• Media
  • mercoledì 15 Agosto 2012

Il nuovo capo del New York Times sarà l’attuale capo di BBC

Si chiama Mark Thompson, è inglese: che cosa vuol dire per il futuro di uno dei quotidiani più prestigiosi al mondo

La New York Times Company, la società editrice del New York Times e di diversi altri quotidiani locali statunitensi, ha annunciato ieri di aver scelto Mark Thompson, 55 anni e direttore generale uscente di BBC, come suo nuovo presidente e amministratore delegato. Thompson dovrebbe iniziare a lavorare al New York Times a novembre.

La scelta di Thompson era nell’aria da diversi mesi, ma non è scontata e dimostra una precisa strategia nei settori in cui la società editrice del giornale vuole svilupparsi ed investire. Thompson si considera soprattutto un giornalista televisivo e ha passato quasi tutta la sua carriera nella rete del servizio pubblico britannico, dove è entrato nel 1979: dal 2004 era a capo di tutti i servizi televisivi, radiofonici e sul web della British Broadcasting Corporation, e i suoi otto anni alla guida del network sono stati uno dei periodi in carica più lunghi degli ultimi 40 anni. Ai primi di luglio è stato annunciato che, al termine di una procedura molto trasparente e seguita dai media britannici, il nuovo capo di BBC sarà George Entwistle.

(Come si diventa direttori della BBC)

Il New York Times è senza amministratore delegato dal dicembre 2011, quando se n’è andata Janet Robinson. Da allora l’editore del quotidiano e presidente del consiglio di amministrazione della New York Times Company, Arthur Ochs Sulzberger junior, ha sempre ripetuto che la scelta del nuovo dirigente sarebbe stata guidata dal desiderio di trovare una persona con esperienza nel settore digitale e in diverse piattaforme.

Lo stesso Sulzberger ha detto in un’intervista, secondo quanto riporta lo stesso New York Times: «Abbiamo persone che capiscono benissimo come funziona il mondo della carta stampata, i migliori del settore. Abbiamo persone che capiscono benissimo la pubblicità, i migliori del settore. Ma il nostro futuro è nei video, sui social network, nelle versioni mobili. Il che non si limita a ripetere solo ciò che abbiamo fatto, ma allarga le cose che dovremo fare».

Una newsletter sul dannato futuro dei giornali

Secondo questi criteri, il lavoro che ha fatto Thompson a BBC è per molti aspetti quello che il New York Times cercava: i suoi otto anni sono stati apprezzati per il loro ampliamento della sezione digitale, il suo sforzo di internazionalizzazione e i suoi successi su Internet. BBC ha detto che, durante le Olimpiadi, sul suo sito è passato un totale di 55 milioni di visitatori, con una media di 9,5 milioni di visitatori al giorno dal 27 luglio al 12 agosto, i giorni dei Giochi. Oltre a questo, durante il mandato di Thompson è stato approvato un ampio piano di riduzione del personale: 2.000 posti in meno nell’arco di cinque anni, con l’obiettivo di ridurre i costi di circa 700 milioni di sterline (890 milioni di euro) all’anno.

(“All the News That’s Fit to Print”, storia del motto del NYT)

La scelta di Thompson ha suscitato anche qualche perplessità. Thompson è inglese, ha studiato e vive a Oxford, dove abita con la moglie (Jane Blumberg, nata negli Stati Uniti) e i tre figli – naturalmente per il suo nuovo lavoro si trasferirà a New York – ma soprattutto proviene dal mondo televisivo e non ha esperienza nella gestione di società private che devono avere profitti. BBC, infatti, riceve quasi tutti i suoi finanziamenti da un tributo simile al canone italiano. Inoltre, i capi della società che pubblica il New York Times vengono tradizionalmente dal mondo degli affari e non del giornalismo.

La società del New York Times attraversa un periodo delicato dal punto di vista finanziario. Lo scorso mese ha registrato una perdita di circa 88 milioni di dollari nel secondo trimestre del 2012. Nonostante questo, la società si dice soddisfatta del suo programma di abbonamenti alla versione online, che finora ha ottenuto circa 509.000 abbonati.

foto: BEN STANSALL/AFP/GettyImages