Oggi sono le idi di marzo

Storia e significato della data di oggi secondo il calendario romano: se vi chiamate Cesare e siete tiranni, occhio a uscire di casa

Le idi di marzo sono una data dell’antico calendario romano, diventata celebre perché fu quella in cui, nel 44 a.C., venne ucciso Giulio Cesare. Molti dipinti e opere d’arte hanno fatto riferimento alle idi di marzo nel titolo o come momento chiave della narrazione, dal Giulio Cesare di Shakespeare alla poesia Idi di marzo del poeta greco Costantino Kavafis (e a un film del 2011 diretto da George Clooney).

“Idi”, idus in latino (femminile plurale, della quarta declinazione), era il nome con cui venivano indicati i giorni più o meno a metà di ciascun mese del calendario romano. I giorni del mese, infatti, non erano numerati progressivamente dal primo all’ultimo come oggi, ma erano chiamati in base a una serie di date fisse: il primo giorno del mese erano le calende (calendae), poi veniva “il giorno dopo le calende”, e poi si iniziavano a contare i giorni che mancavano prima delle altre due festività mensili: le none e le idi. Queste due festività cadevano il quinto e il tredicesimo giorno dei mesi di gennaio, febbraio, aprile, giugno, agosto, settembre, novembre e dicembre, mentre cadevano il settimo e il quindicesimo in marzo, maggio, luglio e ottobre.

Calende, none e idi erano in origine legate al ciclo lunare e indicavano rispettivamente la luna nuova, il primo quarto e la luna piena: ma con il tempo e le diverse riforme del calendario che si succedettero in età romana, il calendario diventò invece solare e il rapporto con le fasi lunari si perse completamente. L’ultima grande riforma del calendario venne fatta proprio da Giulio Cesare e entrò in vigore nel 45 a.C., con alcuni aggiustamenti fatti dal suo successore Ottaviano Augusto. Questo calendario, detto giuliano, era di 365 giorni e prevedeva gli anni bisestili: fu preciso a sufficienza da diffondersi in tutto l’Occidente anche dopo la caduta dell’impero, e venne sostituito solo nel 1582 con una riforma del papa Gregorio XIII (il calendario gregoriano che usiamo ancora oggi).

L’anno dopo l’introduzione del calendario, Giulio Cesare venne ucciso da una congiura organizzata da una serie di personalità legate al Senato di Roma, tra cui i celebri Bruto (Marco Giunio Bruto) e Cassio (Gaio Cassio Longino), e assassinato con diverse pugnalate mentre si trovava nel Teatro di Pompeo. Venne ucciso perché nel corso degli anni era diventato sempre più potente, concentrando su di sè diverse cariche e minacciando l’autorità e il potere del Senato.

La sua morte diventò uno degli episodi più celebri dell’antichità romana, interpretata in molti modi nei secoli successivi e nel Quattrocento italiano, ad esempio, fu l’oggetto di un dibattito culturale. Per alcuni divenne il simbolo della giusta uccisione di un tiranno, per salvare le istituzioni della repubblica: come nel busto di Bruto scolpito da Michelangelo o nella tragedia Bruto secondo di Alfieri. Per altri Bruto e Cassio diventarono il simbolo del tradimento (il filo-imperiale Dante, nel XXXIV canto dell’Inferno, li sprofonda più in basso possibile, nella bocca di Satana insieme a Giuda). Ma la data delle idi di marzo è rimasta come simbolo di una data tragica e attesa legata al potere, vista la leggenda, raccontata già dagli storici antichi e ripresa da Shakespeare, che la morte di Cesare gli fosse stata preannunciata da un indovino proprio per le idi di marzo.

Vincenzo Camuccini, La morte di Cesare (1804-1805), Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna.