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  • mercoledì 22 Febbraio 2012

«Per il Giappone ci vuole un dittatore»

Lo sostiene Toru Hashimoto, il sindaco di Osaka e possibile candidato premier di una democrazia parecchio in crisi, e da tempo

Toru Hashimoto ha 42 anni, dal novembre del 2011 è sindaco di Osaka ed è convinto che il Giappone abbia bisogno di un dittatore per uscire dalla propria crisi economica e politica. Lo disse durante la campagna elettorale dello scorso anno, premurandosi di aggiungere che comunque una dittatura nel paese non sarebbe desiderabile né attuabile, considerate le tutele costituzionali sulla gestione del potere. Le sue dichiarazioni e la sua spregiudicatezza hanno fatto parlare molto del sindaco, che secondo diversi osservatori politici potrebbe in pochi anni diventare un nuovo protagonista della politica nazionale giapponese.

Hashimoto è originario di Hatagaya, un’area urbana che fa parte di Tokyo, ma è cresciuto a Higashiyodogawa-ku nella prefettura di Osaka. Alle superiori giocò nel Campionato nazionale di rugby degli istituti superiori e nel 1996 si laureò in legge diventando avvocato. Negli anni seguenti partecipò a diversi programmi televisivi di alcune emittenti locali, diventando abbastanza conosciuto. Fece parte anche del cast di alcune trasmissioni trasmesse su uno dei principali canali nazionali del Giappone, cosa che lo rese ancora più noto.

Nel 2007 iniziarono a circolare alcune voci sulla possibilità che Hashimoto volesse candidarsi per diventare il nuovo sindaco di Osaka, sfruttando la propria popolarità, ma alla fine le elezioni si svolsero senza un suo impegno diretto. Nello stesso anno, la governatrice della prefettura di Osaka annunciò che non si sarebbe ricandidata alla fine del suo secondo mandato, Hashimoto inizialmente disse che non si sarebbe comunque candidato per quel tipo di incarico. Dopo forti insistenze da parte del Partito Liberal Democratico (LDP) e del centrista Nuovo Komeito (NKP), Hashimoto annunciò la propria candidatura per il ruolo da governatore. Vinse le elezioni del 2008 con il 54 per cento delle preferenze e divenne il nuovo responsabile della prefettura di Osaka. Il suo posto è stato preso da Ichiro Matsui lo scorso novembre, quando è diventato sindaco della città grazie al successo del suo nuovo partito di centro Osaka Ishinnokai (letteralmente: “Gruppo per una Restaurazione a Osaka”).

Grazie agli incarichi pubblici e a uno stile molto disinvolto e carismatico, Hashimoto si è fatto ulteriormente conoscere a livello nazionale e in molti sospettano che stia preparando la prossima fase della propria carriera politica con l’obiettivo di arrivare un giorno al governo del Giappone. Come spiega Linda Sieg di Reuters, il sindaco di Osaka gode di un notevole consenso a livello nazionale, specialmente se confrontato con il livello sempre più basso di approvazione nei confronti dell’attuale premier, Yoshihiko Noda. Lo scorso settembre Noda è diventato il sesto primo ministro in cinque anni e in poco tempo ha perso tantissimi consensi: secondo i sondaggi più recenti solamente un giapponese su tre appoggia la sua azione di governo.

Le prossime elezioni politiche in Giappone sono in programma per il 2013, anche se ci sono spesso voci di voto anticipato, e Hashimoto si sta dando da fare per mettere insieme un gruppo di candidati per portare in parlamento il suo Osaka Ishinnokai. Secondo diversi analisti politici, il suo partito potrebbe raccogliere molti consensi e avere qualche opportunità anche senza ottenere la maggioranza dei voti. Potrebbe infatti ottenerne a sufficienza per essere determinante nella formazione di un nuovo governo, attraverso un’alleanza parlamentare con il LDP o col Partito Democratico Giapponese (DPJ). Stando ai sondaggi condotti nelle ultime settimane, il numero degli indecisi su chi votare continua ad aumentare a causa della scarsa capacità della classe politica di rispondere alla crisi economica nel paese. Hashimoto potrebbe essere favorito anche dal voto di protesta, di chi non si riconosce più nella linea del proprio partito.

Altri analisti, come il docente di scienze politiche Steven Reed della Chuo University, spiegano che in realtà Hashimoto potrebbe avere molte meno opportunità a livello nazionale. Anche se il suo partito arrivasse terzo alle elezioni, probabilmente LDP e DPJ farebbero di tutto per trovare un accordo per governare da soli, lasciando all’opposizione l’Osaka Ishinnokai. Il sindaco propone diverse politiche incisive e in discontinuità con le attuali, indigeste ai due partiti che da tempo si alternano al potere in Giappone.

Per ora Hashimoto non ha comunque fatto sapere se si candiderà per un seggio in Parlamento, passaggio obbligato per poter diventare primo ministro. Il suo partito è al lavoro per creare una piattaforma nazionale per la campagna elettorale, che servirà anche per illustrare il programma e attirare i candidati anche dalla società civile. Hashimoto si sta occupando della preparazione di un documento che, almeno nel nome, si ispira al samurai Sakamoto Ryoma, che nel diciannovesimo secolo organizzò un piano per deporre lo shogunato Tokugawa, che governava il Giappone dal 1603. Del resto anche il nome del partito di Hashimoto, Osaka Ishinnokai, fa riferimento alla storia del Giappone e alla Restaurazione Meiji, che portò a cambiamenti radicali nell’organizzazione sociale e politica del Giappone nella seconda metà dell’Ottocento con maggiori aperture verso l’estero e la modernità.

Il partito di Hashimoto chiede, tra le altre cose, la possibilità di far eleggere direttamente dagli elettori il primo ministro e una legge per riformare o eliminare la Camera alta, che spesso rallenta l’attività legislativa e che molti giapponesi considerano inutile. Si tratta di riforme sostanziali, che possono essere effettuate solo attraverso la modifica della Costituzione e che richiedono quindi una maggioranza solida in Parlamento. Hashimoto sostiene anche che il Giappone dovrebbe concedere maggiore indipendenza alle amministrazioni locali, concentrandosi più che altro sulla politica estera, la difesa e le scelte macroeconomiche. Negli ultimi mesi è anche diventato sostenitore di politiche energetiche alternative al nucleare, sul quale l’opinione pubblica ha iniziato ad avere parecchi dubbi dopo il disastro all’impianto atomico di Fukushima causato dal terremoto del marzo 2011.

Sulle tasse, uno degli argomenti più sentiti dalla popolazione, Hashimoto per ora ha mantenuto un atteggiamento ambiguo. L’attuale governo ha previsto un progressivo aumento delle tasse per rimettere in sesto i conti del paese, un piano per il medio periodo che dovrebbe essere completato nel 2015. In molti temono che sui temi economici Hashimoto potrebbe optare per scelte populiste promettendo una minore pressione fiscale, cosa che potrebbe portargli nuovi consensi ma mettere anche in pericolo la stabilità economica del paese.

foto: Koichi Kamoshida/Getty Images