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  • mercoledì 15 agosto 2012

Il problema con le Lonely Planet

Le celebri guide turistiche sembrano voler giustificare a tutti i costi regimi e dittatori, scrive Foreign Policy, e ci sono almeno due possibili ragioni

Aggiornamento, 17 agosto 2012. Lonely Planet ha risposto all’articolo di Foreign Policy con questa nota.

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Un lungo e documentato articolo di Michael Moynihan su Foreign Policy ha riportato di attualità un dibattito sui presunti pregiudizi ideologici e la veridicità di alcune guide turistiche di fama mondiale, Lonely Planet e Rough Guides, accusandole di giustificare o ridimensionare i crimini di alcune tra le peggiori dittature del mondo.

Oltre a suggerire posti dove mangiare e alberghi per la notte, infatti, le guide contengono ampie sezioni sulla situazione politica e storica dei paesi di cui si occupano. Quelle che raccontano Cuba, Iran, Corea del Nord seguono più o meno la stessa “formula”, scrive Moynihan:

Un riconoscimento pro forma della mancanza di democrazia e di libertà, seguito da esercizi di equivalenza morale, da diversi tentativi contorti di contestualizzare autoritarismo o atrocità, e da attacchi infuocati contro la politica estera degli Stati Uniti che ha affrettato quelle azioni difensive e disperate. Nel frattempo si ripete un ritornello sul fatto che l’arretratezza economica debba essere vista come autenticità culturale, per non parlare dell’ammirevole rifiuto della globalizzazione e dell’egemonia americana.

Tutto questo, prosegue, va a scapito della qualità dei libri. «I consigli per gli alberghi possono essere utili, ma le guide sono impastate con revisionismo storico, errori fattuali e una combinazione malsana di orientalismo e patologico disprezzo per sé stessi».

Dall’Iran alla Corea del Nord
Questa stroncatura delle guide Lonely Planet e Rough Guides è accompagnata da una serie di esempi molto ampia, contenuta anche in una specie di antologia pubblicata a parte da Foreign Policy. Tra questi ce ne sono diversi in cui le posizioni espresse dalle guide sembrano, in effetti, piuttosto discutibili. Per esempio questa difesa del burqa, nella guida Lonely Planet dell’Afghanistan:

Il burqa può essere visto come uno strumento per aumentare la mobilità e la sicurezza, una sfumatura che spesso si perde nell’immagine che il resto del mondo ha del capo di abbigliamento. Dare per scontato che una donna che indossa il burqa è inerme e bisognosa di liberazione è un assunto naif.

Discutibili o meno, diversi passi hanno una discreta onestà nel riconoscere le proprie convinzioni storico-politiche, come in questo dalla guida Lonely Planet di Cuba:

Tagliata fuori quasi completamente dalle fauci di McDonald’s, di Madonna e delle altre influenze globali commercial-culturali, Cuba mantiene una qualità che si è preservata e che rinfranca. È uno spazio e un luogo che serve da faro per il futuro: educazione universale, sanità e una casa sono diritti che la gente di tutto il mondo vuole, necessita e merita.

Oltre alle riflessioni storico-culturali, nelle guide si trovano passi più direttamente coinvolti con la situazione politica, come in questo sulla Siria, che viene da un’edizione precedente alla guerra civile (e che ricorda l’episodio del servizio di Vogue statunitense sulla moglie di Assad):

Le riforme del giovane presidente siriano, Bashar al-Assad, possono non essere state così ampie come molti potevano sperare, ma c’è un certo sentimento di ottimismo nella capitale. La cultura e il turismo sono ai primi posti dell’agenda di governo e Damasco ha risposto con un turbine di gallerie d’arte e inaugurazione di hotel.

Non mancano anche le prospettive storiche discutibili, come questa tratta dalla guida Lonely Planet su Russia e Bielorussia:

Gora Sekirnaya è 10 km a nordovest del villaggio ed è tristemente celebre a causa delle torture che Alexander Solzhenitsyn ha affermato si svolgessero qui nel suo “Arcipelago Gulag” (anche se gli studiosi ora mettono in dubbio molte sue affermazioni).

Cercare l’autenticità
La domanda più naturale che viene da farsi è perché le guide trovino scuse per alcuni dei peggiori episodi storici e regimi della Terra. La ragione principale, scrive Moynihan, è che «non c’è caratteristica più desiderabile per un viaggio all’estero che “l’autenticità”, luoghi non corrotti dagli orrori della pubblicità delle società occidentali e dei marchi globali. E molti di questi Stati disgraziati sono le uniche destinazioni che la possono offrire».

Oltre a questo, la particolare impostazione ideologica di alcune guide sembra venire dalla storia stessa delle collana di guide e dalla personalità dei loro fondatori. Lonely Planet è stata fondata nel 1975 da una coppia di hippie britannici meno che trentenni, Maureen e Tony Wheeler, dopo che questi autopubblicarono una guida per viaggiare con pochi mezzi nel Sudest asiatico. La guida ebbe un grande successo, superato da quello della seconda guida, ancora dedicata all’Asia. La coppia, nel frattempo, si era trasferita in Australia.

Anche Rough Guides è stata fondata da un cittadino britannico, Mark Ellingham, che nel 1982 iniziò a pubblicare guide turistiche per rimediare alla scarsità di informazioni sulla “politica e la vita contemporanea” dei luoghi. Entrambe le collane hanno avuto un grandissimo successo e sottolineano la volontà di creare “viaggiatori informati”. Nell’ottobre 2007, Lonely Planet è stata venduta a BBC Worldwide, il settore commerciale dell’emittente pubblica britannica.

I Wheeler sottolineano l’importanza di considerare l’impatto ambientale dei propri viaggi e una delle sezioni di presentazione principale del sito è dedicata al “viaggiare responsabile”. Ellingham ha dichiarato che uno degli obiettivi della sua attività è incoraggiare i viaggiatori a “viaggiare meno”, per ridurre inquinamento e riscaldamento globale.

Dormire bene la notte
Un’altra spiegazione viene dal giornalista britannico Nick Cohen, che dopo l’articolo di Moynihan ha ripreso la questione sul suo blog sullo Spectator. Nel 2008 anche Cohen scrisse un articolo molto celebre sul mondo delle guide turistiche, in cui riportava diversi racconti di comportamenti non esattamente professionali da parte di autori delle guide – come quello che ammise di aver scritto diverse parti della guida sulla Colombia basandosi su informazioni di seconda mano e restando a San Francisco – e si concentrava sul ritratto assolutorio che veniva fatto della dittatura birmana, nella guida di quel paese.

Nel suo post di ieri, Cohen ha avanzato un’altra spiegazione del perché le guide Lonely Planet contengano spesso giustificazioni di regimi ingiustificabili, “esattamente le scuse che il manager di una multinazionale occidentale farebbe dopo aver stretto un accordo commerciale” in luoghi poco democratici:

I milioni di lettori delle Lonely Planet vogliono andare in vacanza senza sensi di colpa. Se la guida fosse onesta con loro, si sentirebbero poco a loro agio. Comincerebbero a pensare se non fosse il caso di aiutare i dissidenti, invece di rilassarsi. Come un dirigente di una società petrolifera che stringe un accordo con un dittatore, anche i viaggiatori con i soldi hanno bisogno di ragioni che li aiutino a dormire bene la notte.

foto: JONATHAN UTZ/AFP/Getty Images

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