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  • mercoledì 5 Settembre 2012

Il contrabbando di avorio in Africa

Come è cambiata la caccia agli elefanti, perché è aumentata e quali sono i paesi in cui il traffico illegale è più diffuso

A marzo, nel Parco nazionale di Garamba, nella Repubblica democratica del Congo, sono stati ritrovati ventidue elefanti morti, quattro dei quali erano cuccioli. La maggior parte degli animali era stata uccisa con un singolo proiettile alla parte superiore della testa. Non c’erano tracce umane sul terreno e nessun altro segno che facesse pensare a un pedinamento delle prede da parte dei bracconieri via terra. Gli elefanti erano senza zanne, ma a nessuno di loro era stato tolto qualche pezzo di carne, cosa che invece i bracconieri fanno spesso per assicurarsi un po’ di cibo lungo la via di casa.

In quegli stessi giorni, spiega un lungo articolo del New York Times, le guardie del Parco avevano avvistato un elicottero militare ugandese che, non autorizzato, volava molto basso. I funzionari del Parco e le autorità del Congo sospettano che i responsabili dell’uccisione siano membri dell’esercito dell’Uganda: nel mese di giugno, all’aeroporto di Entebbe, sono state sequestrate 36 zanne che potrebbero appartenere ai 18 elefanti adulti uccisi nel Garamba. L’Interpol sta partecipando alle indagini per cercare di abbinare i campioni di DNA rilevati dai crani degli animali uccisi a quelli del carico di zanne sequestrato nell’aeroporto ugandese.

Il Parco di Garamba, patrimonio mondiale dell’Unesco, si trova nel nord est del Paese, si estende per 1900 chilometri quadrati e accoglie una delle maggiori comunità africane di elefanti. Ma oggi è una sorta di campo di battaglia: ogni mattina, gruppi di 140 guardie ispezionano il Parco con fucili d’assalto, mitragliatrici e granate. Luis Arranz, responsabile di Garamba, vorrebbe ottenere droni di sorveglianza (aerei da ricognizione senza pilota), mentre l’organizzazione che gestisce il Parco sta pensando di acquistare maggiori attrezzature: occhiali per la visione notturna, giubbotti antiproiettile e pick-up dotati di mitragliatrici.

Nel mondo, la domanda di avorio è aumentata a tal punto che la zanna di un elefante adulto può valere più di 10 volte il reddito medio annuo di un abitante di molti Paesi africani. In Africa, nel 2011, si è verificata una vera e propria macellazione di elefanti. Nel solo mese di febbraio, ad esempio, circa 450 esemplari sono stati uccisi nel Parco Nazionale N’Djida Bouba in Camerun. E nel 2011 è stato battuto il record per la quantità di avorio illegale sequestrato in tutto il mondo (38,8 tonnellate, pari alle zanne di più di 4 mila elefanti): è stato calcolato che la tendenza per il 2012 è in aumento.

Le uccisioni in atto dal Camerun al Congo hanno sollevato molta preoccupazione per la conservazione stessa di questi animali, minacciati sia dalla caccia illegale per la carne che per l’avorio. Nel rapporto “Crime Wildlife Scorecard” del 2012 il WWF ha calcolato che in alcune parti dell’Africa gli elefanti potrebbero scomparire entro 50 anni.

(Il massacro degli elefanti in Camerun)

L’aumento del bracconaggio degli elefanti in Africa è legato soprattutto alla trasformazione delle modalità del commercio di avorio, sempre più legato ai gruppi armati africani, alla criminalità organizzata e al sovvenzionamento dei numerosi conflitti in corso nel continente. Alcuni dei gruppi armati più conosciuti, come ad esempio Al-Shabaab (miliziani musulmani integralisti) o Janjaweed (impegnati nella guerra civile nel Darfur) si sono infatti trasformati in organizzazioni molto attive nella caccia di elefanti per acquistare armi e sostenere la loro causa con il denaro ricavato dalla vendita delle zanne.

La criminalità organizzata sempre più coinvolta in questo traffico aiuta questi gruppi nel trasferimento dell’avorio in tutto il mondo, sfruttando la complicata situazione politica di molti Stati e la corruzione diffusa: i trafficanti stipendiano mensilmente alcuni agenti di polizia e guardie di frontiera per consentire ai convogli di merci illegali di oltrepassare i punti di controllo.

La maggior parte dell’avorio illegale (circa il 70 per cento) arriva sul mercato non regolamentato della Cina dove la crescita economica ha creato una vasta classe media in grado oggi di acquistare soprattutto online questo materiale. L’anno scorso, più di 150 cittadini cinesi sono stati arrestati in tutta l’Africa, dal Kenya alla Nigeria, per contrabbando di avorio; è stato inoltre osservato che il bracconaggio aumenta nelle zone più ricche dell’Africa dove i lavoratori cinesi stanno costruendo strade e case.

Dopo la Cina, la seconda destinazione più importante dell’avorio illegale africano è la Thailandia dove il materiale viene apertamente venduto nei negozi per turisti. Elisabeth McLellan, responsabile del Programma Specie del WWF ha spiegato: «Finora la Thailandia non ha risposto adeguatamente alle preoccupazioni e, con la grossa quantità di avorio di origine incerta in circolazione, l’unica opzione credibile in questa fase è il divieto totale del commercio dell’avorio».