• Mondo
  • mercoledì 18 luglio 2012

Un anno di carestia in Somalia

Non se ne parla più perché la situazione è meno allarmante? No.

Il 20 luglio dell’anno scorso, le Nazioni Unite dichiararono ufficialmente la carestia in un’ampia zona della Somalia meridionale. La crisi nel paese continua e secondo l’UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) nelle ultime settimane non si è arrestato il flusso di migliaia di persone che, per sfuggire alla fame e alle violenze, cercano rifugio nei paesi confinanti. Secondo l’agenzia dell’ONU, il numero di rifugiati somali nel Corno d’Africa ha superato il milione da quando sono iniziate le violenze nel paese nei primi anni Novanta. Il fenomeno si è intensificato nell’ultimo anno a causa della carestia e si stima che almeno 294mila persone abbiano lasciato la Somalia per trovare rifugio lungo le regioni di confine degli altri paesi.

Aiuti
Secondo gli esperti dell’ONU, nei primi mesi di quest’anno la carestia è stata meno grave, ma le previsioni sui raccolti delle prossime settimane sono poco ottimiste. L’UNHCR ha dato direttamente assistenza a quasi 180mila persone, e complessivamente a 526mila sfollati grazie al contributo di altre organizzazioni. Alle operazioni di aiuto ha collaborato anche la FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, dando strumenti e risorse ai coltivatori locali (come semi e fertilizzanti) per aumentare la produzione dei campi e ridurre gli effetti della forte siccità che ha interessato le regioni meridionali e centrali della Somalia.

Con il lavoro svolto in questi mesi, la FAO confida di riportare a buoni livelli di produzione circa 150mila piccole realtà agricole. Sono stati realizzati nuovi campi e sistemi di irrigazione, che dovrebbero portare a importanti benefici nel breve periodo. Per il lungo periodo, invece, è stato istituito un fondo per incentivare la manutenzione dei canali per irrigare i campi e per realizzarne di nuovi più efficienti. In seguito alla carestia, la FAO spiega di aver accelerato il processo di sistemazione, provvedendo alla rimessa in servizio di circa 800 chilometri di canali. Ci sono anche iniziative per costruire nuovi serbatoi per la raccolta delle acque piovane. Il sistema servirà non solo per l’agricoltura, ma anche per l’allevamento del bestiame.

A causa della mancanza di cibo e delle scarse condizioni igieniche, si erano verificate epidemie che avevano decimato gli allevamenti. La FAO ha organizzato e condotto la vaccinazione di 14 milioni di capi di bestiame nell’ultimo anno per evitare che si ripeta il problema. Il piano prevede la vaccinazione di 27 milioni di animali entro la fine dell’anno, soprattutto per arrestare alcune epidemie ancora in corso che potrebbero causare la morte di altro bestiame.

Cause

clicca per ingrandire

La carestia in Somalia è stata causata da un prolungato periodo di siccità, il peggiore degli ultimi sessant’anni nell’Africa orientale. Oltre alla Somalia, sono state interessate alcune zone dell’Etiopia e del Kenya. Le scarse piogge hanno condizionato negativamente le coltivazioni e gli allevamenti, causando anche un aumento considerevole dei prezzi dei pochi beni disponibili. Valutata la situazione, il 20 luglio del 2011 l’ONU dichiarò la carestia in due province della Somalia meridionale e successivamente in altre tre aree del paese. Una carestia viene formalmente dichiarata dalle Nazioni Uniti quando si verifica che in una certa area del mondo un bambino su tre è malnutrito e che ogni giorno un bambino su 2.500 muore per la fame. Lo stato di carestia viene dichiarato con estrema cautela e non era mai successo prima nel XXI secolo. In Somalia l’ultima carestia era stata dichiarata nel 1992.

Morti
È praticamente impossibile fare una stima precisa delle persone morte nell’ultimo anno in Somalia a causa della carestia. Il lavoro di censimento non può essere realizzato con precisione e molte organizzazioni danno valutazioni discordanti. A seconda delle zone si stima che il tasso di morte sia pari a 0,6 – 2,8 per 10mila persone ogni giorno. In un anno sono quindi morte decine di migliaia di persone nell’Africa orientale a causa della siccità e delle carestie.

Instabilità
Le operazioni di soccorso e aiuto nei mesi scorsi sono state rese più difficili dalla forte instabilità del paese, che non ha un governo centrale in grado di avere il controllo del territorio da almeno venti anni. Molte zone della Somalia sono da anni in uno stato di guerra civile, cosa che ha impedito di organizzare gli aiuti efficacemente, come è invece avvenuto quasi da subito in Kenya ed Etiopia. Buona parte dell’area meridionale del paese è controllata da al-Shabaab (“la gioventù”), un gruppo di diverse migliaia di miliziani musulmani integralisti nato nel 2006 dopo la dissoluzione dell’Unione delle Corti Islamiche. Al-Shabaab chiama alla “guerra santa” contro i nemici dell’Islam e si scontra spesso con le forze governative, e contro i soldati che periodicamente vengono inviati dall’Unione Africana per garantire la pace.

I responsabili dell’UNHCR e di altre organizzazioni internazionali sono convinti che il problema della carestia in Somalia potrà essere risolto solo con una ritrovata stabilità nel paese, soprattutto sul fronte politico. L’attuale Governo di transizione nazionale è riconosciuto dalla comunità internazionale, ma è una struttura scarsamente popolare nel paese e controlla porzioni limitate del territorio. È a interim e si lavora per indire le elezioni politiche entro quest’anno, ma ci sono tempi stretti perché il governo attuale terminerà il proprio mandato a fine agosto.

I bambini somali muoiono di fame | Foto
La crisi umanitaria di cui non parliamo
La vita a Dadaab, in Kenya | Foto

Mostra commenti ( )