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  • giovedì 31 Maggio 2012

Romney e la grana Donald Trump

O è una risorsa? Il candidato repubblicano non ha ancora capito se il sostegno del ricchissimo imprenditore - con le sue "teorie" - lo aiuti o no

di Davide Piacenza

Donald Trump è un famoso ricchissimo imprenditore e uomo d’affari statunitense, noto per le sue regolari e bizzarre affermazioni politiche, per il suo sconfinato impero immobiliare, per la sua originale capigliatura e perché conduce un reality show sulla NBC che si chiama “The Apprentice” e che spesso ottiene buoni dati d’ascolto. Negli ultimi mesi si è parlato di Trump anche in relazione a una sua annunciata voglia di candidarsi alla presidenza degli Stati Uniti, mai concretizzata, e al suo sollevare continuamente la questione cara ai cosiddetti “birthers”, i sostenitori della teoria secondo cui Barack Obama non sarebbe nato negli Stati Uniti, come attesta il suo certificato di nascita delle Hawaii, ma in Kenya (e quindi sarebbe impossibilitato a candidarsi alla presidenza).

Da un anno a questa parte, da quando Trump rese pubblici i suoi dubbi sulle origini del presidente e dichiarò di avere investigatori pronti ad agire, insinuando persino che Obama non avrebbe avuto le carte in regola per frequentare Harvard, la frequenza delle sue dichiarazioni non si è ridotta. Obama all’inizio ha liquidato la questione ridendoci su: durante la cena dei corrispondenti alla Casa Bianca, il 30 aprile 2011, con Trump presente, Obama disse che la pubblicazione del suo certificato di nascita metteva in condizione “The Donald” di occuparsi di questioni più importanti, per esempio scoprire la verità dello sbarco sulla Luna. Poi decise di diffondere per l’ennesima volta il suo certificato di nascita, chiedendo ai giornalisti e agli americani di concentrarsi su cose più serie.

Donald Trump all’inizio di febbraio aveva annunciato di voler dare il suo sostegno a Mitt Romney, dopo essersi inizialmente schierato con Newt Gingrich. Il sostegno di uno come Trump non passa inosservato: martedì sera, in concomitanza con le primarie repubblicane in Texas e l’arrivo della matematica certezza della nomination, Mitt Romney si trovava a una raccolta fondi organizzata proprio da Trump. Che è tornato a parlare della questione dei birthers dichiarando di non credere a Obama, il quale sarebbe «chiaramente nato in Kenya» e avrebbe mostrato un certificato di nascita falso. Cosa che ha ripetuto più volte in tv negli ultimi giorni.

Per Mitt Romney la questione è di difficile soluzione: da una parte Trump rappresenta una risorsa in termini di popolarità, visibilità mediatica e disponibilità finanziaria, dall’altra dichiarazioni come queste possono rivelarsi pericolose in vista delle elezioni presidenziali del 6 novembre. Trump può aiutare Romney con gli elettori che badano più ai reality show che alle notizie, come ha scritto Bernard Goldberg, ma allo stesso modo può logorare la sua credibilità come candidato capace di emanciparsi dall’estrema destra. «Non sono d’accordo con tutti quelli che mi sostengono», ha detto per adesso Romney tentando così di aggirare la questione.

Lo staff della campagna elettorale di Obama in queste ore sta approfittando della questione, accusando Trump di essere razzista e associando Mitt Romney a quelle affermazioni. Lo spot dal titolo “Two Republican Nominees”, diffuso ieri dallo staff di Obama, verte proprio su questo, sottolineando la differenza di stile fra John McCain – che nel 2008 si rifiutò di cedere a questo tipo di allusioni – e la tacita connivenza di Mitt Romney.

foto: Ethan Miller/Getty Images