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  • mercoledì 27 giugno 2012

Una tv siriana filogovernativa è stata attaccata

Sarebbero morte 7 persone: il governo e l'opposizione danno versioni contrastanti su chi siano i responsabili

Un gruppo di uomini armati ha attaccato un’emittente filogovernativa siriana a pochi chilometri dalla capitale Damasco, secondo quanto hanno riportato i mezzi di comunicazione statali. Nell’attacco, hanno aggiunto, sono morte sette persone (inizialmente si era parlato di tre), tra cui giornalisti e guardie addette alla sicurezza.

La TV di stato ha interrotto la normale programmazione per trasmettere immagini in diretta dalla sede centrale di al-Ikhbariya TV, che si trova nella città di Drusha, circa 20 chilometri a sud di Damasco. Le immagini mostravano edifici gravemente danneggiati e ancora in fiamme a causa dell’attacco.

Secondo la ricostruzione dell’agenzia di stampa governativa SANA, l’attacco ad al-Ikhbariya TV è iniziato prima dell’alba (intorno alle quattro del mattino), quando un gruppo di uomini armati ha devastato e distrutto la sede della televisione, che è di proprietà privata, e ha poi fatto esplodere alcune bombe negli edifici. Un fotografo di Associated Press ha visitato la zona e ha detto che cinque prefabbricati che ospitavano uffici e studi televisivi sono stati distrutti e che c’erano tracce di sangue e buchi di pallottole sulle pareti. Alcune ore più tardi, scrive Associated Press, la TV è stata comunque in grado di mandare in onda con le proprie strutture immagini da una manifestazione nella piazza centrale di Damasco, che protestava contro l’attacco.

Il ministro dell’informazione siriano, Omran al-Zoebi, ha visitato la sede della TV e ha detto che alcune persone sono state rapite e portate via legate, per essere uccise poi a sangue freddo. Il ministro ha detto che i responsabili del gesto sono “terroristi”, lo stesso termine con cui il regime chiama i dissidenti che da mesi combattono contro il governo di Bashar al-Assad. Il ministro ha anche condannato la decisione dell’Unione Europea di imporre sanzioni sulla TV e la radio di stato siriana, a causa del suo supporto al regime.

In un discorso trasmesso dalla TV di stato martedì 26 giugno, il presidente siriano Bashar al-Assad ha detto che “Viviamo in un vero stato di guerra, da ogni angolo. Quando ci troviamo in una guerra, tutte le decisioni e tutti i settori devono essere diretti a vincere il conflitto.” Il lungo e piuttosto incoerente discorso, in cui, secondo quanto riporta Reuters, Assad ha parlato anche dei benefici delle energie rinnovabili, è un cambio piuttosto netto nei toni e nella retorica di Assad, che fino a ieri aveva cercato di minimizzare e sminuire gli scontri con gli oppositori alle azioni di pochi gruppi di “terroristi” finanziati dall’estero.

Ma l’attacco all’emittente televisiva è arrivato anche il giorno dopo che alcune organizzazioni dell’opposizione hanno parlato di violenti scontri nei sobborghi di Damasco, che sarebbero stati i più gravi tra quelli avvenuti finora. La capitale è una delle città saldamente in mano al regime, non solo grazie al controllo armato ma soprattutto per il largo consenso che vi mantiene al-Assad nella complessa e divisa società siriana.

Secondo quanto scrive il New York Times, alcuni rappresentanti dell’opposizione siriana hanno fornito una versione completamente diversa dell’accaduto: il colonnello Malik Kurdi, un portavoce in Turchia di un comandante dell’autoproclamato Esercito Libero Siriano, ha detto che l’attacco è stato portato avanti da un gruppo di Guardie repubblicane – un corpo militare fedele al regime – che aveva disertato e ha organizzato autonomamente di colpire l’emittente televisiva. Il New York Times commenta:

Le versioni contrastanti di chi ha portato avanti l’assalto alla stazione televisiva, l’emittente satellitare al-Ikhbariya, riflettono le difficoltà che hanno gli esterni nell’accertare il vero corso degli eventi nel conflitto siriano, da cui i giornalisti indipendenti e gran parte dei funzionari delle organizzazioni di soccorso e di controllo sono praticamente tagliati fuori.

Un collaboratore di Kofi Annan, ex segretario delle Nazioni Unite e attualmente a capo dei tentativi dell’ONU di risolvere pacificamente la situazione, ha detto che il livello delle violenze in Siria ha “raggiunto o superato” quello dello scorso aprile, quando un piano di pace in sei punti ottenuto con la mediazione di Annan aveva portato a una breve tregua e a una diminuzione dell’intensità degli scontri tra le forze governative e i ribelli. Nell’arco di pochi giorni, tuttavia, è stato chiaro che il governo siriano non aveva interrotto le sue violente azioni di repressione che spesso hanno avuto come obbiettivo anche la popolazione civile dei centri urbani dove la ribellione era più forte. Kofi Annan ha annunciato che sabato prossimo ci sarà un incontro a Ginevra del gruppo d’azione dell’ONU sulla Siria, formato dai cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza più Turchia, Iraq, Kuwait e Qatar.

foto: un’immagine rilasciata dall’agenzia di stampa ufficiale siriana, SANA, che mostra la sede distrutta di Ikhbariya TV.
(AP Photo/SANA)

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