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  • mercoledì 25 Luglio 2012

Ultime dalla Siria

I combattimenti ormai sono a Damasco e ad Aleppo: e la Turchia chiude le frontiere

Durante la scorsa notte, tra martedì sera e mercoledì mattina, l’esercito ufficiale siriano ha trasferito migliaia di soldati ad Aleppo, grande città del nord che si trova da giorni al centro degli scontri, mentre vicino a Damasco i militari di Bashar Al-Assad hanno combattuto per sottrarre ai ribelli del Free Syrian Army (FSA) una zona che si trovava sotto il loro controllo.

Dopo la scorsa settimana e l’attacco che è stata definito la “battaglia di Damasco” in cui sono morti il capo della sicurezza, il ministro della difesa, il cognato di Assad e il capo dell’unità anti-crisi, con gli scontri della scorsa notte ad Aleppo il conflitto in Siria si è spostato: i combattimenti non si svolgono più nelle province, ma hanno raggiunto il centro di due grandi e importanti città che sono le capitali economica (Aleppo) e politica (Damasco) del Paese. Sia a Damasco che ad Aleppo, inoltre, le forze regolari di Bashar Al-Assad sono passate alla contro offensiva.

La Turchia, secondo quanto riferito dal ministro per le Dogane e il Commercio Hayati Yazici, avrebbe deciso di chiudere da oggi tutti i valichi di frontiera con la Siria, dove il conflitto ha spesso superato il confine. La notizia è stata data dopo che la settimana scorsa i ribelli siriani hanno rivendicato il controllo di alcuni posti di frontiera con la Turchia, a Bab al-Hawa e a Jarablus.

Aleppo
Martedì sera, gli abitanti di Aleppo hanno riferito che gli elicotteri dell’esercito siriano hanno mitragliato i quartieri vicino al centro per respingere i ribelli che stavano avanzando.

Un video diffuso dagli attivisti dell’opposizione mostra i soldati dell’Esercito di liberazione siriana in tuta mimetica e armati di fucili, mentre attraversano le vie di uno storico quartiere del centro (Bab al-Hadid). Questa zona si trova su una collina e vicino al luogo dove sono posizionate le forze di sicurezza di Assad. Si tratta dunque, secondo i ribelli, della conquista da parte loro di una posizione strategica.

Gli oppositori al regime hanno anche fatto sapere che migliaia di soldati siriani che si trovavano su un altopiano nella provincia di Idlib, a nord-ovest e vicino al confine turco, hanno lasciato le loro posizioni per Aleppo.

Damasco
Poco dopo le 3.00 del mattino, nella regione di Damasco (dove le forze siriane stanno combattendo per riconquistare le loro posizioni perse nell’ultima settimana) è stata attaccata la città di Al-Tel controllata dai ribelli. Centinaia di famiglie sono state costrette a fuggire.

Nel frattempo, il generale Manaf Tlass, ex stretto collaboratore del presidente Bashar al-Assad che ha disertato l’esercito regolare il 6 luglio, è apparso per la prima volta pubblicamente sulla televisione al-Arabiya lanciando un appello ai siriani «per costruire un Paese libero e democratico» dopo la caduta di Assad: «La nuova Siria non dovrà essere costruita sulla vendetta, l’esclusione o l’oppressione» ha detto il generale, denunciando anche «le pratiche corrotte e criminali del regime».

– Il conflitto in Siria è una guerra civile