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  • lunedì 23 Luglio 2012

No TAV, democrazia e violenza

"Non esiste paese al mondo che possa abiurare un progetto a forza di bombe carta e assalti a un cantiere", scrive Marco Imarisio sul Corriere della Sera

Nella notte tra il 21 e il 22 luglio un gruppo di militanti a volto coperto del movimento No TAV ha attaccato il cantiere della Maddalena, a Chiomonte, con pietre, bulloni e bombe carta. Una di queste ha colpito il capo della Digos di Torino, Giuseppe Petronzi, ferendolo lievemente. Undici poliziotti sono rimasti feriti, un giornalista contuso. I militanti, più o meno trecento, sono partiti dal campeggio del movimento alla Maddalena. Meo Ponte su Repubblica scrive di “assalto premeditato e volutamente violento” che “questa volta non è coperto neanche dalla foglia di fico dei valligiani” perché “la scena è totalmente dei violenti” e “i conti sono già stati regolati al campeggio”. Sul Corriere della Sera di oggi, Marco Imarisio estende il racconto e le riflessioni.

Dopo una notte come questa neppure lo Stato libero di Bananas tornerebbe indietro. Anche prendendo per buona la versione dei No Tav sui dubbi francesi in tema di Alta velocità, anche riconoscendo gli elevati costi dell’opera e la sua presunta inutilità: non esiste Paese al mondo che possa abiurare un progetto a forza di bombe carta e assalti a un cantiere. Neppure il nostro.

Con l’arrivo dell’estate il sabato del villaggio No Tav è sempre uguale. Tornano i campeggi militanti, curiosamente vicini alle reti dell’odiato cantiere. Si riempiono di esponenti dell’area anarchica, di giovani nostalgici dell’Autonomia dei vecchi tempi. Poi nei giorni di festa si attacca in ogni modo, contando anche sul benevolo silenzio che circonda ciò che accade in quella lontana periferia boschiva. Il campeggio non viene mai presentato per quel che sembra a chiunque ci entri quando non è schierato il consueto, pacifico comitato d’accoglienza per gli ospiti illustri: un variegato punto di raccolta, una posizione strategica per le spedizioni notturne. Non sia mai. Non una anomalia democratica, anche piuttosto pericolosa, ma piuttosto un luogo dove si fa cultura, meta delle visite di artisti che rendono omaggio alla lotta di Davide contro il Golia statale. L’idea di un placido villaggio vacanze No Tav non è in conflitto con l’idealizzazione forzata del movimento fatta da chi è contrario all’opera e non può quindi accettare qualcosa di diverso da una rappresentazione a base di massaie e fieri paesani che difendono la loro terra. Ci sono anche loro, ma rischiano l’estinzione, come i panda.

(continua a leggere sulla rassegna stampa della Camera)

La TAV in 11 punti

foto: LaPresse