvissuti. Alcuni non sono mai stati colpiti dagli allagamenti. Alcuni erano già in superficie e sono riusciti a correre o a nuotare in un luogo rialzato. Alcuni conoscevano la strada per raggiungere il livello del suolo e l’hanno raggiunto. I ratti sono intelligenti e furbi: se potevano trovare il modo di nascondersi o scappare, lo hanno fatto.