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  • mercoledì 10 ottobre 2012

La Scozia voterà il referendum sull’indipendenza nel 2014?

L'accordo finale dovrebbe essere firmato la prossima settimana ma è dato per fatto: se vinceranno i sì, la separazione sarà effettiva dal 2016

Ieri il primo ministro britannico David Cameron e il primo ministro scozzese Alex Salmond avrebbero raggiunto un accordo (definito storico) per votare con un referendum la separazione della Scozia dal Regno Unito. Dopo una trattativa durata quasi due anni, i ministri dei due governi si sono incontrati a Edimburgo: i funzionari di entrambe le amministrazioni sono stati incaricati di occuparsi degli ultimi dettagli tecnici, dopodiché i primi ministri si incontreranno nuovamente all’inizio della prossima settimana per firmare l’accordo finale.

La notizia è stata confermata a Sky News da un ministro del governo britannico, David Mundell, che ha annunciato «Westminster darà al Parlamento scozzese il potere di tenere un referendum con un unico quesito» seguito dalle scelte “yes” e “no”. La domanda sarà:

Do you agree that Scotland should be an independent country?
(“Siete d’accordo che la Scozia diventi una nazione indipendente?”)

Lo stesso ministro ha anticipato che il voto avverrà «nell’autunno del 2014», a 700 anni dalla battaglia di Bannockburn (23-24 giugno 1314) con la quale, durante la prima guerra di indipendenza scozzese, venne di fatto conquistata l’indipendenza  dall’Inghilterra, poi proclamata formalmente nel 1328 con la firma del trattato di Edimburgo-Northampton.

Secondo un sondaggio pubblicato lunedì scorso sullo Herald Scotland e realizzato dalla società TNS BMRB, il 53 per cento degli scozzesi non sarebbe però favorevole all’indipendenza, contro il 28 per cento che la sosterrebbe. L’opzione a cui la maggior parte degli scozzesi risulterebbe favorevole, sempre stando ai sondaggi, è la cosiddetta devo max (“indipendenza leggera”), cioè la completa autonomia fiscale all’interno del Regno Unito e la possibilità del parlamento scozzese di legiferare in ogni ambito eccetto la difesa e la politica estera, che rimarrebbero competenza del Regno Unito. Al momento, il parlamento ha competenza su tutte le politiche che riguardano l’istruzione, la salute, le tasse locali, i trasporti, l’ambiente e l’ordine pubblico.

Alex Salmond, il primo ministro scozzese leader dello Scottish National Party che detiene la maggioranza al Parlamento locale, è stato il principale promotore della consultazione adattandosi a sostenere (visti i sondaggi) la versione più moderata dell’indipendenza. Forte delle stesse cifre, il primo ministro britannico David Cameron aveva da subito promosso la versione della singola domanda sull’indipendenza senza condizioni che sembra aver prevalso. Salmond ha ora due anni per cercare di rovesciare i sondaggi. Se dovessero vincere i sì, l’indipendenza sarà effettiva dal 2016.

(Come sarà il referendum sull’indipendenza della Scozia)

La questione politica principale in gioco non sarebbe comunque l’indipendenza formale dal Regno Unito, ma dare alla Scozia un miglioramento decisivo della sua situazione economica e una chiara prospettiva per il suo futuro: avendo in mano il controllo delle tasse, per esempio, la leva fiscale potrebbe essere utilizzata per aumentare la competitività e attrarre investimenti. Oggi la Scozia riceve molti contributi statali per la sua economia che gli inglesi farebbero volentieri a meno di versare. Ma c’è chi sostiene che non sia in realtà l’Inghilterra a sovvenzionare la Scozia, quanto il contrario. C’è infatti la questione del petrolio dei mari intorno alla Scozia: i profitti per l’estrazione di petrolio nel Mare del Nord rappresentano infatti una delle entrate principali per le casse del governo britannico.

La storia dell’indipendentismo scozzese

Foto: Alex Salmond e David Cameron a Edimburgo il 16 febbraio del 2012.
(DAVID CHESKIN/AFP/Getty Images)

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