Le linee guida per i giornalisti del New York Times sui social network

«I lettori assoceranno inevitabilmente con il giornale qualsiasi cosa pubblichiate sui social media», quindi regolarsi di conseguenza

Ieri Margaret Sullivan, da circa un mese nuovo public editor del New York Times, ha scritto un articolo che riguarda il comportamento che i giornalisti devono tenere sui social network. Sullivan riporta una lettera di uno dei responsabili degli standard giornalistici, Philip B. Corbett, sulle linee di condotta raccomandate dal giornale, ma aggiunge che alcuni giornalisti le trovano «molto generiche» e altri sembravano non conoscerne l’esistenza. La questione è tornata di attualità dopo che un freelance del New York Ttimes Magazine ha litigato pesantemente con una scrittrice che lo aveva criticato per le domande di un’intervista.

Colleghi,

mentre continuiamo ad aumentare i nostri sforzi nel settore dei social media, vi ricordo i principi di lunga data del Times che si applicano ai nostri giornalisti e agli altri membri della redazione. Come sapete, abbiamo deliberatamente deciso di mantenere le nostre istruzioni ampie e semplici.

Per prima cosa, dovremmo sempre trattare Twitter, Facebook e le altre piattaforme dei social media come attività pubbliche. Ogni cosa che viene messa online può essere facilmente condivisa con un pubblico molto più ampio, al di là delle vostre impostazioni di privacy e della lunghezza della lista di chi vi segue.

In secondo luogo, siete giornalisti del Times e il vostro comportamento online dovrebbe essere appropriato a quello di un giornalista del Times. I lettori assoceranno inevitabilmente con il Times qualsiasi cosa pubblichiate sui social media.

Questi due principi basilari dovrebbero essere abbastanza per indicarvi che cosa fare nella maggior parte delle situazioni. Siate attenti. Abbiate cura di evitare che qualsiasi cosa diciate online mini la vostra credibilità come giornalisti. I membri della redazione dovrebbero evitare di scrivere pezzi di opinione o di promuovere prese di posizione politiche. E dovremmo essere civili, anche nelle critiche, evitando attacchi personali e osservazioni offensive.

Se il territorio può essere nuovo, non lo sono però questi principi. La nostra politica di Etica giornalistica dice questo, a proposito del rapporto con il pubblico:

Trattiamo i nostri lettori in privato non meno rispettosamente di quanto facciamo in pubblico. Ci si aspetta che questo principio venga onorato da chiunque abbia a che fare con i lettori, nella consapevolezza che, in fin dei conti, i lettori sono i nostri datori di lavoro. Bisogna essere civili sia che uno scambio avvenga personalmente, sia che avvenga per telefono, per lettera o online.

Oppure, come suggeriscono le linee guida altrove: quando siete in dubbio, chiedetevi se una data azione potrebbe danneggiare la reputazione del Times. Se è così, è probabilmente una cattiva idea.

Come tutte le nostre linee guida che riguardano l’etica di comportamento, questi principi si applicano anche ai freelance, per il loro lavoro che è collegato al Times. I lettori non fanno distinzione in base alle firme e chi collabora regolarmente, in particolare, è associato molto strettamente al Times. I caporedattori hanno la responsabilità di assicurarsi che i freelance capiscano i loro doveri nella protezione della reputazione del Times.

Consideratemi a disposizione per qualsiasi vostra domanda in materia.

Grazie.

Phil

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