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  • giovedì 3 maggio 2012

Le accuse al capo della Chiesa cattolica d’Irlanda

Il vicepremier irlandese Gilmore ha chiesto le dimissioni di Séan Brady, dopo un documentario della BBC che lo accusa di omertà su diversi casi di pedofilia

Oggi il vicepremier irlandese (e ministro degli Esteri) Eamon Gilmore ha chiesto le dimissioni del primate della Chiesa cattolica d’Irlanda, il cardinale Séan Brady, dopo il documentario “La vergogna della Chiesa Cattolica”, andato in onda martedì sera sulla BBC. Il documentario ha parlato di omertà e coperture su alcuni degli abusi sessuali commessi da religiosi della Chiesa d’Irlanda negli ultimi 50 anni. Il documentario si è concentrato soprattutto sulla figura di Brady, che, secondo l’accusa, avrebbe coperto gli abusi di Brendan Smyth, un prete cattolico irlandese colpevole di numerose violenze sessuali.

Le vicende al centro delle accuse risalgono al 1975. Quell’anno, Brady era un semplice prete e un insegnante nella contea di Cavan, in Irlanda, che venne inviato dal suo vescovo a far parte di un team d’indagine interna alla Chiesa irlandese sul caso di un religioso sospettato di diversi abusi, cioè Smyth. Secondo il documentario, nonostante evidenti prove di colpevolezza emerse durante l’inchiesta interna, la Chiesa cattolica non fece nulla per fermare Smyth che continuò ad abusare di altri bambini per almeno altri 13 anni. Secondo le inchieste della magistratura, Smyth, nato nel 1927, ha abusato di circa 100 bambini in 40 anni tra Irlanda del Nord, Irlanda e Stati Uniti, prima di essere arrestato a Belfast nel 1991. Alla fine, nel 1997, venne condannato a 12 anni di carcere, ma scontò solo un mese di pena, prima di morire.

L’accusa che viene fatta nel documentario è che nel 1975 Brady, essendo nel team di inchiesta della Chiesa, sapeva degli abusi di Smyth, confermati da almeno un paio di testimonianze di bambini violentati che avrebbero poi continuato a subire abusi. Brady sapeva perfino i nomi e gli indirizzi delle vittime, ma non avrebbe detto né fatto nulla negli anni per fermare Smyth. Ieri Brady si è difeso dicendo che il suo ruolo nell’inchiesta era quello di semplice “notaio”, cioè di scrivere testimonianze e altri documenti, ma non aveva alcun ruolo decisionale. Ha detto anzi di sentirsi “tradito” dalle autorità ecclesiastiche superiori che non avrebbero fatto nulla per fermare Smyth. Gilmore, invece, dice che Brady sarebbe stato complice della copertura fornita a Smyth, in quanto avrebbe dovuto parlare, per lo meno negli anni successivi.

Da alcuni mesi, i rapporti tra Irlanda e Chiesa cattolica sono ai minimi storici, dopo le ultime inchieste sui casi di abusi sessuali che hanno notevolmente danneggiato l’immagine della Chiesa. Secondo un religioso molto famoso in Irlanda, Brian D’Arcy, Brady avrebbe offerto le sue dimissioni da primate della Chiesa d’Irlanda già due anni fa, ma il Vaticano le avrebbe respinte. Lo scorso novembre, per protesta, l’Irlanda ha chiuso la sua ambasciata in Vaticano. La decisione era stata presa dopo la pubblicazione del cosiddetto “Clyone Report”, in cui era emerso che il Vaticano aveva cercato di coprire gli abusi avvenuti nella diocesi di Cloyne, in Irlanda, dal 1996 al 2009.

nella foto: il primate della Chiesa d’Irlanda, Séan Brady (AP Photo/Peter Morrison)

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