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Ezio Mauro e “la nuova destra”

Il direttore di Repubblica interviene su Napolitano e va oltre, facendo un po' di autocritica e individuando "una destra diversa dal berlusconismo"

In un’estate relativamente povera di notizie, sui giornali italiani si è discusso molto prima della cosiddetta trattativa Stato-mafia e della relativa inchiesta della procura di Palermo, poi delle intercettazioni del presidente della Repubblica e del conflitto da lui sollevato davanti alla Corte Costituzionale. Il dibattito sulla questione si è concentrato soprattutto su due giornali, il Fatto e Repubblica: il primo schierato su posizioni molto contro Napolitano e con una raccolta di firme a sostegno dei pm di Palermo sottoposti a un “incredibile accerchiamento da parte di Quirinale, Csm, Avvocatura dello Stato, Pg della Cassazione e governo”; il secondo con un dibattito più frastagliato – sono stati molto discussi gli articoli di Gustavo Zagrebelsky ed Eugenio Scalfari – in cui oggi si inserisce Ezio Mauro con un articolo di cui probabilmente si parlerà molto, anche perché va oltre la questione di Napolitano per affrontare la nascita di quella che il direttore di Repubblica definisce “la nuova destra”.

MA IO, che cosa penso? Me lo chiedono gli avversari di sempre, stupiti di trovare su questo giornale (che hanno presentato per anni come un partito) ciò che sono incapaci di avere sui loro, e cioè un dibattito aperto tra idee diverse, nate da uno stesso filone culturale: una prova di libertà e di ricchezza, soprattutto quando ad argomentare sono persone come Eugenio Scalfari e Gustavo Zagrebelsky, con la loro autorità e la loro passione democratica. Sconcertati per la libertà di “Repubblica”, sperano almeno di trovare me in difficoltà: Gustavo è per una fortuna della vita un mio grande amico, discutere con lui mi appassiona, lo faccio ogni volta che posso – anche da lontano – e imparo sempre qualcosa. Con Eugenio c’è qualcosa (molto) di più dell’amicizia. C’è un’avventura comune per noi importantissima, che si chiama “Repubblica” e va al di là di noi, c’è il fatto che ci siamo scelti tanti anni fa e continuiamo a farlo ogni giorno. Tutto questo complica? No, semplifica, perché obbliga alla verità. E poiché molti lettori mi chiedono un’opinione è soprattutto a loro che rispondo.

Prima di tutto gli italiani hanno il diritto di conoscere la verità sulla trattativa Stato-mafia dopo vent’anni di nascondimenti, di menzogne e depistaggi. Compito delle Procure non è scrivere la storia ma accertare gli illeciti. Bene, l’indagine della Procura di Palermo, indagando tutto ciò che si è mosso sotto la linea d’ombra delle legalità, può aiutarci a capire cos’è successo tra Stato e crimine organizzato in anni terribili per la Repubblica, all’insaputa dei cittadini, senza alcuna discussione pubblica sulla trattativa, nessuna trasparenza, quindi senza nessuna assunzione politica di responsabilità. Dunque l’indagine è meritoria, come dicevo due mesi fa. Ma oggi – aggiungo – chi la ostacola? La Procura l’ha conclusa con le richieste di rinvio a giudizio, in piena libertà, com’è giusto, ora tocca al Gip decidere sugli indagati eccellenti. E allora? È un falso palese dire che si vuole bloccare il lavoro di Palermo, anzi è un inganno ai cittadini in buona fede.

(continua a leggere sulla rassegna stampa della Camera)

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