La valuta iraniana è crollata

Il rial ha perso il 40 per cento nell'ultima settimana, anche per via delle sanzioni: oggi ci sono stati scontri a Teheran davanti alla Banca Centrale

Oggi a Teheran, la capitale dell’Iran, ci sono stati alcuni scontri tra polizia e gruppi di manifestanti, scesi in piazza per protestare contro la crisi della valuta iraniana, che negli ultimi giorni ha perso molto del proprio valore. Diversi testimoni hanno spiegato alla BBC che i manifestanti si sono radunati davanti alla sede della Banca Centrale iraniana, chiedendo le dimissioni del suo governatore e urlando slogan contro il governo. Non si sa di preciso quanti fossero, ma diverse agenzie di stampa parlano di almeno un centinaio di persone. La polizia è intervenuta per disperdere i manifestanti e ci sono stati alcuni scontri.

Diversi negozi nella zona centrale della città hanno chiuso in concomitanza con la manifestazione, in segno di solidarietà con chi protestava davanti alla Banca Centrale. Tuttavia, il responsabile dell’associazione dei commercianti della zona ha dato una versione ufficiale diversa: ha detto che i negozi sono rimasti chiusi per motivi di sicurezza, con i negozianti intimoriti dalla possibilità che i manifestanti potessero far danni durante gli eventuali scontri con le forze di polizia. Alcune persone sono state arrestate.

Nel corso dell’ultima settimana il rial, la moneta iraniana, ha subito numerose fluttuazioni ed è arrivato a perdere il 40 per cento del proprio valore. Lunedì scorso erano necessari 34.800 rial per acquistare un dollaro, mentre il lunedì della settimana prima erano sufficienti 24.600 rial. Una riduzione così netta e in un breve arco di tempo non era prevista, ma gli analisti spiegano che l’economia del paese è da tempo sotto forte stress. Da un lato a causa delle sanzioni economiche stabilite dai paesi occidentali, che vogliono ostacolare i piani sul nucleare dell’Iran, nati ufficialmente per scopi civili ma riguardo i quali si temono intenzioni diverse e bellicose. Dall’altro ci sono le preoccupazioni per l’economia degli stessi cittadini iraniani, che hanno portato almeno in parte alla cosiddetta corsa agli sportelli.

Chi ha somme di denaro dubita che l’attuale governo sia in grado di gestire e superare il momento di crisi economica, di conseguenza cerca di mettere al sicuro i propri capitali utilizzando valute più solide e affidabili a partire dal dollaro statunitense. La Banca Centrale a fine settembre ha introdotto alcune nuove politiche tese a rendere più stabile la valuta, ma ha fallito e probabilmente ha innescato l’effetto contrario. Il nuovo sistema prevede l’utilizzo di una sorta di centrale per la gestione dei cambi con l’estero, in grado di applicare tassi di cambio più favorevoli per chi importa nel paese beni di prima necessità come alimentari e medicine.

Il cambiamento ha fatto aumentare le preoccupazioni degli investitori sulle effettive condizioni dell’economia iraniana. Sul New York Times spiegano, inoltre, che la Banca Centrale ha probabilmente dato informazioni contraddittorie sulle proprie riserve, cosa che ha messo ulteriormente in allarme gli operatori finanziari. Da qui l’abbandono dei rial alla ricerca di monete più stabili.

Chi vive in Iran teme ora che le precarie condizioni del rial possano portare a una forte inflazione, con la conseguenza di dover spendere molto più denaro per ottenere particolari beni e prodotti, specialmente se importati. Diecimila lavoratori hanno di recente inviato una petizione al ministro del Lavoro per lamentare la riduzione del potere d’acquisto della valuta e richiedendo azioni concrete, se necessario tese anche a ottenere una riduzione delle sanzioni economiche dell’Occidente.

Secondo diversi analisti, la perdita di valore del rial è uno degli effetti più evidenti delle sanzioni, fino a ora criticate perché ritenute poco efficaci nel rallentare il presunto processo di armamento atomico dell’Iran. La protesta di oggi potrebbe essere il segnale di un crescente malcontento tra la popolazione, soprattutto nei confronti di Mahmoud Ahmadinejad. Il presidente iraniano cerca, comunque, di sfruttare le sanzioni per fare propaganda contro i paesi occidentali e distogliere l’attenzione dalle politiche economiche poco efficaci adottate in questi mesi nel paese, sotto il suo controllo.

(AFP/GettyImages)