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  • mercoledì 12 Settembre 2012

Gli avvisi sottovalutati sull’11 settembre

Il giornalista americano Kurt Eichenwald sul New York Times fornisce nuovi argomenti alla tesi per cui l'amministrazione Bush snobbò gli avvertimenti della CIA

Il giornalista americano Kurt Eichenwald in un articolo sul New York Times ha raccontato di aver avuto la possibilità di leggere alcuni rapporti della Central Intelligence Agency (CIA), l’agenzia di spionaggio per l’estero degli Stati Uniti, precedenti agli attacchi terroristici dell’11 settembre e ancora secretati. Questi rapporti confermano quanto emerso da alcuni altri rapporti già diffusi negli scorsi anni, e cioè che le autorità americane nei mesi precedenti alle stragi ricevettero degli indizi riguardo alla possibilità e alla preparazione di un imminente grave attentato.

Il 10 aprile del 2004 la Casa Bianca rese pubblicò il President’s Daily Brief  (PDB) del 6 agosto 2001, il rapporto quotidiano del Presidente, un documento top secret che serve a informare il presidente e i suoi più stretti collaboratori su tutte le situazioni di politica estera che richiedono una particolare attenzione. A cinque settimane dagli attacchi terroristici alle Torri Gemelle e al Pentagono, il mattino del 6 agosto il presidente degli Stati Uniti George W. Bush ricevette il documento, che si intitolava: «Bin Laden vuole attaccare gli Stati Uniti». I funzionari del governo Bush si sono sempre difesi sostenendo che il documento si riferisse esclusivamente a una valutazione della storia recente di al Qaida, non a un avvertimento di un attacco imminente.

Il giornalista Eichenwald nel suo articolo dice che, avendo potuto leggere altri documenti ancora riservati, ha capito che il rapporto del 6 agosto poteva essere preso molto più sul serio. I primi avvertimenti al presidente Bush sulla possibilità di un attacco da parte di al Qaida iniziarono già nella primavera del 2001. Il primo maggio la Casa Bianca ricevette un rapporto secondo il quale un gruppo di terroristi negli Stati Uniti stava progettando un attentato. Il 22 giugno la CIA riferì che l’attacco poteva essere imminente, anche se non potevano dire con precisione quando sarebbe successo.

Alcuni funzionari della Casa Bianca, secondo Eichenwald, considerarono quelle affermazioni poco credibili. Un funzionario ex membro dell’amministrazione Bush ha detto a Eichenwald che secondo il governo – e soprattutto secondo i neocon, influente corrente di pensiero nell’amministrazione – Osama bin Laden stesse fingendo di organizzare un attentato terroristico per distogliere l’attenzione degli Stati Uniti da Saddam Hussein. I funzionari della CIA non erano d’accordo con questa interpretazione, sostenendo che un fondamentalista islamico come bin Laden non avrebbe collaborato con Saddam Hussein, un laico iracheno.

Un nuovo rapporto del 29 giugno invitava di nuovo l’amministrazione Bush a occuparsi di al Qaida e spiegava che gli Stati Uniti non erano il bersaglio di una campagna di disinformazione costruita ad arte da bin Laden. Il rapporto del 1 luglio diceva che l’operazione era stata rimandata, ma che in ogni caso qualcosa sarebbe successo al più presto. Lo stesso giorno Ibn Al-Khattab, un rivoluzionario estremista saudita noto per aver combattuto con i ribelli ceceni e per i suoi legami con al Qaida, disse ai suoi seguaci che presto sarebbe successo qualcosa di molto importante: l’informazione arrivò alla CIA, che la incluse nei suoi rapporti per il presidente.

Il 24 luglio venne comunicato a Bush che l’attacco era ancora in fase di preparazione ma era stato rinviato. Un funzionario dell’intelligence ha raccontato al giornalista del New York Times che Bush era in ogni caso convinto di non dover prendere ancora particolari provvedimenti e si limitò a chiedere una più ampia analisi su al Qaida, che gli venne consegnata dall’intelligence il 6 agosto.

Dopo gli attacchi dell’11 settembre, i funzionari dell’amministrazione Bush si sono difesi dicendo che non gli era mai stato comunicato nè dove nè quando l’attacco si sarebbe verificato. Eichenwald afferma che è certamente così, e che non è detto che a fronte di avvisi importanti ma vaghi potesse essere possibile avviare azioni decisive o indagini interne più approfondite, unire i puntini forniti dalla CIA: è vero però che non ci si provò nemmeno, stando alle informazioni che lui ha raccolto, e quindi questo dubbio è destinato a non sciogliersi mai. “Cosa sarebbe successo se Bush avesse reagito con più prontezza agli avvertimenti dei rapporti di quei giorni? Non potremo saperlo mai. E questa potrebbe essere la cosa più straziante in assoluto”.