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Cammarata e la consulenza antisprechi

L'ex sindaco di Palermo, che ha lasciato un gran buco di bilancio, ora si occupa per il PdL di tagli alla spesa degli enti locali, racconta Gian Antonio Stella

Aggiornamento, 28 giugno – Diego Cammarata ha scritto una lettera al Corriere in cui ha annunciato di aver rinunciato all’incarico per il senatore Cicolani e si è difeso dalle accuse di aver causato pesanti perdite nel bilancio di Palermo. Alla lettera ha risposto brevemente Gian Antonio Stella.

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Sul Corriere della sera di oggi, Gian Antonio Stella racconta la storia recente di Diego Cammarata, ex sindaco di Palermo, che ha ricevuto un incarico nella segreteria di un senatore del PdL e si starebbe occupando di un progetto di legge sui tagli alle spese degli enti locali. Cammarata, 61 anni, è un politico siciliano del Popolo della Libertà ed è stato sindaco di Palermo per due mandati, dal 2002 al 2012, finendo coinvolto in diversi scandali sulla gestione dei fondi del Comune. Stella inserisce la vicenda di Cammarata nella storia del centrodestra palermitano e siciliano, che oggi cerca in tutti i modi di prendere le distanze da lui dopo aver collaborato a lungo alla sua gestione.

La questione dell’incarico a Cammarata – che negli ultimi giorni ha portato a diverse proteste in Senato, in particolare verso il presidente Schifani che in realtà non c’entra molto con la nomina – era stata sollevata da Repubblica il 15 giugno, in un articolo in cui diceva che l’ex sindaco, finito il suo mandato da sindaco con le dimissioni nel gennaio 2012, era stato nominato consulente del senatore Angelo Maria Cicolani (PdL), 60enne della provincia di Rieti che è anche uno dei tre questori del Senato. Più in particolare, Cammarata starebbe collaborando alla redazione di un disegno di legge sulla spending review negli enti locali.

«Possibile sia stata tutta colpa mia?». Diego Cammarata ha ragione a ribellarsi al ruolo di capro espiatorio per l’abisso nei bilanci del Comune di Palermo e delle municipalizzate. Ma la sua investitura al Senato come consulente per i tagli alla spesa degli enti locali è troppo anche per la moralità assai elastica dei Palazzi italiani. A meno che la sua mission non sia quella di spiegare agli altri: fate il contrario di ciò che ho fatto io.

Lo ripetiamo: scaricare tutto sull’avvocato piacione che rientrava nei canoni del candidato ideale del Cavaliere (alto, sportivo, simpatico, elegante, sorriso panoramico…) come è successo nell’ultima campagna per le comunali vinte da Leoluca Orlando dove gli ex-amici, ex-alleati, ex-sodali, ex-beneficiati facevano a gara per fingere di non avere mai avuto rapporti, è stato un gioco indecente.

(continua a leggere sul sito del Corriere)