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  • giovedì 6 Settembre 2012

«Amm’a fa’ l’inchino al Giglio»

La Stampa ha pubblicato i dialoghi a bordo della Costa Concordia prima e dopo l'incidente, notevoli anche per un certo loro valore letterario

Sulla Stampa di oggi, Grazia Longo riporta alcuni dei dialoghi che furono registrati sulla plancia di comando della Costa Concordia il 13 gennaio scorso, la sera dell’impatto della nave della Costa Crociere contro uno scoglio nei pressi dell’Isola del Giglio. Nell’incidente morirono 32 persone e il relitto della nave è ancora oggi davanti all’isola, dove si sta realizzando una imponente e delicata opera di rimozione della nave cercando di preservare l’ambiente marino circostante.

A differenza delle informazioni circolate fino a ora, la nuova perizia sulla scatola nera della Costa Concordia fornisce maggiori dettagli su che cosa si dissero alcuni membri dell’equipaggio, compreso il comandante Francesco Schettino, poco prima e dopo l’incidente al Giglio.

«Mi sento in colpa!». Sono le 21.46 e 11 secondi del 13 gennaio scorso – esattamente 1 minuto e 4 secondi dopo l’impatto della Costa Concordia contro uno scoglio davanti all’isola del Giglio, costato la vita a 32 persone – quando il maître Antonello Tievoli esprime il suo rimorso per quell’inchino maledetto di fronte alla sua terra d’origine. Parole che seguono a ruota quelle del comandante Francesco Schettino il quale, alle 21.45 e 22 secondi , sbotta in un inequivocabile «Madonna ch’aggio cumbinato».

L’anticipazione della perizia suppletiva sulla scatola nera della nave, che sarà depositata la prossima settima al Tribunale di Grosseto, fornisce dettagli più precisi rispetto alla prima, presentata a inizio luglio, perché individua in maniera circostanziata gli autori dei dialoghi – tra il drammatico e il farsesco – intercorsi sulla plancia di comando. Quanto al maître, Schettino (attualmente con l’obbligo di dimora nella sua abitazione di Meta di Sorrento per disastro colposo, omicidio plurimo e abbandono della nave), già durante il primo interrogatorio rifiutò di essere bollato come l’unico che voleva omaggiare con l’inchino il comandante in pensione Mario Palombo. Sostenne subito che voleva fare un regalo al gigliese Tievoli. La scatola nera svela e conferma tutte le indiscrezioni finora trapelate.

Alle ore 18.27 (poco dopo la partenza da Civitavecchia) Schettino annuncia «amm’a fa’ l’inchino al Giglio». Alle 18.36 e 32 secondi l’addetto alla cartografia Stefano Canessa dice al primo ufficiale Giovanni Iaccarino: «Giovà, per la pratica hai avvisato?» e lui riponde: «Ah, per il passaggio al Giglio…».
Nonostante le bugie successive, già alle 21.51, il comandante Schettino, al telefono con il direttore della sala macchina (allagata) Giuseppe Pillon afferma: «E allora stiamo andando a fondo praticamente, non l’ho capito?».

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