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  • venerdì 27 Luglio 2012

Ad Aleppo si prepara la battaglia

La "madre di tutte le battaglie", anzi, dice un giornale vicino al regime siriano: intanto una parlamentare del partito di governo ha disertato ed è in Turchia

Una parlamentare siriana esponente del partito Baath – lo stesso del presidente Bashar al Assad – ha disertato il regime e si è rifugiata in Turchia denunciando la «repressione» e le «torture selvagge contro un popolo che chiede un minimo di diritti». Si tratta del primo esponente politico a lasciare il regime tra quelli dell’assemblea eletta a maggio. Si chiama Ikhlas al-Badawi, è madre di sei figli, nel parlamento di Damasco rappresenta la provincia di Aleppo, dove da qualche giorno si sono spostati i combattimenti tra le forze governative e i ribelli del Free Syrian Army (FSA) e dove, come ha spiegato la portavoce del Dipartimento di Stato americano Victoria Nuland, si teme «la preparazione di un massacro». E oggi, il quotidiano Al-Watan, vicino al regime, definisce l’offensiva che si sta organizzando ad Aleppo «la madre di tutte le battaglie».

Dopo la scorsa settimana e l’attacco che è stata definito la “battaglia di Damasco”, in cui sono morti il capo della sicurezza, il ministro della difesa, il cognato di Assad e il capo dell’unità anti-crisi, con gli scontri di questa settimana ad Aleppo il conflitto in Siria si è spostato: i combattimenti non si svolgono più nelle province ma hanno raggiunto il centro di due grandi e importanti città che sono rispettivamente le capitali economica (Aleppo) e politica (Damasco) del paese.

In questi ultimi giorni migliaia di soldati dell’esercito ufficiale siriano hanno lasciato le loro posizioni per raggiungere Aleppo, una delle città più popolate del paese, dove è stato anche organizzato un sostanzioso trasferimento di armi e almeno 100 carriarmato. Nel frattempo anche i ribelli hanno rafforzato il loro esercito (con circa duemila nuovi combattenti) e stanno costruendo barricate con sacchi di sabbia e rottami di macchine per contrastare un attacco che sembra sempre più vicino. In alcune moschee e scuole si stanno allestendo degli ospedali da campo.

L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani ha riferito che gli elicotteri d’assalto del regime stanno bombardando da ieri i quartieri a sud di Aleppo, e che ci sono stati violenti combattimenti anche nella zona centrale di Jamiliyah. Centinaia di famiglie sono state costrette a fuggire. In tutta la Siria, nella giornata di ieri, sono morte almeno 164 persone: 84 civili, 43 soldati e 37 ribelli ribelli.

Nei giorni scorsi anche un importante leader militare siriano, il generale Manaf Tlas, aveva lasciato Damasco disertando una delle unità della Guardia Repubblicana dell’esercito di cui era a capo, ed era apparso pubblicamente sulla televisione al-Arabiya lanciando un appello ai siriani «per costruire un Paese libero e democratico». Qualche giorno dopo, anche Nawaf al-Fares, importante ambasciatore della Siria in Iraq, aveva annunciato la sua unione ai gruppi rivoluzionari che si oppongono a Bashar al-Assad.

– Il conflitto in Siria è una guerra civile