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  • sabato 21 Aprile 2012

Il Bahrein alla vigilia del Gran Premio

La scorsa notte un manifestante è morto in circostanze non chiare, e domani la gara di Formula Uno partirà regolarmente

Oggi in Bahrein c’è stato un morto dopo le grandi manifestazioni delle ultime 24 ore contro il re Hamad bin Isa Al Khalifa e il Gran Premio di Formula Uno che, nonostante le proteste e i dubbi dei giorni scorsi, si svolgerà regolarmente domani. Secondo le opposizioni, l’attivista morto si chiamerebbe Salah Abbas Habib Musa, aveva 36 anni e sarebbe stato ucciso dalle forze di sicurezza del paese durante gli scontri avvenuti la notte scorsa a Shakhura, un paesino sciita vicino alla capitale Manama. Le autorità del Bahrein hanno dichiarato che Musa è morto in “circostanze sospette”, che puniranno i responsabili dell’omicidio e hanno annunciato un’autopsia per chiarire le cause della sua morte.

Secondo il partito di opposizione Al Wefaq negli ultimi due giorni di proteste almeno 70 oppositori del regime sarebbero stati feriti, mentre altri 80 sarebbero stati arrestati dalle forze di sicurezza. Le manifestazioni dovrebbero continuare anche domani, quando ci sarà la gara di Formula Uno. Ieri decine di migliaia di persone (in grande maggioranza sciiti) erano scese in strada per protestare contro il regime sunnita al potere e per chiedere la liberazione di Abdulhadi al Khawaja, un attivista del Bahrein (ma con cittadinanza danese) che è in sciopero della fame contro il governo da 73 giorni. Ieri la figlia di Khawaja ha detto che il padre sarebbe in grave pericolo di vita.

La Formula Uno intanto non si ferma. Oggi Jean Todt, il presidente della FIA (Federazione Internazionale dell’Automobile) che organizza il campionato mondiale di Formula Uno, ha detto di non avere alcun rimorso sulla decisione di correre il Gran Premio perché, dopo vari sopralluoghi, analisi e indagini della FIA nelle settimane scorse, non era venuto fuori “niente che avrebbe potuto farci cambiare idea”. D’accordo si è dichiarato anche il governo del Bahrein che ha smentito le accuse dell’attivista Nabeel Rajab secondo cui molti dipendenti ribelli del circuito dove si correrà domani la corsa sarebbero stati torturati dalla polizia per costringerli a lavorare. Il ministro degli Esteri del Bahrein, Khalid Al Khalifa, ha scritto poco fa su Twitter: “Tutti noi vogliamo pace e riforme, perché non lavoriamo insieme? Perché questa violenza?”.

Le rivolte in Bahrein sono iniziate nel febbraio 2011 e da allora sono proseguite a fasi alterne. A protestare principalmente è la comunità sciita, che rappresenta circa il 70 per cento della popolazione del Bahrein e che si sente discriminata dal regime sunnita del re Hamad bin Isa Al Khalifa. Circa 90 civili sarebbero stati uccisi da febbraio 2011 nel corso delle proteste, mentre almeno 3mila persone sarebbero rimaste ferite.

foto: AP/Hasan Jamali